28 febbraio 2007

Amadeus (M. Forman, 1984)

Amadeus (id.)
di Miloš Forman – USA 1984
con F. Murray Abraham, Tom Hulce
****

Rivisto in DVD, con Hiromi.

Tratto da un testo teatrale di Peter Shaffer e vincitore di 8 premi Oscar (tutti meritatissimi: miglior film, regista, protagonista, sceneggiatura, costumi, sonoro, trucco e scenografie), questa biografia romanzata del più grande genio musicale della storia dell'umanità è uno dei miei film preferiti sin da quanto l'ho visto per la prima volta, alla sua uscita, ormai oltre vent'anni fa. Da allora l'ho riguardato così spesso da conoscerlo praticamente a memoria, ma soltanto adesso ho finalmente visto l'edizione "Director's cut" nella quale Forman ha reintegrato circa 20 minuti di sequenze a suo tempo scartate dal montaggio. La lunghezza totale del film raggiunge così quasi le tre ore, ma la soavità della musica mozartiana, le sontuose scenografie e la forza della vicenda non le fanno minimamente pesare. Le scene aggiunte, a parte alcuni piccoli frammenti, consistono in due sequenze principali: quella delle lezioni di musica e quella che prolunga la scena in cui Constanze fa visita a Salieri. La prima è tutto sommato superflua, anche se aiuta ad approfondire meglio le difficoltà economiche e sociali di Mozart, mentre la seconda è fondamentale per comprendere la reazione scostante di Constanze nel finale, quando trova Salieri in casa del marito febbricitante, oltre a gettare un'ombra ancor più negativa sul personaggio centrale del film, quello appunto interpretato da Abraham.

Anche se tutto il film ruota intorno alla figura di Mozart, il vero protagonista è infatti Antonio Salieri, tragicamente consapevole della propria mediocrità di fronte al genio del collega. Salieri, allora compositore di corte e uno dei musicisti più apprezzati d'Europa, è caduto poi nel dimenticatoio e in un certo senso è ricordato oggi quasi solo per la sua presunta rivalità con Mozart. La teoria che sia stato lui ad avvelenare il rivale è una leggenda mai dimostrata ma già diffusa nei secoli passati e resa celebre da un dramma scritto da Puškin nel 1830, nel quale si suggeriva l'idea (ripresa da Shaffer e da Forman) che il geloso Salieri avesse commissionato a Mozart una messa da requiem con l'intenzione poi di ucciderlo e di spacciare l'opera per propria. Alcuni critici, per sottolineare l'ingiusta fama che il testo di Puškin ha addossato al compositore italiano, scrissero "Forse Salieri non ha ucciso Mozart, ma di sicuro Puškin ha ucciso Salieri".
In "Amadeus", comunque, gli intenti di Salieri non giungono a compimento. Lo sregolato Mozart, già debilitato nel fisico e nello spirito da una serie di problemi economici e di salute (non ultima l'angosciante presenza dello spirito del padre defunto), sembra quasi scavarsi la fossa per proprio conto ben prima che Salieri possa intervenire di persona e soprattutto prima che il Requiem venga completato, facendo così fallire il progetto di rivalsa del compositore italiano. Ma soprattutto, l'odio di Salieri non è diretto propriamente verso Mozart bensì verso Dio: a tormentarlo è l'incapacità di poter esaudire il proprio desiderio di cantarne la gloria e la potenza con la musica e di acquisire così una fama immortale. Perché, si chiede, Dio gli ha instillato l'ambizione di diventare il più grande musicista di tutti i tempi, a costo di ogni sacrificio, per poi negargli quel talento che invece ha conferito a un giovane volgare e dissoluto?

La sceneggiatura insiste ripetutamente su questo concetto: la "lotta" fra Salieri e Dio è sottolineata da innumerevoli inquadrature e commenti, mentre le vicende biografiche di Mozart restano quasi in secondo piano per tutta la prima parte del film. Ciò non impedisce a Forman di presentare scene deliziose come quella in cui l'esuberante musicista salisburghese viene ricevuto per la prima volta dall'imperatore (con la "marcetta di benvenuto" scritta da Salieri che viene trasformata nel tema del "farfallone amoroso" delle Nozze di Figaro). La seconda parte del film, dopo l'introduzione del padre Leopold, dedica invece più spazio alla vita privata di Mozart e culmina in una sequenza da antologia, fra le mie preferite del cinema di tutti i tempi: la "dettatura" del Confutatis maledictis a un confuso Salieri da parte di un Mozart febbricitante. Ma troppe sono le scene memorabili: dalla commovente prima rappresentazione delle Nozze di Figaro (con il tema del perdono della Contessa già anticipato più volte in precedenza, quando Mozart ci lavora in segreto), al ballo in maschera; così come eccellente è la scelta dei brani in colonna sonora: dalla Sinfonia n. 25 per i titoli di testa, al Concerto per piano n. 20 per quelli di coda. Un film da vedere e da rivedere, dove tutto funziona alla perfezione, ricolmo di dettagli monumentali, tragici o divertenti (come non ricordare l'imperatore Giuseppe II interpretato con ironia da un grande Jeffrey Jones?).

Nota 1: La "Director's cut" è stata ridoppiata rispetto alla versione uscita nelle sale vent'anni prima. È una pratica non insolita per la Warner, forse per l'impossibilità di utilizzare i doppiatori originali per le sole scene inedite, o perché la vecchia traccia audio si era irrimediabilmente deteriorata. Il nuovo doppiaggio non è male, ma – anche per questioni nostalgiche – gli preferisco il vecchio. La voce di Salieri anziano, in particolare, mi pare troppo aggressiva. La traduzione è quasi immutata, tranne in un paio di punti dove mi sembra meno efficace. Per esempio: al prete che afferma "davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali", Salieri adesso risponde "Ah, dice?" mentre nella vecchia edizione ribatteva più ironicamente "Ne è convinto?". Certo, la qualità audio (e questo è un bene per la colonna sonora) adesso è decisamente più pulita.
Nota 2: Mi ha sempre incuriosito l'assenza di un personaggio importante quale Lorenzo da Ponte, il più celebre librettista di Mozart, che non viene mai neppure nominato, a differenza di Emanuel Schikaneder, librettista del Flauto magico e primo interprete di Papageno, che invece compare in più scene.

4 commenti:

Dome & Edo ha detto...

mi dispiace ma io 4 stelle non le avrei date. Mi sarei fermato a 3 comunque secondo me il capolavoro di Forman è qualcuno volò sul nido del cuculo... fantastico!!!

Christian ha detto...

"Amadeus" è uno dei miei film preferiti in assoluto, e questo spiega le quattro stelle. Come ho già detto, non rappresentano il valore sul film ma solo un indice del mio gradimento. Sono d'accordo comunque su "Qualcuno volò sul nido del cuculo"... Ciao!

Fabio ha detto...

Secondo me il capolavoro psicologico di questo film sono le scene con i brevi scambi di battute Mozart-Salieri, con il primo insolitamente docile ("Le è piaciuta almeno un po' la mia opera?") e il secondo che ha l'opportunità di ridimensionarlo, di dissimulare la sua ammirazione per lui... e che pure non ci riesce. Per rispetto della musica, per il desiderio che ha di arrendersi e di trovare una dimensione nella semplice adulazione del genio non superabile.
E puntualmente viene schiaffeggiato ("Certo, è la più bella opera mai scritta") dal giovane a cui in realtà non importa un fico secco della sua opinione e, pure avvilito dalle difficoltà, conserva la consapevolezza e l'orgoglio per il suo lavoro.

Ma tutto il film è un capolavoro.

Christian ha detto...

I dialoghi sono molto curati, così come tutta la caratterizzazione psicologica dei personaggi, dal quale emerge come sia Salieri il vero protagonista del film, l'unico davvero "consapevole" della grandezza immortale di Mozart.