20 settembre 2008

Dov'è la casa del mio amico? (A. Kiarostami, 1987)

Dov'è la casa del mio amico? (Khane-ye doust koudjast?)
di Abbas Kiarostami – Iran 1987
con Babek Ahmadpur, Ahmed Ahmadpur
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Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

Prima pellicola della trilogia metacinematografica composta anche da "E la vita continua..." e "Sotto gli ulivi" (nota anche come "trilogia di Koker", dal nome del villaggio nel quale si svolgono le vicende, situato in una regione sperduta dell'Iran settentrionale), questo meraviglioso film ha fatto conoscere al pubblico internazionale sia Kiarostami sia il cinema iraniano, ovvero la cinematografia più sorprendente e notevole di tutto il panorama mondiale a cavallo fra gli anni ottanta e novanta (si pensi anche a Makhmalbaf, a Naderi, a Panahi). La minimalistica vicenda – un inno all'amicizia e alla solidarietà disinteressata – vede come protagonista il piccolo Ahmad, un ragazzino di otto anni che cerca disperatamente di riportare all'amico Mohamed Reza – che abita in un altro villaggio – il suo quaderno, che per errore aveva infilato nella propria cartella: il maestro aveva infatti minacciato di espellere Mohamed Reza se si fosse dimenticato ancora il quaderno a casa. Fra l'indifferenza degli adulti, che sembrano non rendersi conto del piccolo dramma che i bambini stanno vivendo, e l'ostilità di una natura che si manifesta nel buio della notte, nello sferzare del vento, nell'ululato dei cani e nella desolazione delle labirintiche strade del villaggio di montagna, con le sue case di fango e roccia e quelle splendide porte azzurre, Ahmad cercherà inutilmente di rintracciare "la casa del suo amico". Il bellissimo finale, con il fiore che compare all'improvviso fra le pagine del quaderno, chiude in maniera sublime una pellicola leggera e profonda al tempo stesso. Aspirante regista di film pubblicitari, Kiarostami ha potuto coltivare la propria arte in patria grazie all'Istituto per lo Sviluppo Intellettuale dei Bambini e degli Adolescenti, un ente dotato fra le altre cose anche di un centro cinematografico i cui prodotti – avendo scopi pedagogici e quasi esclusivamente bambini come protagonisti – ottenevano facilmente il via libera dalla censura degli ayatollah. Con pochissimi mezzi a disposizione, memore della lezione del neorealismo italiano ma capace anche di sviluppare un approccio artistico del tutto personale, Kiarostami ha saputo creare opere affascinanti e intellettualmente stimolanti, dove il senso del bello e l'idea che la poesia possa nascondersi ovunque non hanno affatto bisogno di affidarsi al patetismo, al pauperismo o a una concezione umanitaria distorta. E non è nemmeno vero che il regista si limiti a riprendere la realtà, come in un documentario: lo dimostra – oltre alle vertiginose riflessioni metanarrative dei film successivi – il fatto che persino l'ambiente descritto in questo e in altri suoi film è in realtà tutt'altro che "vergine". Una delle scene più celebri, per esempio, mostra il piccolo protagonista salire e poi scendere più di una volta lungo una collina, dove una strada a zig zag conduce a un albero solitario. Ebbene, quella strada fu fatta realizzare appositamente da Kiarostami, che chiese anche di piantare l'albero dove il terreno era del tutto spoglio.

10 commenti:

honeyboy ha detto...

è uno dei (non molti) kiarostami che mi mancano
voglio vederlo assolutamente

Christian ha detto...

Purtroppo è di difficile reperibilità (non c'è sul cofanetto di dvd della Bim), ma va visto a ogni costo, anche per apprezzare meglio "E la vita continua..." e "Sotto gli ulivi".
Ciao!

Roberto Fusco Junior ha detto...

Di Kiarostami ho visto solo il citato Sotto gli ulivi e Il sapore della ciliegia. Il primo un ottimo film, il secondo un pelino sotto. Un regista da approfondire assolutamente.

Christian ha detto...

Sono d'accordo, anche per me "Sotto gli ulivi" è uno dei suoi film più belli (e poi è stato il primo suo film che ho visto!). Ma ho un debole anche per "Close-up". In ogni caso, come dici, è sicuramente un regista da approfondire.

Luciano ha detto...

Un film bellissimo di un regista che amo molto. Per me Sotto gli Ulivi è un film bellissimo ma ancora oggi non so se preferirgli Il sapore della ciliegia.

Christian ha detto...

A me "Il sapore della ciliegia" parve un po' inferiore agli altri suoi film: mi sembrò un po' di maniera e meno dirompente e originale dei precedenti (anche se comunque molto bello). Ma non l'ho più visto da quando era uscito, forse dovrei rivederlo.

Marisa ha detto...

Uno dei film più belli sull'amicizia e la solidarietà per la naturalezza con cui questi valori emergono senza alcun insegnamento retorico, ma quasi Kantianamente dal profondo della coscienza umana "Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me".
Il tutto in una poeticità diffusa e severa.

Christian ha detto...

La mancanza di retorica e di paternalismo è uno dei segreti di questo "piccolo" bellissimo film!

Giovanni Aguzzi ha detto...

Poetico, durissimo (il rapporto tra bambini e adulti), un dipinto e un visione di un'altra cultura, modi di vivere.
Io mi sono commosso quando il bimbo viene finalmente accolto e accompagnato nelle difficoltà dal vecchio signore...!
G.

Christian ha detto...

Vecchio signore (il fabbricante di porte di legno) che però gli fa soltanto perdere tempo e non gli risolve il problema... Alla fine il bambino deve comunque arrangiarsi da solo, dagli adulti (anche da quello gentile, come appunto il vecchietto) non ottiene praticamente nulla.