26 maggio 2011

The tree of life (Terrence Malick, 2011)

The tree of life (id.)
di Terrence Malick – USA 2011
con Brad Pitt, Jessica Chastain
*1/2

Visto al cinema Colosseo, con Hiromi.

Una religiosissima famiglia del midwest texano è scossa dalla perdita di uno dei figli. Ai giorni nostri, il primogenito Jack riuscirà a ritrovare la pace interiore e a recuperare il rapporto con la bellezza (interiore ed esteriore) e con i genitori. La sensazione di trovarsi di fronte a pura fuffa new age sorge dopo pochi minuti di pellicola, e per tutte le quasi due ore e mezza di visione sarà difficile liberarsene, nonostante il tentativo di trovarci dentro chissà quali significati oltre a quelli suggeriti dalla citazione iniziale del Libro di Giobbe. Il documentario in stile Discovery Channel sui dinosauri, che irrompe inatteso dopo qualche scena, e la surreale (e banalissima) sequenza finale con Sean Penn nei panni di un Jack adulto che ritrova i genitori e gli altri personaggi della sua infanzia sulle rive di un immenso mare/limbo (che pare uscito da un pilot de "Il fiume della vita") non aiutano di certo. Per fortuna la parte centrale della pellicola, quella che racconta più concretamente l'infanzia del protagonista negli anni '50, offre qualche appiglio al povero spettatore che da un film chiede qualcosa di più che un videoclip di belle immagini e un concentrato teosofico-spirituale di aria fritta. Il difficile rapporto di Jack con un padre severo e dittatore, i suoi tentativi di ribellione, la scoperta della bellezza e delle brutture del mondo, e i giochi con i fratelli e gli altri bambini del vicinato riescono parzialmente a tenere desta l'attenzione, grazie anche al piccolo interprete (Hunter McCracken) e pur con qualche lungaggine di troppo, ma senza dire nulla di veramente originale o sconvolgente. Malick, che per gran parte del film gira fastidiosamente con la camera a mano e in movimento, gioca a fare il Tarkovsky (l'acqua, la memoria) e il Kubrick (negli effetti speciali è coinvolto pure il Douglas Trumbull di "2001"), ma non ha né la profondità psicologica del primo, né il rigore formale del secondo.

13 commenti:

Giuliano ha detto...

Scusa il commento, al limite del "chi se ne frega", ma ci pensavo giusto in questi giorni, leggendo le recensioni: non mi ricordo nemmeno uno dei film di Malick. Sono sicuro che è colpa mia, ricordo di averne visto qualcuno, ma non ho tenuto niente in memoria, né un titolo né una sequenza. Mi sa che faccio un giro su imdb...

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

nooo, pure tu trai delusi?
io devo ancora vederlo...

Christian ha detto...

Giuliano: Io, oltre a questo, ho visto soltanto "La sottile linea rossa". E quando l'ho visto mi era anche piaciuto, ma adesso ti giuro che anch'io non me ne ricordo assolutamente nulla, se non l'atmosfera generale. Non è un buon segno...

Marco: Purtroppo non è il tipo di cinema che fa presa su di me... Per l'occasione ho anche creato una nuova etichetta: "Fuffa"! ^_^

Marisa ha detto...

Ho cercato di vederlo con tutte le buone intezioni e sono persino andata al cine da sola per non avere distrazioni e...almeno delle belle immagini le ho trovate.
Ripensando però al senso di sopravvalutazione che ho sentito leggendo certe recensioni (una per tutte quella di Baricco che osanna al capolavoro), mi viene da dire che manca di quello "stato di grazia" che caratterizza i veri capolavori. E' tutto troppo costruito, troppo programmato, troppo capolavoro cercato e non donato dalla creatività e dalla spontaneità.
Certamente il paragone è con Tarkosvkij, in cui però la perfezione viene dopo: prima ci sono un'autentica ispirazione e una visione. Fanno la differenza...

Spinoza ha detto...

Tristezza somma. Dopo "La sottile linea rossa", che secondo me è un capolavoro assoluto, la mezza delusione di New world e ora questo. Non l'ho ancora visto, e sicuramente lo vedrò, però boia...

Christian ha detto...

Il film ha alcuni buoni momenti, soprattutto nella descrizione dei rapporti del bambino con il padre, ma in molti passaggi è francamente noioso o poco interessante, e nell'insieme mi ha convinto poco. Come dice Marisa, paradossalmente non ha anima, è troppo "costruito", e in ogni caso non riesce a comunicare emozioni allo spettatore o un messaggio che non sia banale. Da notare che è il secondo anno consecutivo (dopo lo "Zio Boonmee" thailandese dell'anno scorso) che a Cannes vince una pellicola che suscita parecchie perplessità.

curiositizen ha detto...

concordo in pieno. peccato però, perché è girato come sempre meravigliosamente bene. Però questo stile (un po' new age) che ha intrapreso a partire dal capolavoro (quello sì) "La sottile linea rossa" non mi convince più. Già "The new world" l'avevo trovato una mezza delusione. ciao! c.

Christian ha detto...

Anche a me è sembrato uno spreco di talento. Già fa pochi film... ^^

Christian ha detto...

Una notizia che dice parecchie cose sul film: ^^

Se nessuno si accorge che il film di Malick è proiettato al contrario

MonsierVerdoux ha detto...

stroncato in pieno! direi che sei uno dei pochi, ma è bello vedere che qualcuno canta fuori dal coro! Da me trovi la mia recensione, comunque in breve ti sintetizzo qui il mio pensiero: secondo me Tree of life è un grande film (non un capolavoro)sul mistero della vita, della nascita, su quanto sia straordinario l'essere umano (la cui grandezza è paragonabile a quella della nasicta dell'universo). Visivamente poi la pellicola è suggestiva, senza un'inquadratura che non sia un piacere per gli occhi, con un montaggio e un uso delle musiche che ne esaltano la poesia ed il lirismo.

Christian ha detto...

Grazie del commento, sempre benvenuto! La mia non è proprio una stroncatura, la sufficienza (un 6) gliela do anche, ma certo non di più. Direi che sono d'accordo sulla bellezza delle immagini (anche se la fotografia non mi è andata del tutto giù, ha un non so che di patinato... sono appena reduce dalla visione di "Melancholia" di Lars von Trier, dove ci sono sequenze "cosmiche" del tutto paragonabili a quelle di Malick, ma lì – a mio parere – c'è molta più "qualità cinematografica" e anche l'uso della musica, Wagner nel caso di von Trier, l'ho trovato più suggestivo), mentre francamente le riflessioni sulla grandezza dell'uomo o della vita non mi hanno per nulla toccato e hanno lasciato il tempo che trovano. Troppa "zavorra" teosofica, insomma. Come film mi sarebbe piaciuto di più se ci fosse stata solo la parte dei bambini alle prese con il padre (magari con meno confusione: a cosa serviva aggiungere un terzo fratello?), senza il "limbo/paradiso" finale con Sean Penn e soprattutto senza dinosauri! ^^

MonsierVerdoux ha detto...

cmq ieri ho visto la rabbia giovane, primo film di malick, davvero molto bello, meno lirico e poetico, più duro e crudo, ma tremendamente profetico.

Christian ha detto...

Prima o poi proverò a vedere i suoi film che mi mancano, compreso quello...