24 aprile 2016

Jupiter - Il destino dell'universo (Wachowski, 2015)

Jupiter - Il destino dell'universo (Jupiter Ascending)
di Lana e Lilly Wachowski – USA 2015
con Mila Kunis, Channing Tatum
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Visto in TV.

Jupiter Jones (Mila Kunis), umile immigrata clandestina che si guadagna da vivere come donna delle pulizie, scopre di essere nientemeno che la reincarnazione di colei che un tempo era la legittima proprietaria della Terra. Il pianeta, insieme a molti altri sparsi nella galassia, fa infatti parte delle proprietà di una ricca famiglia reale (gli Abrasax) che ne "alleva" gli abitanti per ricavare da essi un elisir di giovinezza che poi vende in tutto l'Universo. Contro il ritorno di Jupiter e la rivendicazione dei suoi diritti si battono i suoi tre "figli", Balem (Eddie Redmayne), Titus (Douglas Booth) e Kalique (Tuppence Middleton), che non intendono lasciare che la ragazza si riappropri della loro eredità ma soprattutto che metta fine, per motivi etici, al loro "commercio". Per fortuna Jupiter sarà aiutata dagli ex legionari spaziali Caine (Channing Tatum) – un licatante (ibrido fra uomo e lupo) di cui si innamora – e Stinger (Sean Bean). Incaricati dalla Warner Brothers di sviluppare una franchise fantascientifica nuova di zecca, i fratelli (ora sorelle) Wachowski sfornano una variazione sul tema di "Matrix" (un mondo in cui misteriose entità extraterrestri “sfruttano” gli esseri umani a nostra insaputa) stavolta in chiave di space opera, ricca di effetti speciali, di viaggi interstellari e di strane creature aliene in un universo che alterna scenari quotidiano-famigliari ad altri barocco-esotici. I toni sono comunque più leggeri, con una storia che non si prende sempre sul serio (si pensi alla sezione con i burocrati), che si diverte a spiazzare le attese dello spettatore (Sean Bean non muore!), che gioca con cliché e citazioni ("Io non sono tua madre!", grida Jupiter, capovolgendo completamente la celebre frase di Darth Vader) e soprattutto che traccia un audace parallelo fra i genocidi intergalattici della dinastia Abrasax e i moderni metodi di sfruttamento delle imprese terrestri a scopi commerciali (come gli allevamenti di bestiame). Il successo al botteghino però non è arriso, e anche la critica statunitense è stata parecchio negativa: forse non solo per le scene d'azione lunghe e a volte confuse e per una sceneggiatura con diversi momenti incoerenti o sopra le righe, ma anche perché fondamentalmente la pellicola lancia un forte attacco al capitalismo, con il cattivo che agisce all'insegna del motto "Vivere è consumare" e che rivendica come la sua impresa debba “creare profitto” a ogni costo (che la protagonista sia di origine russa, dunque, forse non è un caso). In compenso, buona l'accoglienza da parte del pubblico femminile. Nel cast, da segnalare i piccoli ruoli per Bae Du-na (la cacciatrice motorizzata), Terry Gilliam (il vecchio ministro burocrate, in una scena che ricorda “Brazil”) e James D'Arcy (il padre di Jupiter).

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