23 settembre 2016

Les beaux jours d'Aranjuez (W. Wenders, 2016)

Les beaux jours d'Aranjuez
di Wim Wenders – Francia/Germania 2016
con Reda Kateb, Sophie Semin
*1/2

Visto al cinema Arcobaleno (in 3D), con Sabrina, in originale con sottotitoli (rassegna di Venezia).

Per portare sullo schermo un testo teatrale dell'amico Peter Handke (che fa un breve cameo durante il film, così come il cantante Nick Cave), Wenders sceglie di ricorrere al 3D, di cui evidentemente è ormai innamorato: scelta alquanto bizzarra, visto che la pellicola essenzialmente mostra soltanto due persone intente in una conversazione attorno a un tavolo e la terza dimensione sembra dunque superflua. Nel contesto, il regista immagina che uno scrittore (Jens Harzer), nella sua casa di campagna, al tempo stesso crei ed assista al dialogo fra i due personaggi, un uomo (Kateb) e una donna (Semin) che parlano di amore, sesso, vita e morte mentre siedono sulla veranda della villa, immersi nella natura e nel vento dell'estate. I due sono senza nome, simboleggiano forse gli uomini e le donne di tutto il mondo e di tutti i tempi: ma l'analogia principale è quella con Adamo ed Eva e il giardino dell'Eden (non a caso sul tavolo spicca, in bella vista, una mela rossa). Se la cornice ha il suo fascino, difficile è però rimanere concentrati e seguire con interesse il dialogo filosofico ed esistenzialista che si sviluppa fra i due personaggi di finzione, che fra domande e risposte, osservazioni e ricordi, accompagnano lo spettatore in un viaggio che – a parte alcuni passaggi più o meno indovinati – lascia alla fine il tempo che trova e dà l'impressione di non essere andato da nessuna parte. Nel frattempo il cagnolino della coppia si fa i fatti suoi, dal jukebox dello scrittore risuonano canzoni e ballate (fra cui "Into my arms", del citato Cave), la malinconia legata alla fine dell'estate (o del mondo?) sovrasta tutti. Alquanto esile, come se Wenders avesse avuto fra le mani il testo da portare in scena, abbia pensato giusto a un contesto e abbia voluto aggiungere il 3D per dare almeno un po' di "spessore". L'Aranjuez del titolo è la località spagnola dove il re iberico aveva una residenza estiva, con vasti giardini e ricchi orti, e di cui si rimpiange la perdita: un altro giardino dell'Eden, a suo modo.

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