23 maggio 2013

I duellanti (Ridley Scott, 1977)

I duellanti (The duellists)
di Ridley Scott – GB 1977
con Keith Carradine, Harvey Keitel
***

Rivisto in DVD, con Giovanni, Eleonora, Marco, Paola, Marta e Sabrina.

Per tutta la vita, l'ufficiale napoleonico Armand d'Hubert (Keith Carradine) è perseguitato dal "collega" Gabriel Feraud (Harvey Keitel), che ritiene di aver ricevuto da lui un'offesa da lavare con il sangue in un duello. Che si sia in pace o in guerra, che i due siano sullo stesso fronte (la campagna di Russia) o su fronti contrapposti (dopo l'esilio di Napoleone, Feraud rimane un fervente bonapartista mentre d'Hubert passa dalla parte di Luigi XVIII), ogni volta che le loro strade tornano a incrociarsi ecco che inevitabilmente il duello prosegue, senza mai giungere a una conclusione definitiva. Per il suo esordio cinematografico, Ridley Scott (fino ad allora regista pubblicitario) sceglie di adattare un racconto di Joseph Conrad, "Il duello" (inizialmente aveva pensato a "Cuore di tenebra", per poi farsi da parte quando venne a sapere che ci stava già lavorando Francis Ford Coppola). Il film ottenne un ottimo riscontro di critica, vincendo fra le altre cose il premio per la miglior opera prima al Festival di Cannes. Rispetto al racconto originale, la storia è ampliata (per esempio con l'introduzione del personaggio di Laura, la donna amata da Armand) ma soprattutto è narrata in maniera assai cinematografica. Uno dei suoi maggiori pregi, che diverrà peraltro il marchio di fabbrica del regista, è proprio la qualità pittorica e naturalistica dell'immagine, grazie alla cura estrema della luce e della fotografia, che esalta gli scenari e gli ambienti. Anzi, come spesso capita con Scott, la forma rischia di prevalere sulla sostanza: se visivamente si resta abbagliati e affascinati dalla ricostruzione storica, dagli echi kubrickiani (evidenti i rimandi estetici e manieristici a "Barry Lyndon") e tarkovskiani (la campagna che fa di sfondo al duello conclusivo, con le sue rovine fra la vegetazione, sembra una regione della "Zona" di Stalker), per contro la trama è davvero esile e all'approfondimento psicologico dei personaggi (soprattutto di Feraud, ridotto alla sua ossessione per il duello che lo porta persino a mistificare la realtà, quando gli viene chiesta la ragione del suo scontro con Armand) è dato poco spazio. Ma ciò nonostante, il film funziona benissimo: Feraud in fondo è il "cattivo" della storia, e la sua inspiegabile ostinazione (agli occhi tanto di d'Hubert quanto dello spettatore) ne fa un "mostro" simile all'Alien del film successivo del regista (o al camionista rivale di "Duel"). Di contro, del più limpido Armand seguiamo da vicino tutte le vicende, l'evolversi della carriera, il farsi una famiglia, il cercare di ricostruirsi una vita normale al di fuori dell'esercito e della politica (pur rimanendone sempre coinvolto): il film non è simmetrico, è lui il vero protagonista con cui identificarsi. Nel cast anche Albert Finney, Tom Conti, Robert Stephens, Diana Quick, Cristina Raines e, in un ruolo minuscolo (il valletto-barbiere del generale Treillard), Pete Postlethwaite (alla sua prima apparizione sul grande schermo). Alla resa dei conti, la pellicola si rivela un esordio con i fiocchi, grazie anche a due interpreti in stato di grazia: certo che, a giudicare dai suoi tre primi lungometraggi (dopo questo ci furono "Alien" e "Blade Runner"), ai tempi si sarebbe stati tentati di collocare Scott nell'olimpo dei grandi registi, alla pari di Kubrick o Kurosawa: in seguito, invece, alternerà pochi altri film di grande livello a tante pellicole deludenti. Per l'aspetto puramente tecnico, comunque, resta uno dei miei preferiti; sarà per questo che non mi perdo mai un suo lavoro.

5 commenti:

marco c. ha detto...

Visto anni fa. Un film memorabile nel vero senso della parola (cioè che ogni tanto ci ripensi).

Adriano Max ha detto...

Uno dei miei film preferiti ... tecnicamente mi ha insegnato l'uso del filtro degradante in fotografia ! ^_^

http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/nl_index.html/_/fotografia-generale/immagine-e-fotografia-r104

Marisa ha detto...

Sono pienamente d'accordo con Marco. Memorabile non perchè sia un capolavoro, ma perchè scopri che ti è rimasto nella "memoria" in modo sottile ed inquietante, soprattutto quando ti imbatti in antipatie inspiegabili e in attacchi apparentemente gratuiti, con un senso però di deja-vu. Che sia questa la legge del karma?...

marco c. ha detto...

Quoto: "soprattutto quando ti imbatti in antipatie inspiegabili e in attacchi apparentemente gratuiti". Intendevo proprio riferirmi a quando ripensi alla follia dell'eterno ritorno della vendetta di Feraud.

Christian ha detto...

Adriano: capisco quel che dici. Anche nei suoi film meno belli, la fotografia è spesso uno dei punti di forza dei lavori di Ridley Scott.

Bella questa immagine!

Marco e Marisa: In effetti il tema dell'ossessione e della vendetta, che nasce dal racconto di Conrad, è stato reso particolarmente bene, meglio che in tanti film western o di kung fu magari basati sullo stesso argomento.