14 maggio 2013

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

Confessions (Kokuhaku)
di Tetsuya Nakashima – Giappone 2010
con Takako Matsu, Yukito Nishii
***

Visto al cinema Apollo, con Sabrina.

Yuko Moriguchi, insegnante in una scuola media, scopre che due alunni – che lei chiama "studente A" e "studente B" – sono i responsabili della morte della sua figlioletta di tre anni, avvenuta pochi mesi prima. Poiché i due ragazzi, anche se venissero incriminati, sono protetti dalla legge giapponese sui delitti commessi da minori, anziché denunciarli l'insegnante preferisce mettere in atto una terribile vendetta personale, di cui rivela i particolari alla classe nell'ultimo giorno di lezione prima di dimettersi. Dopo la sua "confessione", il resto della pellicola è composto dalle "confessioni" interlacciate degli altri protagonisti della storia: lo "studente A" è il brillante Shuya, che ha organizzato il delitto nella speranza di attirare l'attenzione della madre che lo ha abbandonato quando era piccolo; lo "studente B" è Naoki, l'esecutore materiale, irretito da Shuya che gli ha fatto credere di avere finalmente un amico e di poter realizzare per una volta qualcosa di importante; altre "confessioni" sono quelle della madre di Naoki, che dopo l'omicidio vede il figlio rinchiudersi in sé stesso, e di Mizuki (Ai Hashimoto), la capoclasse, l'unica che cerca di stabilire un legame affettivo con Shuya. Con questo insolito thriller psicologico dalle atmosfere scabrose e ricco di colpi di scena fino alla fine, il regista di "Kamikaze girls" adatta un fortunato romanzo (di Kanae Minato, casalinga al suo esordio letterario) e realizza un film che, se da un lato ha il suo punto di forza nella sceneggiatura che "incastra" fra loro le diverse vicende dei personaggi, saltando a volte avanti e indietro nel tempo per mostrare gli snodi chiave da diversi punti di vista (peccato solo che, fra i tanti personaggi, non ce ne sia uno con il quale lo spettatore possa stabilire un legame empatico: di conseguenza il film – come ha scritto un critico – è "virtualmente impenetrabile a livello emotivo"), dall'altro si affida al suo consueto stile folgorante e visivamente eccelso, grazie anche a una straordinaria fotografia dai toni cupi e plumbei. Pur con il linguaggio del thriller (e il formalismo visivo dell'horror), il film indaga profondamente nel malessere della società e della gioventù giapponese: colpiscono l'indifferenza per la vita e i sentimenti altrui, l'egoismo e la crudeltà di ragazzi di tredici anni (ma non solo), a volte "anestetizzati" e altre volte socialmente psicopatici, così come i riferimenti a casi di cronaca nera avvenuti realmente o a celebri antefatti letterari (è espressamente citato, per esempio, "Delitto e castigo" di Dostoevskij). La regia di Nakashima, che non perde mai il controllo sulla materia trattata, non rinuncia poi ad alcuni tocchi visionari (uno su tutti, l'esplosione nel finale, "riavvolta" a ritroso e al rallentatore). Il coniglietto rosa presente sui vestiti e sui gadget della piccola Manami, la figlia di Yuko, è evidentemente uno spoof di Hello Kitty.

4 commenti:

Stefania Quarta ha detto...

sono arrivata qui per caso e mi piace moltissimo! Ti seguo. ti aspetto da me.

Christian ha detto...

Grazie Stefania, ricambierò la visita!

Fabio ha detto...

Questo film l'ho pescato guardando la classifica dei migliori film del 2010 su IMDB, ed era un po' che lo volevo vedere.
Mi è piaciuto molto, sempre in crescendo e finale bellissimo. Mi ha colpito una cosa: nella prima scena, la mancanza di disciplina dei ragazzi in classe. Ma non siamo in una scuola giapponese? E' cambiato qualcosa mentre mi sono distratto?

Christian ha detto...

Sarà l'eccezione che conferma la regola! ^^
Scherzi a parte, non saprei: magari abbiamo una visione un po' idealizzata di certi aspetti della società giapponese: anche lì il disagio, l'indisciplina e la ribellione giovanile devono trovare sfogo di tanto in tanto...