21 ottobre 2015

Ritorno al futuro - Parte II (R. Zemeckis, 1989)

Ritorno al futuro - Parte II (Back to the Future Part II)
di Robert Zemeckis – USA 1989
con Michael J. Fox, Christopher Lloyd
***1/2

Rivisto in DVD, con Sabrina.

Pubblico questo post il 21 ottobre 2015, il "Back to the Future day", ovvero il giorno esatto in cui i protagonisti di questo film sbarcano nel futuro con la loro macchina del tempo. Visto che quello che per loro era il futuro per noi è il presente, è molto diverente andare a scoprire quante delle previsioni e delle meraviglie tecnologiche immaginate nel film si sono realmente avverate. Alcune naturalmente sono rimaste fantascienza (le auto volanti in primis, ma anche i reattori per la fusione nucleare a uso famigliare, il collare che porta fuori il cane da solo, la pizza disidratata, "Lo squalo 19"), altre potrebbero essere in arrivo o in via di sviluppo (le scarpe autoallaccianti, gli skateboard fluttuanti e – almeno al momento in cui scrivo – i Chicago Cubs che vincono le World Series) e tante, invece, sono già fra noi (i telefoni con videochiamata, i televisori piatti, giganti e multischermo, i tablet e i palmari, i videogame senza comandi manuali, i droni, i computer parlanti o interattivi, gli ologrammi 3D, i metodi di identificazione tramite voce o impronte digitali, la domotica, l'incremento della chirurgia plastica, e persino – se vogliamo – la nostalgia per gli anni 80!). Non male, in fondo, per una saga che di certo non puntava sul realismo delle previsioni o sull'accuratezza scientifica, sempre in secondo piano rispetto all'intrattenimento e all'avventura. La prima pellicola terminava con un finale aperto, che prometteva per Marty McFly (Fox) e Doc Brown (Lloyd) un nuovo viaggio di trent'anni, questa volta nel futuro, in compagnia anche di Jennifer, la fidanzata di Marty (interpretata stavolta da Elisabeth Shue, che sostituisce la Claudia Wells del primo film). Da quello che allora poteva sembrare solo uno spunto comico (anche con qualche controindicazione, come la costrizione a inserire anche Jennifer nella trama, personaggio di cui peraltro ci si libererà in fretta), Zemeckis e lo sceneggiatore Bob Gale traggono una storia ricolma di paradossi, linee temporali e realtà alternative, scatenata e divertente ma anche molto più intricata e densa del relativamente più lineare primo episodio. Non a caso, il titolo di lavorazione era "Paradox".

Visto l'enorme successo del primo film, i produttori decisero di mettere in cantiere non uno ma ben due seguiti, da girare back-to-back, ovvero in un'unica soluzione: questo spiega il colossale cliffhanger con cui termina questa seconda parte e la presenza, prima dei titoli di coda, di un trailer che annuncia la terza. La realizzazione di due o più film in contemporanea era una procedura allora insolita per il cinema di intrattenimento, ma che poi è stata replicata in numerosi casi (per esempio, per i tre film de "Il signore degli anelli", ma anche per i capitoli 2 e 3 delle saghe di "Matrix" o de "I pirati dei Caraibi"). Il film riparte esattamente da dove si concludeva il primo capitolo (la scena è stata girata nuovamente, però, visto che l'attrice che interpreta Jennifer è cambiata). Doc conduce Marty e la sua fidanzata nel 2015, allo scopo di salvare i loro figli, destinati a finire in prigione per colpa di Griff Tannen, il nipote di Biff. L'impresa riesce, ma per un momento la DeLorean rimane incustodita: e il vecchio Biff ne approfitta per tornare indietro nel tempo, nel 1955, e consegnare alla versione giovane di sé stesso un almanacco con tutti i risultati sportivi della seconda metà del ventesimo secolo. Biff lo utilizzerà per vincere alle scommesse e diventare uno degli uomini più ricchi e influenti del mondo, al punto che quando i nostri eroi torneranno nel presente, lo troveranno cambiato in una sua versione cupa, decadente e distopica, dominata dal crimine e dal gioco d'azzardo, dove – fra le altre cose – Doc è stato internato, il padre di Marty è morto e la madre è stata costretta a risposarsi con Biff. Per rimediare, non resta altro che tornare nuovamente nel 1955 e recuperare l'almanacco sportivo. E qui la storia del secondo film si intreccia con quella del primo in un'intricata ma riuscitissima rappresentazione visiva del concetto dei paradossi temporali. Dopo una lunga serie di eventi, che si succedono in maniera densa e frenetica, tutto sembra risolto: ma un fulmine colpisce la DeLorean, proiettando Doc ancora più indietro nel tempo (nel 1885, ovvero nel Vecchio West) e lasciando Marty da solo, ancora una volta, negli anni cinquanta. Da notare come l'ambientazione del terzo episodio venga prefigurata a più riprese (il videogioco western, il film con Clint Eastwood, l'antenato di Biff, l'asserzione di Doc sul Vecchio West come il suo periodo storico preferito).

Questa volta, dunque, i nostri eroi visitano ben tre epoche diverse – il 2015, il 1985 "alternativo" e distopico, e il 1955 già visto nella pellicola originale – di cui il film mostra le differenze e gli inevitabili paralleli. E fra i tanti paradossi, capiterà loro di incontrare o di incrociare sé stessi, dando vita a scene in cui lo stesso attore interpreta due ruoli contemporaneamente sullo schermo (che si tratti della stessa persona in diversi momenti della propria vita, come capita a Marty, Doc, Biff e Jennifer, oppure di un proprio antenato/discendente: Thomas F. Wilson interpreta sia Biff che suo nipote Griff, mentre Fox recita anche nei panni di suo figlio Marty jr. e persino di sua figlia, Marlene!). La trovata di ritornare nel 1955, e proprio nello stesso giorno già visto nel primo film, offre ai cineasti l'opportunità di mostrarci nuovamente tantissime scene del capitolo precedente, rimontate e rivisitate con la presenza di un altro Marty e un altro Doc, che si muovono dietro le quinte all'insaputa degli stessi personaggi del prototipo, in certi casi interagendo con essi! La sezione del presente alternativo colpisce per i toni cupi: qui il personaggio di Biff, da semplice bullo che era, si trasforma in un nemico ben più pericoloso e letale. Nel mondo futuro, invece, sono relativamente assenti temi distopici od orwelliani, anche se ritorna il concetto delle scelte sbagliate che possono rovinare una vita (quella di Marty e dei suoi figli) o di come la percezione di qualcosa possa cambiare con il tempo (il quartiere di Hilldale, ritenuto esclusivo e di pregio negli anni ottanta, è considerato "un quartieraccio" nel ventunesimo secolo). Divertente la presenze del "Caffè 80", ricolmo di nostalgia per gli Eighties, con foto e video di Michael Jackson o Ronald Reagan (quest'ultimo già aveva un ruolo "comparativo" nel primo film). Fra gli elementi più iconici, stavolta, spicca il volopattino, ovvero lo skateboard volante usato da Marty (rosa e della Mattel, visto che lo prende in prestito da una bambina!). Tornano molti tormentoni (frasi come il "Pronto? C'è nessuno in casa?" di Biff, o il trucco "Ehi, che diavolo è quello?" di Marty) e se ne creano di nuovi (Marty che perde il controllo di sé quando viene chiamato fifone, Biff che sbaglia le espressioni idiomatiche). La mancanza di un vero finale, il che rende necessaria la visione anche del terzo episodio, è forse l'unico punto debole di una pellicola densissima ma per il resto memorabile almeno quanto la prima.

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