3 novembre 2015

Strange circus (Sion Sono, 2005)

Strange circus (Kimyo na sakasu)
di Sion Sono – Giappone 2005
con Masumi Miyazaki, Issei Ishida
***

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Il cinema di Sion Sono, sopra le righe e non per tutti i gusti, è di certo estremo e disturbante, ma anche onirico e surreale: e proprio quest'ultima caratteristica dona alle vicende che racconta una patina di eclatante irrealtà, come in uno spettacolo di Grand Guignol, e trasforma i suoi personaggi in marionette da non prendere sul serio, anche quando sono al centro di storie di inumana crudeltà all'interno di una società malata e psicotica. Qui la cornice è quella, riassunta del titolo, di un bizzarro circo – forse solo un sogno, un'illusione o una schermatura – all'interno del quale la protagonista ricorda la sua storia. Sin da quando aveva 12 anni, la piccola Mitsuko viene molestata e violentata dal padre. Per difendersi dagli abusi, comincia a immedesimarsi nella madre Sayuri, e la cosa è reciproca. Dopo la morte accidentale di Sayuri, anche Mitsuko tenta di togliersi la vita, ma ottiene soltanto di rimanere paralizzata e su una sedia a rotelle. Tutto questo è accaduto realmente o è soltanto il soggetto di un romanzo della misteriosa scrittrice Taeko? A costei, a sua volta su una sedia a rotelle (ma si tratta solo di una finzione: in realtà può camminare benissimo), viene assegnato un nuovo assistente, il giovane e ambiguo Juji, deciso a scoprire se nei suoi perversi romanzi c'è qualcosa di autobiografico... "Che cosa è reale e che cosa non lo è?", si domanda uno dei personaggi nel finale. La triangolazione fra Mitsuko, Sayuri e Taeko lascia a tratti, durante la visione, confusi e storditi, al punto che ciascuna delle tre donne potrebbe essere la reale protagonista della storia, e le altre due frutto della sua immaginazione, sana o malata che sia. La pellicola alterna scene forti e ambienti barocchi e grotteschi con momenti di normale quotidianità, ma preme – più di altre volte – sul pedale dell'alterazione onirica della realtà (si pensi ai sogni, ai ricordi, alle narrazioni frammentate che costellano la storia sin dalle prime scene), con oggetti ricorrenti (la custodia del violoncello, la sedia a rotelle), immagini e metafore di ogni tipo (gli specchi, il sangue) che lasciano anche le numerose svolte e i colpi di scena aperte all'interpretazione dello spettatore. Il sottotesto, comunque, è sempre concreto e palpabile, un dramma famigliare a tinte forti con tanto di tragica vendetta finale. Nel comparto attoriale, ottima la multiforme Masumi Miyazaki, ma bene anche Issei Ishida nel difficile ruolo di Yuji. Hiroshi Oguchi è il padre-mostro Gozo, Rie Kuwana è Mitsuko da bambina. La colonna sonora, oltre a brani composti dallo stesso Sono, utilizza Debussy, Liszt, Bach e Saint-Saens in maniera straniante.

2 commenti:

Lakehurst ha detto...

l'ho trovato più pretenzioso che ben realizzato, buona l'idea, ma una realizzazione programmaticamente caotica anche senza una stretta necessità

Christian ha detto...

La caleidoscopia della messa in scena, con tanto di confusione fra realtà, finzione e sogni, è effettivamente un po' caotica ma fa parte integrante del fascino del film. Personalmente non mi ha dato fastidio, anzi proprio questa complessità e questa commistione di più piani di lettura mi ha aiutato ad andare oltre la scabrosità del soggetto, rendendolo più digeribile...