16 novembre 2017

The square (Ruben Östlund, 2017)

The square (id.)
di Ruben Östlund – Svezia 2017
con Claes Bang, Elisabeth Moss
***

Visto al cinema Arlecchino.

Christian è il curatore di un museo d'arte contemporanea, la cui prossima installazione ("The square", appunto) dovrebbe invitare i visitatori a mettere in mostra il proprio lato più altruista. Ma lui stesso scoprirà com'è difficile dare fiducia al prossimo e rimanere fedele a quelli che, in fondo, sono soltanto ideali un po' ipocriti e superficiali. In una pellicola surreale e provocatoria, che gli è valsa la Palma d'Oro al Festival di Cannes, Östlund porta sullo schermo una Stoccolma invasa da mendicanti cui nessuno presta attenzione, dove dare aiuto al prossimo non passa nemmeno per la testa (e quando viene fatto, ci sono spiacevoli conseguenze), dove arte e realtà si confondono (le installazioni e le "performance" organizzate dal museo sono bizzarre e fuori controllo tanto quanto le conferenze stampa di presentazione delle stesse), dove la pubblicità e le PR superano la soglia del buon gusto, suscitando reazioni se possibile ancor più fasulle e ipocrite, dove non si pensa alle conseguenze delle proprie azioni (anche se a fin di bene), dove si possono sfruttare i bambini o gli immigrati per un'aggressiva campagna di comunicazione ma gli si sbatte la porta in faccia quando questi si presentano a chiedere aiuto. I temi sono affrontati con un tono leggero e velatamente ironico (con gli scandinavi, a dire il vero, è sempre difficile capire se si deve ridere o meno), episodico e surreale (la scimmia nell'appartamento), con una regia geometrica che ripropone in numerose inquadrature la forma del quadrato (ma "the square" può tradursi anche con "la piazza": una cornice che separa l'interno dall'esterno, il chiuso dall'aperto), dalla palestra dove si esibiscono le figlie del protagonista alla tromba delle scale del palazzo dove vive chi gli ha rubato il cellulare. Fra contraddizioni, individualismi, paure, pregiudizi, provocazioni artistiche o intellettuali che si parlano addosso (e che vengono giustamente insultati o messi alla berlina), la vita sembra arte (moderna) e viceversa, dunque fasulla anche nei suoi momenti più preziosi (come il sesso o la solidarietà). Lo dimostra anche il fatto che numerosi episodi (la messinscena per rubare il cellulare, l'uomo con la sindrome di Tourette, la performance dell'uomo-bestia interpretato dallo stuntman Terry Notary), per quanto strani, sono capitati davvero a Östlund o ne è stato testimone. Il risultato, a tratti divertente, a tratti artificioso, inquietante o persino sgradevole, colpisce nel segno quando mette in luce la "cattiva coscienza" delle elite culturali e un po' di tutti noi, o – come l'ha definita Pedro Almodóvar, presidente di giuria a Cannes – la "dittatura del politicamente corretto", prima ancora che la decadenza dell'arte o della comunicazione (come faceva invece "La grande bellezza"). Il sospetto è che dietro gli ideali, le apparenze e gli atteggiamenti di Christian e di tutti quelli come lui, non ci sia nulla ("You have nothing", recita la scritta al neon in una delle sale del museo). Nella colonna sonora impazza l'Ave Maria di Gounod nella versione di Yo-Yo Ma e Bobby McFerrin.

4 commenti:

Marisa ha detto...

Film molto intenso che tiene sulla corda per tutto il tempo e squarcia il velo sulle "belle" ipocrisie moderne, dalla civilissima Svezia alla modernissima Milano...
Non si salvano nemmeno i mendicanti che chiedono una monetina per mangiare mentre si stanno letteralmente abbuffando o pretendono il panino senza cipolle...
Lo scimmnione in salotto poi è la trovata migliore, oltre la spiazzante performnace durante il pranzo di gala, per ricordarci che sotto sotto siamo ancora degli "animali" lussuriosie violenti.
L'unico che mantiene una reale dignità è il ragazzino che si sente accusare ingiustamente di essere un ladro. Proprio la sua autentica richiesta di riscatto farà la differenza...

Christian ha detto...

Lo scimmione è uno dei tanti tocchi di genio di un film forse più interessante che bello (a tratti anche sgradevole), ma sicuramente ricco di spunti di riflessione sulle "contraddizioni" ipocrite fra altruismo ed egoismo, buone intenzione e pregiudizi, civiltà e istinto selvaggio.

Anonimo ha detto...

Salve, ho letto con piacere la recensione di questo film. Approfitto per condividere un mio saggetto sull'argomento al link sottostante. L'articolo in questione è il secondo dello speciale, si intitola Lo stato dell'arte ed è a firma di marco Marchetti.
http://www.cinequanon.it/the-square/
Saluti, marco

Christian ha detto...

Ciao Marco, e grazie dell'interessante link!
Uno dei meriti di questo film è proprio quello di far riflettere sul mondo dell'arte contemporanea, le sue contraddizioni, il modo di esporla e naturalmente i rimandi con la vita vera che la circonda.
In fondo, ironizzare sull'arte contemporanea è facile, lo hanno già fatto in tanti (film e fumetti in primis), ma non tutti si sono accorti che in questo modo stiamo ironizzando anche su noi stessi: perché l'arte non può esistere senza l'uomo, ovvero senza chi la crea e senza chi ne usufruisce.