3 marzo 2014

Hiroshima mon amour (Alain Resnais, 1959)

Hiroshima mon amour (id.)
di Alain Resnais – Francia/Giappone 1959
con Emmanuelle Riva, Eiji Okada
***1/2

Rivisto in divx.

Come ricordare Alain Resnais, il grande regista francese appena scomparso, se non con quella che – oltre a essere una delle pellicole più significative della seconda metà del ventesimo secolo – può essere considerata a tutti gli effetti anche la sua opera d'esordio? Resnais aveva già girato, è vero, una lunga serie di cortometraggi e di documentari (il più celebre dei quali è "Notte e nebbia", sul tema dell'Olocausto): ma è con questo lungometraggio di finzione che colui che diventerà un importante punto di riferimento per Godard e Truffaut dà di fatto il via alla stagione della Nouvelle Vague (di cui è spesso ritenuto il "teorico", pur non avendo mai formalmente aderito al movimento). Inizialmente il progetto era quello di realizzare un altro breve documentario, stavolta sull'incubo della bomba atomica, un tema in quegli anni ancora drammaticamente d'attualità. Ma Resnais volle andare oltre e fare di più. Si appoggiò pertanto alla sceneggiatura e ai dialoghi di Marguerite Duras (collaborare con personalità di solito estranee all'ambiente del cinema rimarrà una costante di tutta la sua carriera) per dare vita a qualcosa di diverso: non un resoconto degli eventi che portarono al bombardamento della città, né una semplice testimonianza degli orrori della bomba atomica (anche se nella prima parte della pellicola vengono abbondamente usate immagini e filmati di repertorio), bensì un invito a riflettere sul passato e sulla persistenza della memoria attraverso le esperienze presenti, una visione della storia che passa attraverso le vicende personali, amplificate dai sentimenti e dai ricordi. La guerra e l'amore, elementi così distinti e contrastanti, si rispecchiano l'una nell'altro, allo stesso modo in cui il passato (di lei, in Francia) e il presente (di lui, in Giappone) si fondono e contribuiscono a "formare" un'unica e inedita testimonianza, non soltanto dei dolori della guerra ma anche e soprattutto di quelli del dopoguerra.

Una donna e un uomo si incontrano e si amano a Hiroshima. Lei è un'attrice francese, giunta lì per girare un film sulla pace; lui un architetto giapponese. Durante l'amplesso, lei gli racconta della sua permanenza nella città, di ciò che ha visto e sentito, della sua visita al museo che ricorda la catastrofe della bomba atomica; lui le spiega che non ha ancora visto nulla. La loro relazione (peraltro clandestina, visto che entrambi sono sposati) sembrerebbe destinata a durare soltanto poche ore, visto che il ritorno in patria della donna è imminente; ma anche durante il giorno successivo i due scoprono di non poter fare a meno di rivedersi. Scavando dentro di sé, come in una seduta di psicanalisi, lei gli racconta la storia del suo primo amore, negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale, quando aveva amato un soldato tedesco nella sua città natale, Nevers. Il montaggio incrociato e parallelo fra le scene di Hiroshima e della Francia unisce inevitabilmente le loro anime, ma anche quelle dei due paesi, nonostante le diverse modalità con cui hanno assistito alla fine della guerra. Tutto il film, a ben vedere, è un'unica e ininterrotta conversazione intensa e divagante fra i due personaggi, un flusso di pensieri e di coscienza che fonde le esperienze personali e intime con il vissuto sociale e politico, aiutato in questo dallo straordinario montaggio frammentato (i brevissimi flashback sono, letteralmente, dei brevi "flash di memoria"), al servizio di una narrazione non-lineare. Coproduzione franco-giapponese, il film non condivide soltanto due interpreti ma anche scene girate nei rispettivi paesi, con differenti troupe e direttori della fotografia: quello di Nevers è Sacha Vierny, quello di Hiroshima è Michio Takahashi. Il locale che la donna visita nel finale si chiama "Casablanca", e questo ha suggerito al critico James Monaco un parallelo con il celebre film di Curtiz: in entrambi si racconta "un'impossibile storia d'amore fra due persone che soffrono per una guerra distante". Da notare che i due protagonisti non si dicono mai i rispettivi nomi: nel finale si identificano con i loro luoghi di nascita: "Hiroshima è il tuo nome" - "E il tuo è Nevers, en France".

1 commento:

Marisa ha detto...

Uno dei film più intensi ed indimenticabili di sempre!
L'amore per il soldato tedesco (il nemico!) e poi la sua riattualizzazione attraverso l'incontro col giapponese (altro nemico!)è l'unico modo per rappresentare l'orrore della guerra con le sue proiezioni del "male" sull'estraneo e il disperato tentativo di Eros di riunire le coscienze.