18 febbraio 2015

The squaw man (Cecil B. DeMille, 1914)

The squaw man
di Oscar Apfel e Cecil B. DeMille – USA 1914
con Dustin Farnum, Red Wing [Lillian St. Cyr]
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Accusato di essersi appropriato di una somma di denaro destinata agli orfani di guerra (in realtà il colpevole è suo cugino Henry, che ha sperperato i soldi alle corse), il gentiluomo inglese Jim Wynnegate è costretto a fuggire negli Stati Uniti d'America. Qui si stabilisce nel West, dove si innamora dell'indiana Nat-u-ritch (che gli ha salvato la vita), la sposa e ha un figlio da lei. Ma quando il cugino, in punto di morte, riabiliterà il suo nome, Jim si troverà combattuto fra il tornare in patria (dove lo attendono agi e ricchezze) e rimanere con la sua nuova famiglia. Il destino deciderà per lui. Da un dramma teatrale di Edwin Milton Royle, un film che ebbe un grande successo di pubblico ma che è passato alla storia per tutta un'altra serie di motivi: innanzitutto è stato il primo lungometraggio girato a Hollywood (fino ad allora, nella sconosciuta cittadina californiana erano stati realizzati soltanto alcuni cortometraggi, primo fra tutti "In old California" di D.W. Griffith nel 1910); in secondo luogo, è da considerarsi il primo film in assoluto della Paramount Pictures (ai tempi chiamata Lasky Feature Play Company), destinata a diventare uno degli studi cinematografici più importanti del mondo; infine, è il film d'esordio del leggendario regista Cecil B. DeMille, qui coadiuvato dal collega Oscar Apfel. In seguito DeMille realizzerà altri due remake della stessa pellicola: un altro muto nel 1918 (andato perduto, con l'eccezione dell'ultima bobina) e una versione sonora nel 1931 (in italiano intitolata "Naturich la moglie indiana"). La narrazione è intensa, con il protagonista che attraversa diversi scenari (dalla Londra iniziale al Texas finale, passando per le scene a bordo della nave o quelle fra la neve; a un certo punto si passa arditamente dal West alle Alpi tirolesi!). Ma regia e montaggio sono ancora a livello elementare (da notare giusto una breve sequenza in split screen), e le inquadrature sono appena ravvivate dall'uso della profondità di campo nelle scene in esterni. Anche la caratterizzazione dei personaggi è alquanto semplicistica; da segnalare però la presenza di indiani buoni, o comunque simpatetici nei confronti dello spettatore: importante fu la scelta di un'attrice nativa americana per il ruolo di Nat-u-ritch, Red Wing alias Lillian St. Cyr (da non confondere con Lily St. Cyr, l'attrice di burlesque degli anni cinquanta!). Dustin Farnum aveva vestito i panni di Jim Wynnegate anche nella versione teatrale a Broadway.

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