3 maggio 2015

Star Wars Episodio II: L'attacco dei cloni (G. Lucas, 2002)

Star Wars Episodio II: L'attacco dei cloni
(Star Wars Episode II: Attack of the clones)
di George Lucas – USA 2002
con Ewan McGregor, Hayden Christensen, Natalie Portman
*1/2

Rivisto in DVD.

Sono trascorsi dieci anni dalla fine del precedente film. Anakin Skywalker ha intrapreso l'addestramento Jedi sotto la guida di Obi-Wan Kenobi, dimostrandosi assai promettente ma anche irrimediabilmente impulsivo e arrogante, tanto da far esclamare al suo maestro in un'occasione "Sento che tu sarai la mia fine" (strizzatina d'occhio al pubblico che conosce bene i successivi sviluppi: nel film del 1977, proprio Anakin/Darth Vader ucciderà l'ormai anziano Kenobi). Come in "Episodio I", al centro della trama ci sono intrighi di natura politica ed economica: diversi sistemi stellari, spalleggiati dalla federazione dei mercanti, minacciano di lasciare la Repubblica. Alla guida dei separatisti c'è il Conte Dooku, ex cavaliere Jedi (fu allievo di Yoda, nonché maestro di Qui Gon-Jinn) passato al lato oscuro (nel finale scopriremo che, sotto l'identità di Darth Tyranus, è il nuovo adepto del signore oscuro dei Sith, ovvero il futuro imperatore, quel Darth Sidious che solo i più distratti faticheranno a identificare con l'ambiguo senatore Palpatine). Per far fronte alla minaccia (ma perché la tanto osannata democrazia della Repubblica non tollera che alcuni dei suoi membri possano scegliere di andarsene per la propria strada?), i cavalieri Jedi non sono sufficienti: nel Senato si discute dunque dell'opportunità di fondare un esercito. Padme Amidala, non più regina di Naboo ma rappresentante del proprio pianeta al Senato, è contraria, e si reca a Coruscant (la capitale della Repubblica) per votare contro la decisione. Scampata a un attentato, è però convinta a tornare sul proprio pianeta, scortata (guarda caso) dal giovane Anakin, che nel frattempo si è innamorato di lei, mentre il suo posto al Senato verrà preso temporaneamente da Jar Jar Binks (personaggio che, dopo l'accoglienza non certo entusiasta da parte di pubblico e critica, vede notevolmente ridotto il suo spazio sullo schermo). Nel frattempo Obi-Wan, indagando sul misterioso attentatore, scopre l'esistenza di un sistema stellare del tutto sconosciuto agli archivi e alle mappe della Repubblica: Kamino, sede dei "clonatori", una razza di alieni che da anni stanno creando un intero esercito di cloni, apparentemente su ordine degli Jedi stessi e della Repubblica.

Le famose "guerre dei quoti", citate di sfuggita in una sola frase nel primo "Guerre stellari" (quello del 1977), hanno sempre stimolato l'immaginazione dei fan della saga. Nella versione originale erano "clone wars", "guerre dei cloni", ma l'adattamento italiano dell'epoca scelse di modificare il termine, forse perché il pubblico generalista non aveva ben chiaro cosa fosse un clone (ma gli appassionati di fantascienza sicuramente sì). Probabilmente la frase era stata scritta da Lucas soltanto per dare un background ai suoi personaggi, senza avere in mente con precisione cosa fossero queste famigerate guerre cui i cavalieri Jedi (e segnatamente Obi Wan-Kenobi e Anakin Skywalker, il padre di Luke appunto) avevano partecipato. Ma ora, giunti al quinto film della serie (ovvero al secondo dei tre prequel), il regista-demiurgo della saga sceglie finalmente di svelarne i retroscena, forse (e inevitabilmente) deludendo un po' le aspettative che si erano accumulate in venticinque anni di tempo. Da un lato, l'esercito di droidi dei separatisti (ci risiamo: le battaglie fra robot sono il modo migliore per ridurre al minimo il sangue sullo schermo, in una saga sempre più rivolta a un pubblico adolescente); dall'altro, un'armata appunto di cloni del cacciatore di taglie Jango Fett (padre del Boba Fett che si vedrà nella trilogia classica), fatti creare in segreto da Dooku stesso (sotto l'identità di Darth Tyranus) e utilizzati incautamente dagli Jedi. Volute da Palpatine/Darth Sidious per destabilizzare la Repubblica, le guerre dei cloni non sono altro che una scusa per accentrare sempre più potere su di sé, nella strada che lo condurrà a diventare imperatore. Ma tutto questo si vedrà nel lungometraggio successivo. In questo, le guerre non occupano che le ultime sequenze, peraltro le migliori del film, che decolla davvero soltanto a partire dalla scena nell'arena su Geonosis (un omaggio ai peplum ma anche, visti i mostroni, al cinema di Ray Harryhausen). In precedenza, siamo di fronte forse al punto più basso dell'intera saga di "Star Wars", in particolare con lo sviluppo della love story fra Anakin e Padme, fra dialoghi di una banalità estrema e paesaggi da cartolina (le scene sono state girate in Italia, sul lago di Como).

La caratterizzazione dei personaggi è eccessivamente semplice e prettamente funzionale alla storia. Anakin, in particolare, anche per la recitazione non certo esaltante di Hayden Christensen, è del tutto privo di quel carisma che ci si attenderebbe da colui che diventerà Darth Vader: un ragazzino arrogante e stupido, i cui dialoghi lasciano qua e là anticipare le mosse future (come quando esprime la sua simpatia per Palpatine ed elogia la possibilità di una dittatura). Il peggio lo si ha, oltre che nelle melense scene del corteggiamento a Padme, nella sequenza in cui torna su Tattoine per salvare la madre. A parte che non si spiega come mai per dieci anni l'abbia lasciata in schiavitù (cosa ci voleva a tornare brevemente a riscattarla, magari subito dopo la fine della pellicola precedente?), l'intera sezione appare artificialmente scritta per costituire uno dei "momenti di passaggio" di Anakin verso il lato oscuro. L'essersi fatto dominare dalle emozioni, dalla rabbia e dal desiderio di vendetta, al punto di sterminare (fuori scena, ovviamente!) un'intera tribù di Tusken (i vecchi "Sabbipodi"), viene però rapidamente fatto passare in secondo piano dallo svolgersi degli eventi (nel resto della pellicola non se ne fa più menzione), in linea con una sceneggiatura che non si ferma quasi mai ad approfondire i passaggi chiave, preferendo saltare direttamente al momento successivo. Cosa resta? L'inseguimento fra auto voltanti nella moderna città di Coruscant (più che "Guerre stellari", sembra di guardare "Il quinto elemento"); il fascinoso pianeta oceanico di Kamino; e i consueti momenti di fan service di Lucas agli spettatori della trilogia classica: il ritorno dei droidi R2-D2 e C-3P0 (con quest'ultimo protagonista di alcune scenette comiche – come la sostituzione della sua testa con quella di un droide da combattimento, e viceversa – del tutto inutili ai fini della storia; ma evidentemente, "cassato" Jar Jar, serviva un'altra spalla comica); l'introduzione di Jango Fett e di suo "figlio" Boba (e pensare che ne "L'impero colpisce ancora" questi era soltanto uno dei tanti cacciatori di taglie assoldati da Vader: nessun accenno al fatto che le prime truppe imperiali fossero di fatto cloni di suo padre, come d'altronde lui stesso); l'apparizione degli giovani "zii" (di Luke) Owen e Beru; persino un riferimento ai piani della Morte Nera!

Non che gli altri personaggi, oltre ad Anakin, brillino per acume o personalità. I buoni, gli Jedi in testa (fra cui – a parte uno Yoda protagonista nel finale di un inatteso e spettacolare combattimento con la spada laser – spicca il Mace Windu interpretato da Samuel L. Jackson), sono sempre un passo indietro rispetto agli schemi di Palpatine, e alla fine decidono di portare in guerra l'esercito di cloni pur non conoscendo affatto i retroscena della sua creazione (fra parentesi, l'aspetto delle armature dei cloni è una perfetta via di mezzo fra l'armatura di Jango/Boba Fett e quella che avranno i futuri Stormtroopers imperiali). Dooku, interpretato da uno svogliato Christopher Lee, è cattivo ma non se ne capisce il motivo (tranne perché ce lo dice Lucas); Jar Jar, pur apparendo poco, riesce comunque a fare danno (ironicamente è proprio lui a chiedere al Senato della Repubblica di concedere "poteri speciali" a Palpatine). I migliori, a livello di cast, sono indubbiamente Ewan McGregor (che fa quello che può nei panni di Obi Wan-Kenobi) e Natalie Portman (impeccabile e affascinante come Padme Amidala). Il resto del film è sommerso in un eccesso di grafica digitale, con esplosioni, robot, alieni, mezzi e scenari digitali che lo rendono a tratti quasi un cartoon. La grafica è fin troppo pulita, lontana dallo stile "sporco" che aveva sempre caratterizzato la saga: è vero che siamo in una fase storica ancora precedente al crollo della Repubblica, ma è altrettanto vero che la Repubblica stessa è in crisi, e che di questa crisi nulla si intravede nella ricca città luminosa, colorata, trafficata e piena di locali notturni e di schermi pubblicitari di Coruscant. Detto già che il film diventa interessante solo nell'ultima mezz'ora, segnalo infine che nel finale Anakin perde un braccio in combattimento (proprio come accadeva con la mano di Luke nel capitolo centrale della vecchia trilogia), cominciando dunque a diventare Darth Vader anche fisicamente e non solo spiritualmente, e che la pellicola ha un finale cupo, anche in questo caso in analogia con "L'impero colpisce ancora". Nelle ultime scene si ode persino la marcia imperiale, prodromo alla catastrofe che verrà.

2 commenti:

Jean Jacques ha detto...

Confermo... una buddhanata, ma mi ha sempre divertito

Christian ha detto...

Per me è forse il peggior film di "Star Wars" (almeno finora... ^^').
Però, è vero, nel finale alcune cose divertenti ci sono: Yoda che combatte con la spada laser, per esempio.