19 aprile 2010

L'infanzia di Ivan (A. Tarkovskij, 1962)

L'infanzia di Ivan (Ivanovo detstvo)
di Andrej Tarkovskij – URSS 1962
con Nikolaj Burljaev, Valentin Zhubkov
***

Rivisto in DVD, con Marisa, Ginevra, Eleonora e Marco.

Il dodicenne Ivan, che ha perso i genitori in guerra, viene usato come spia ed "esploratore" dalle truppe sovietiche durante la Seconda Guerra Mondiale (siamo sul fronte ucraino) ed è spesso inviato in avanscoperta nel territorio nemico oltre il fiume Dnepr. Vista la sua età, gli ufficiali (ai quali si è molto affezionato) vorrebbero però allontanarlo dai pericoli della guerra e mandarlo in una scuola militare: ma il ragazzino rifiuta ostinatamente. Dopo una missione, se ne perderanno le tracce. Al termine del conflitto, negli archivi della cancelleria di Berlino, il giovane tenente Galtsev scoprirà che Ivan è stato catturato e fucilato dai tedeschi.

Primo lungometraggio di Tarkovskij, vincitore del Leone d'Oro a Venezia, questo film avrebbe dovuto essere diretto da un altro regista; ma poi subentrò il giovane Tarkovskij, da poco uscito dalla scuola di cinema, che rigirò da capo anche il materiale già realizzato. Nonostante non si tratti di un progetto personale, comunque, sono presenti diversi elementi tipicamente tarkovskiani (l'infanzia, i sogni, il rapporto con i genitori – veri o "adottivi" che siano – nonché, di sfuggita, la natura, l'arte e la religione, il tutto in un ambiente desolato e "aquatico"). Come film di guerra è assai atipico, visto che non mostra mai scontri con il nemico (al limite si odono i botti in lontananza e si vedono i razzi di illuminazione sfrecciare nel cielo) e si focalizza soprattutto su esperienze intime e personali. Manca anche del tutto la retorica bellica (o anti-bellica, se è per questo) e patriottica, così come ogni forma di moralismo. Ivan, nonostante l'età, non si comporta affatto come un ragazzino di dodici anni e pare altrettanto "adulto" - se non di più – degli ufficiali che affianca nelle missioni. La sua "infanzia" è confinata a flashback visti attraverso i suoi sogni (il film si apre e si chiude proprio con due di questi), molti dei quali hanno la madre come protagonista: un sogno in particolare, quello del carretto che trasporta le mele e del cavallo che le mangia, era stato fatto dallo stesso Tarkovskij da bambino. Molto bella la fotografia in bianco e nero di Vadim Yusov, perfettamente al servizio delle inquadrature e delle idee visionarie del regista, e memorabili alcune location: la foresta di betulle presso l'insediamento sovietico, l'aquitrino a fianco del fiume, la chiesa sventrata dalle esplosioni (sulle cui mura si intravedono ancora alcuni affreschi), l'archivio tedesco semidistrutto.

6 commenti:

Giuliano ha detto...

Si può dire un Tarkovskij "per metà", ma Tarkovskij era già lui, e la metà completamente sua è grandissimo cinema. (penso che avesse una gran paura di essere tagliato fuori dai burocrati sovietici, e di non poter fare più cinema se faceva di testa sua: cosa che gli succederà dopo il Rubliov...).
A me piace moltissimo l'attrice che interpreta la dottoressa, non è un'attrice "di Tarkovskij" ma è un peccato non saperne di più.

Christian ha detto...

Tutta quella parte con la dottoressa, e l'ufficiale che le fa la corte, è un po' strana, non ha nulla a che fare con Ivan e sembra quasi scollegata dal resto del film. Eppure, se Tarkovskij l'ha inserita, deve essere importante... Forse serve semplicemente a mostrare la vita dei soldati in attesa di entrare in azione, oppure a ribadire che la guerra non è cosa per donne e bambini (Galtsiev fa trasferire la ragazza per allontanarla dalla prima linea, proprio come gli altri ufficiali vorrebbero mandare via Ivan dal fronte).

Giuliano ha detto...

Sì, si direbbe una parte voluta dalla produzione, il "film di guerra" che era stato probabilmente richiesto a Tarkovskij e che vediamo per gran parte del film. Però nelle sue mani, anche se non è niente di speciale, diventa davvero una sequenza strana, e ogni volta che la rivedo mi sorprendo a pensare che mi piace...

Christian ha detto...

Anche a me piace, un po' per il volto dell'attrice (su cui il regista fa molti primi piani) e soprattutto per l'ambientazione così particolare, quel bosco di betulle...

Marisa ha detto...

Che Tarkovskij non si concentri solo sul piccolo protagonista e i disastri della guerra ma faccia spazio all'amore, rende il film più arioso ed umano, così come i sogni ne dilatano la dimensione includendo anche la fantasia e i "veri desideri" dei bambini (una madre sorridente, il gioco...), veri desideri che, per il piccolo Ivan ora sono purtroppo solo nei sogni, riconsegnati all'inconscio, visto che ha già perso tutto.
Per ulteriori chirimenti, consulta il blog di Giuliano!

Christian ha detto...

Sì, il senso dell'aver inserito i sogni nel film non mi era sfuggito. Sicuramente sono uno degli elementi che differenziano questa pellicola da altre a sfondo bellico che si limitano "semplicemente" a rappresentare la guerra. Molto d'impatto anche le scene finali, quando vengono mostrate le macerie di Berlino e i cadaveri dei gerarchi nazisti.