13 aprile 2012

Il pensionante (A. Hitchcock, 1926)

Il pensionante (The Lodger: A Story of the London Fog)
di Alfred Hitchcock – GB 1926
con Ivor Novello, June Tripp
***

Visto in DVD.

Tratto da un romanzo di Marie Belloc Lowndes ispirato ai delitti di Jack lo squartatore, il terzo lungometraggio di Hitchcock è universalmente considerato – anche dal regista stesso – come il suo “primo vero film”. E non solo perché si tratta di un thriller e non di un melodramma come i due precedenti, ma perché per temi, stile e tecnica presenta già tutti gli elementi che caratterizzeranno in seguito i suoi capolavori: la suspense, l’ambiguità, il sospetto, l’innocente accusato ingiustamente, il meccanismo narrativo semplice ma perfetto. Londra è scossa da un misterioso assassino che si firma “The avenger” (Il vendicatore) e che uccide solo giovani donne bionde. I delitti avvengono sempre per le strade e di martedì sera, i giornali non parlano d’altro (notevole la sequenza in cui il regista mostra tutti i passaggi della propagazione di una notizia, dal reporter che detta l’informazione all’agenzia fino alla distribuzione delle copie stampate), le ragazze bionde indossano parrucche scure per non correre rischi (mentre le brune se la ridono). In una pensione a conduzione familiare, proprio nella zona della città dove sono concentrati i delitti, giunge un nuovo e misterioso inquilino, un giovane taciturno, sinistro e ambiguo che ben presto catalizza su di sé i sospetti dei padroni di casa, anche perché sembra ossessivamente attratto dalla loro (naturalmente bionda) figlia Daisy. Questa è fidanzata con un poliziotto, ma in qualche modo subisce l’attrazione del nuovo venuto, ignorando tutti i segnali di pericolo. In un crescendo di tensione, anche lo spettatore è portato a sospettare del pensionante: appena entrato in camera lo vediamo turbato dai quadri che rappresentano donne bionde, tanto che chiede di toglierli; segue Daisy nell’atelier dove lavora come modella e le fa un regalo inaspettato; più volte sembra che sia preso da un impulso irrefrenabile di farle del male (quando afferra l’attizzatoio del camino, per esempio; o nella sequenza in cui la ragazza sta facendo il bagno, che per certi versi sembra anticipare addirittura la celebre scena della doccia di “Psycho”); esce di soppiatto, mascherato, proprio il martedì sera, per fare ritorno dopo che il delitto si è compiuto; annota diligentemente su una mappa (usando il triangolo, simbolo del “Vendicatore”) tutti i luoghi dove si sono verificati gli omicidi; e il suo atteggiamento è costantemente tormentato e disturbato, segno che nasconde qualcosa. Naturalmente si rivelerà innocente (il vero colpevole, fra l’altro, non viene mai mostrato sullo schermo), e nel finale scampa per un pelo al linciaggio della folla che lo insegue e che lo raggiunge quando, ammanettato, rimane appeso a una cancellata. La tecnica registica di Hitch (pur con evidenti influenze da Murnau e da Lang) è già matura: fa grande uso di primissimi piani (come quello che apre il film, una ragazza che urla dal terrore), di scritte ad effetto (l’insegna lampeggiante al neon di un teatro di varietà, “Tonight Golden Girls”, che sembra il manifesto programmatico dell’assassino) e di sovrimpressioni (il pensionante che cammina al piano di sopra, i cui passi si “vedono” attraverso il soffitto), sfrutta al meglio la fotografia (con l’illuminazione da dietro per far risaltare i riccioli biondi delle vittime) e le scenografie (la nebbia nelle strade di Londra), cura la psicologia dei personaggi (i sospetti della padrona di casa, la gelosia del poliziotto, l’ingenuità di Daisy), insiste sul legame fra sesso e morte, e confeziona un “giallo” che sorprende per il colpo di scena finale e che venne considerato, alla sua uscita, come il film più importante prodotto fino ad allora in Gran Bretagna. Il progetto originale prevedeva di terminare il film senza svelare se il protagonista fosse colpevole o innocente, ma la presenza di Ivor Novello – una star dell’epoca – spinse lo studio a modificare la sceneggiatura. Il grande successo di pubblico (in seguito ne vennero realizzati diversi remake sonori, di cui il primo, nel 1932, ancora con Novello) diede una forte spinta alla carriera dell’allora ventisettenne regista. Nel film sono inclusi anche i primi dei suoi consueti cameo: Hitchcock appare all’inizio, di spalle, seduto a un tavolo nella sala stampa, e poi in mezzo alla folla nel finale.

3 commenti:

ROBERTO ha detto...

Splendido film, bellissima recensione. Un saluto

Alessandra ha detto...

Grande Hitchcock che parte assolutamente nel migliore dei modi. La scena dell'attizzatoio ce l'ho ancora davanti agli occhi!!

Ale55andra

Christian ha detto...

Sicuramente è il film migliore (e più importante) del primissimo periodo di Hitchcock, e non sfigura rispetto ai grandi lavori successivi... ^^