23 aprile 2015

Comizi d'amore (Pier Paolo Pasolini, 1965)

Comizi d'amore
di Pier Paolo Pasolini – Italia 1965
con Alberto Moravia, Cesare Musatti
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Visto in divx.

Mentre girava per l'Italia alla ricerca delle location per "Il vangelo secondo Matteo", Pasolini decise di realizzare una serie di interviste per scoprire cosa pensassero gli italiani del sesso. Ne risulta un prezioso documentario d'inchiesta che fotografa le paure, la confusione, l'arretratezza e il conformismo dell'Italia dei primi anni sessanta a proposito della sessualità, argomento che in generale si rifiuta di indagare, nonché di questioni sociali quali la prostituzione, l'omosessualità, il matrimonio e il divorzio (all'epoca non ancora legale nel nostro paese). Oltre ad amici intellettuali (Alberto Moravia, Cesare Musatti, Oriana Fallaci, Camilla Cederna, Adele Cambria, Ignazio Buttitta, Giuseppe Ungaretti...) e ad alcuni divi (Peppino Di Capri, i calciatori del Bologna), Pasolini – sullo schermo doppiato da Lello Bersani – intervista contadini, operai, studenti, soldati, bagnanti sulle spiagge. Il quadro che ne esce è sconfortante: ignoranza, chiusura, ritrosia a parlare di sesso e ad uscire dai binari della morale cattolica o borghese, a seconda dei casi. Al Nord pare esserci più libertà, soprattutto per i giovani, ma le idee sul sesso sono parecchio confuse; al Sud c'è maggiore chiarezza e integrità, ma sopravvivono tradizioni che vedono la donna prigioniera di uno stato di inferiorità, fra l'elogio della gelosia maschile (il delitto d'onore) e il valore della verginità femminile. Peggio ancora va quando si toccano temi come l'omosessualità o le devianze, condannate e disprezzate senza nemmeno il tentativo di riflettere sull'argomento, come se tutto ciò che è diverso venisse considerato una minaccia diretta per sé stessi. Molti si esprimono a favore di una legge sul divorzio, soprattutto i giovani. Dove invece quasi tutti sembrano essere d'accordo è nell'attaccare la legge Merlin, che pochi anni prima aveva chiuso le case di tolleranza (l'argomento sembra uno dei pochi in cui gli intervistati ammettono senza remore di essere soggetti ad istinti di natura sessuale). In generale l'Italia del miracolo economico mostra di aver trovato il benessere materiale ma di essere ancora arretrata sessualmente (e spiritualmente). Pasolini è abile a porre domande che provocano una reazione senza lasciar trasparire le proprie idee, anzi a volte fingendo accondiscendenza verso gli intervistati: l'intera pellicola è attraversata da un'amara ironia, evidente nei titoli e nelle didascalie che la dividono in capitoli (come quello che annuncia la fine del primo tempo, consigliando allo spettatore di approfittare dell'intervallo per "pensare a tutt'altro" per qualche minuto), ma anche nei brevi momenti di "autocensura" in cui la voce degli intervistati viene zittita perché evidentemente il discorso si fa troppo esplicito.

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