8 febbraio 2010

Il concerto (Radu Mihaileanu, 2009)

Il concerto (Le concert)
di Radu Mihaileanu – Francia/Romania 2009
con Aleksei Guskov, Mélanie Laurent
**1/2

Visto al cinema Colosseo, con Marisa.

Il regista di "Train de vie" ci riprova con un altro film simpatico e furbetto, divertente e inverosimile, incentrato su un "travestimento collettivo" e popolato da personaggi variopinti e pittoreschi. Come il precedente, è calibrato alla perfezione per piacere a tutti ed è sicuramente destinato a essere sopravvalutato da pubblico e critica. Questa volta i protagonisti sono un gruppo di scalcinati ex musicisti russi in cerca di riscatto, che approfittando dell'invito di un teatro francese (di cui hanno intercettato il fax) volano a Parigi spacciandosi per l'orchestra ufficiale del Bolshoi. Fra di loro ci sono diversi suonatori di origine ebrea o zingara, altri ormai alcolizzati o malandati e in cerca di nuove occasioni, un impresario nostalgico del comunismo e soprattutto un direttore d'orchestra, caduto in disgrazia, che vede nella tournée l'occasione per riannodare le fila con il proprio passato. Tutte le difficoltà (burocratiche, organizzative, artistiche) vengono risolte con intraprendenza, molta faccia tosta e il sorriso sulle labbra; e dopo tante peripezie il gruppo riesce finalmente a suonare in compagnia di una giovane e acclamata violinista (la Laurent, vista di recente in "Bastardi senza gloria" di Tarantino), alla quale il direttore è legato da un doloroso segreto. La pellicola, al quale non sono estranei un tocco di umanismo, velleità melodrammatiche, l'elogio della musica come esperienza collettiva ed emozionale e accenni di satira contro istituzioni passate e presenti (dai vecchi apparati sovietici ai nuovi oligarchi), è una commedia implausibile e commovente, con tocchi di comicità grottesca e sopra le righe (soprattutto nel finale), uno scontato lieto fine e parecchia ruffianeria, persino nella scelta del programma musicale (il concerto per violino e orchestra di Tchaikovsky, bellissimo ma anche ideale per accattivarsi facilmente le simpatie del pubblico). Fastidioso il doppiaggio italiano, che traduce nella nostra lingua sia i dialoghi in francese che quelli in russo (aggiungendovi un accento comico anche quando i personaggi moscoviti parlano fra loro, il che non ha senso), anziché lasciare uno dei due idiomi in originale con i sottotitoli come il buon senso avrebbe suggerito di fare.

13 commenti:

Martin ha detto...

Da come ne parli per me questo è il classico film da evitare come la peste.

Christian ha detto...

No, è piacevole, ma gioca sul facile e sul sicuro, con scelte di regia e di sceneggiatura che mirano a suscitare la commozione e il divertimento del pubblico.
Proprio come un musicista che propone in programma il concerto di Tchaikovsky: sono applausi garantiti e senza fatica, anche da una platea che non se ne intende di musica.

Martin ha detto...

Lo sai che a me tutto ciò che puzza anche lontanamente di ruffianeria o che cerca soluzioni "buone per tutte le stagioni" non posso sopportarlo.
E' il classico, insopportabile, "effetto Amelie".

Marisa ha detto...

Spezzo una lancia a favore del film.
Il fatto che può piacere a tutti non è necessariamente un difetto e puntare sull'effetto Tchaikowsky per me che ho sempre amato l'anima russa da PusKin,Gogol,Dostoevskij con i suoi eccessi e le sue struggenti tragicomiche alternanze,è ritornare,dopo tanta volgarità e appiattimento,all'autenticità del sentimento senza doversene vergognare.
Sono d'accordo sulla scelta sbagliata del doppiaggio,che ridicolizza inutilmente i personaggi già abbastanza pittoreschi di proprio. Il mix di ebrei e zingari era già stato visto in "un train de vie" e penso appartenga all'esperienza del regista rumeno.

Giuliano ha detto...

Martin, spezzo una lancia in favore di "Amélie"! Jeunet è un autore notevole, ha fatto tanti bei film, e anche Amélie va guardato come se fosse un cartoon.
A me era piaciuto molto "Una lunga domenica di passioni", ma anche i primi film erano interessanti.

Grazie al padrone di casa per la recensione! avevo letto l'intervista su Repubblica a Mihaileanu, ero curioso.

Christian ha detto...

Quante lance spezzate! ^^

In effetti, se un film riesce nell'intento che si prefigge, come in questo caso, non si può fargliene una colpa. Anch'io mi sono commosso nel finale, perché Tchaikovsky piace pure a me! Ciò non toglie che preferisco pellicole che per strappare risate, applausi o commozione provino anche strade meno facili e battute, magari con qualche dissonanza, altrimenti l'effetto è un po' come in quei film hollywoodiani a sfondo sportivo dove la squadra di perdenti vince "miracolosamente" il campionato: film che ti diverti a guardare ma che non ti lasciano poi molto.

In ogni caso, a scanso di equivoci, penso che questo film la sufficienza (e una visione) la meriti.

Su "Amelie", che pure non amo particolarmente, tendo a essere d'accordo con Giuliano: trovo che la sua esagerazione formale suggerisca una lettura particolare e quasi "favolistica". Ma so che per Martin quel film è come il fumo negli occhi, un un po' come "Moulin rouge" per me. ^^

ava ha detto...

purtroppo concordo con te solo sul doppiaggio francamente insopportabile soprattutto nella parte moscovita :)

Christian ha detto...

Il doppiaggio è proprio inascoltabile. Per di più i film dove si parlano più lingue diverse sono così affascinanti: la scelta di tradurle tutte in italiano, oltre che priva di senso, è davvero fastidiosa.

Rabbrividisco a pensare a come verrà doppiato l'imminente "Il profeta" di Audiard, un film assolutamente da vedere in lingua originale!

Carlotta ha detto...

E' un film eccezionale dall'inizio alla fine l'ho amato.....

Christian ha detto...

"Eccezionale" è una parola grossa: lasciamola a Kubrick, Wilder o Kurosawa. Questo è un filmetto piacevole, che intrattiene e nulla più, come d'altronde faceva "Train de vie". ^^

émi ha detto...

anch'io ho trovato demenziale il doppiaggio. e l'ho notato che anche molte altre persone l'abbiano pensata come me. direi quindi di rivedermelo in lingua originale per aver meno problemi...
ciao e grazie! emilio

Fabio ha detto...

(aggiungendovi un accento comico anche quando i personaggi moscoviti parlano fra loro, il che non ha senso)

Ahah, vero. Non ci avevo pensato.
Ma era un problema quasi ineludibile... non potevano alternare tra un italiano perfetto e uno zoppicante. Direi che è una di quelle situazioni in cui il doppiaggio si "arrende".

Scelte di adattamento a parte trovo il doppiaggio comunque troppo caricato. Un po' in tutta la produzione recente vedo un piccolo declino di questa arte italiana (appena si completerà ne rimpiangeremo i fasti, anche i "talebani" ^^).

Christian ha detto...

Non è il primo caso di film che pone questo problema: esempi celebri sono "Il disprezzo" di Godard, "Il padrino" di Coppola (nelle parti ambientate in Italia), e il recente "Bastardi senza gloria" di Tarantino.

La soluzione sarebbe semplice: come scritto, si dovrebbe doppiare una sola lingua (in questo caso il francese), e lasciare le altre con i sottotitoli. Certo, ancora meglio sarebbe non doppiare affatto (temo di essere anch'io un "talebano" ^^).

Comunque, che il livello dei doppiatori italiani sia ormai scaduto mi pare evidente...