9 febbraio 2016

Delicatessen (Jeunet, Caro, 1991)

Delicatessen (id.)
di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro – Francia 1991
con Dominique Pinon, Jean-Claude Dreyfus
**1/2

Rivisto in divx.

In un mondo post-apocalittico, dove la mancanza di risorse ha spinto l'umanità alla fame e il baratto ha sostituito l'uso del denaro, gli inquilini di un enorme caseggiato di periferia sopravvivono grazie al macellaio (Dreyfus) che ha il suo negozio nel palazzo e che uccide sconosciuti per farli a pezzi e vendere la loro carne. Louison (Pinon), ex clown che ha risposto ingenuamente a un annuncio sul giornale (una stanza in affitto in cambio di piccoli lavoretti da effettuare nel condominio), rischia di essere la sua prossima vittima: ma Julie (Marie-Laure Dougnac), la timida figlia del macellaio, se ne innamora, e per salvarlo chiederà aiuto ai "Trogloditi", una comunità clandestina di vegetariani che vive nei sotterranei della città. Comico, grottesco, surreale e parodistico (a partire dal titolo, che non è altro che il nome del negozio del macellaio), è il lungometraggio d'esordio della coppia Jeunet-Caro, in precedenza autori di tre cortometraggi (di cui due in animazione): nei titoli di testa, il primo figura come responsabile della "messa in scena" e il secondo della "direzione artistica". Le future carriere confermeranno che è Jeunet il vero regista. Più che sulla trama da cartoon, semplice e lineare, la pellicola punta le sue carte sulle dinamiche fra i personaggi (i vari inquilini del caseggiato, tratteggiati in modo caricaturale e grottesco: dal vecchio che vive da solo in soffitta e alleva lumache e rane per "non dipendere da nessuno", alla donna che "sente le voci" e tenta ripetutamente il suicidio, dalla coppia di bambini pestiferi che giocano scherzi a tutti, alla ragazza piacente (Karin Viard) che si concede periodicamente al maccellaio in cambio di cibo) e sull'aspetto visivo, graziato dalla fotografia colorata di Darius Khondji e dalle scenografie retrò. Se il sodalizio con Marc Caro durerà ancora un solo film ("La città dei bambini perduti"), Pinon e il montatore Hervé Schneid rimarranno collaboratori costanti di Jeunet anche nei lavori successivi.

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