19 marzo 2007

Casablanca (M. Curtiz, 1942)

Casablanca (id.)
di Michael Curtiz – USA 1942
con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman
****

Rivisto in DVD con Martin, in originale con sottotitoli.

"Everybody comes to Rick's."
"Play it, Sam."
"Of all the gin joints, in all the towns, in all the world, she had to walk into mine."
"Kiss me. Kiss me as if it were the last time."
"Was that cannon fire or is it my heart pounding?"
"It doesn't take much to see that the problems of three little people don't amount to a hill of beans in this crazy world."
"Round up the usual suspects."
"Louis, I think this is the beginning of a beautiful friendship."

Ci sono film che non fanno semplicemente parte della storia del cinema: sono la storia del cinema. Certo, Curtiz non è Hawks, Welles o Wilder: ma poco importa. A volte un film diventa un capolavoro non per merito di un singolo individuo (regista, attore o sceneggiatore che sia), ma perché tutte le parti che lo compongono contribuiscono insieme al risultato finale, convergendo miracolosamente nella stessa direzione e producendo un fenomeno simile all'"interferenza costruttiva". Ed è qui che nasce il mito. Nella sua scheda, il Mereghetti cita Umberto Eco: "Quando tutti gli archetipi irrompono senza decenza, si raggiungono profondità omeriche. Due cliché fanno ridere, cento commuovono". Per nessun film, forse, questo è vero come per "Casablanca". La pellicola rese mitici Bogart e la Bergman, cui il regista non lesina primi piani e la sceneggiatura frasi memorabili come quelle citate in apertura, ma sono indimenticabili tutti i personaggi, anche quelli minori: dal capitano francese Renault (Claude Rains) al maggiore tedesco Strasser (Conrad Veidt), dal subdolo Ugarte (Peter Lorre) al pianista Sam (Dooley Wilson, che canta As time goes by), dal cameriere Carl (S.Z. Sakall), a Ferrari, il proprietario del "Blue Parrot" (Sydney Greenstreet), al partigiano Victor Laszlo (Paul Henreid). Ancora oggi citatissimo a destra e a manca (da Emir Kusturica in "Gatto nero gatto bianco" a Steven Soderbergh in "Intrigo a Berlino"), va assolutamente gustato in lingua originale. Soltanto quando l'ho visto per la prima volta in inglese, infatti, mi sono reso conto che si trattava davvero di un capolavoro. Nell'edizione italiana, oltre ai dialoghi cambiati qua e là, manca completamente il personaggio del capitano italiano Tonelli.

5 commenti:

Valia ha detto...

anche questo è uno dei tanti film che mi manca...

giovanni ha detto...

Sempre Eco (tanto per citate i soliti...!) scriveva: "Casablanca è i film". Hai colto nel segno; è uno dei film più belli ed emozionanti mai visti, perché riesce ad attingere a una dimensione rara, oggi fuori dalla portata di (quasi) chiunque. E' l'epica dei sentimenti, della "guerra romantica" (anche se romantica non è mai stata), di due attori meravigliosi, di uno struggimento agrodolce, un bianco e nero indispensabile... E', insomma, una dimensione perfetta che fa di questo film un microcosmo a cui rapportarsi, grati e quasi veneranti.

marco c. ha detto...

capitano italiano Tonelli=ecco una cosa che mi ha fatto incaz*are oltre ogni limite.
vaffanc*lo Michael Curtiz

Christian ha detto...

Perché? Io l'ho trovato un personaggio simpatico, la tipica macchietta, anche se superficiale.

marco c. ha detto...

sono stufo dell'italiano simpatico. preferisco essere odiato all'estero come gli altri europei piuttosto che gli egiziani sulla feluca mi dicano: "italia uno!"