9 febbraio 2012

Hugo Cabret (M. Scorsese, 2011)

Hugo Cabret (Hugo)
di Martin Scorsese – USA 2011
con Asa Butterfield, Ben Kingsley
***

Visto al cinema Colosseo (in 3D), con Marisa.

Agli inizi degli anni trenta, il piccolo orfano Hugo Cabret vive clandestinamente nella stazione di Montparnasse di Parigi, dove – aggirandosi fra stanze segrete, meccanismi e ingranaggi – si preoccupa di far funzionare correttamente i numerosi orologi presenti nell'edificio. L'unico legame che gli resta con il padre, scomparso in un incendio, è un misterioso automa scrivano che l'uomo stava cercando di riparare prima di morire. Per renderlo di nuovo funzionante, Hugo ruba pezzi di ricambio dal negozio di giocattoli della stazione, il cui proprietario nasconde un segreto che il bambino cercherà di svelare con l'aiuto della coetanea Isabelle. Adattando il libro di Brian Selznick, Scorsese realizza il suo primo film per bambini, nonché il suo primo film in 3D: apparentemente una pellicola per famiglie come tante altre, man mano che la trama procede si rivela un esplicito omaggio al cinema degli albori, immergendo lo spettatore nella magia delle opere di George Méliès. Pioniere degli trucchi ottici e degli effetti speciali, Méliès fu il primo cineasta a usare il linguaggio della settima arte per descrivere mondi fantastici e raccontare sogni e mirabolanti avventure anziché riprodurre semplicemente la realtà, come avveniva invece nei primi esperimenti dei fratelli Lumière. Già illusionista e giocattolaio (i cenni biografici narrati nel film sono in gran parte autentici), fu autore di centinaia di film (spesso colorati direttamente sulla pellicola): il più celebre, pluricitato nella pellicola di Scorsese, è il "Viaggio nella luna" del 1902. E il regista italoamericano utilizza il 3D – oltre che per rendere vivo e avvolgente l’ambiente della stazione di Montparnasse (a un certo punto cita anche il celebre incidente ferroviario del 1895) – proprio per riprodurre in tre dimensioni gli stessi film di Méliès (e quelli dei Lumière: in particolare "L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat", con gli spettatori che si spaventano credendo di essere travolti, che in versione stereoscopica acquista ancora maggior realismo): una “giunzione” fra i due estremi della storia – e della tecnica – del cinema che ha davvero del magico. Innumerevoli, comunque, le citazioni cinematografiche: Hugo e Isabelle assistono al cinema a "Preferisco l’ascensore" con Harold Lloyd (la famosa scena in cui l’attore rimane appeso alle lancette di un orologio sulla facciata di un palazzo, ripresa – oltre che in questo film, nella sequenza in cui lo stesso Hugo si appende alle lancette dell’orologio di Montparnasse – anche da Jackie Chan in "Project A"), mentre del montaggio fanno parte alcuni filmati d'epoca sulla guerra (che scorrono sulle note della “Gnossienne n. 1” di Erik Satie: ma la colonna sonora – per il resto di Howard Shore – comprende anche la “Danza macabra” di Saint-Saëns) e brevi flash con Louise Brooks, Buster Keaton, Charlie Chaplin, Rodolfo Valentino e mille altri protagonisti del cinema muto. Curioso, a questo proposito, come nello stesso anno – il 2011 – siano usciti due film che rendono omaggio al cinema degli esordi (l'altra è ovviamente "The Artist"), entrambi dati fra i favoriti agli Oscar: evidentemente ci troviamo in un periodo particolarmente nostalgico. E pensare che una è una pellicola francese che omaggia il cinema americano, l'altro è un film americano che omaggia il cinema francese. Scorsese, poi, è ancora più ammirevole perché è riuscito a rivolgere il suo appassionato grido d’amore per il cinema proprio ai più giovani (non dimentichiamo che il target della pellicola è comunque infantile). Accanto ai due protagonisti bambini (Asa Butterfield e Chloë Grace Moretz, il cui personaggio – entusiasta ed accanita divoratrice di libri – ricorda l'Hermione di "Harry Potter") si muove un interessante cast di adulti, a partire da Ben Kingsley nei panni di Méliès: Sacha Baron Cohen è l’ispettore ferroviario (i cui inseguimenti a Hugo lungo le banchine della stazione forniscono gli inevitabili momenti comici di questo tipo di film, di cui si poteva forse fare anche a meno), Jude Law è il padre di Hugo, Christopher Lee è il libraio, Helen McCrory è la moglie di Méliès, Emily Mortimer è la fioraia.

12 commenti:

A Gegio film ha detto...

Dopo remake, sequel, reboot etc, mancavano gli omaggi al cinema delle origini. Ma in questo caso si parla di Scorsese in 3-D, quindi vale la pena andare a vederlo.

Christian ha detto...

Che il cinema americano sia ormai a corto di idee è evidente da tempo. Certo, in questo caso a garantire la qualità c'è Scorsese (che pure la sua quota di sequel e di remake – leggi "Departed" – l'ha sfornata...), ma non c'è dubbio che preferirei riguardarmi direttamente i film degli anni '10, '20 e '30 piuttosto che questi "omaggi", per quanto belli e ispirati.

marco46 ha detto...

gran bel film, davvero
non so se beccherà l'Oscar (la concorrenza è fortissima), ma la regia di Scorsese dovrebbe essere premiata

Christian ha detto...

Credo proprio che l'Oscar di quest'anno sarà una questione privata fra "Hugo Cabret" e "The artist", a meno di un improbabile inserimento di "Paradiso amaro" di Payne (che non ho ancora visto).

Marisa ha detto...

Spero che la maggior parte degli spettatori che non conosce Méliés venga incuriosita e si prenda la briga di cercare quello che è ancora possibile vedere di questo grande pioniere del cinema.
Sarebbe questo il vero omaggio e l'unico modo per non dimenticarlo.

Christian ha detto...

Speriamo che qualcuno non creda che si tratti di un personaggio inventato...

Anonimo ha detto...

Bè, potrebbe capitare. Comunque secondo me questo film è veramente magico, così come è magico il cinema che viene raccontato e omaggiato in esso.

Ale55andra

Christian ha detto...

"Magico" è la parola giusta: il film fa proprio capire che il cinema è una magia, e che i cineasti sono (o dovrebbero essere: molti oggi se ne sono dimenticati) dei "maghi", com'era Méliès.

Christian ha detto...

Aggiornamento Oscar: "Hugo Cabret" ha vinto cinque statuette, tutte in categorie tecniche (fotografia, effetti speciali, sonoro, montaggio sonoro e scenografia).

Luciano ha detto...

Un film molto piacevole e interessante che in effetti è importante anche per spronare i più pigri a rivedere il cinema delle origini.

MonsieurVerdoux ha detto...

Gran bel film Hugo Cabret, soprattutto perchè è un film che riscopre la funzione didattica del cinema: secondo me tutti dovrebbero mandare i propri figli a vedere questo film, per insegnare loro (e ricordare a noi) come tutto è cominciato. Un inno alla magia del cinema (non è un caso che molti dei pionieri della settima arte, Melies in testa, nascessero come illusionisti) alla sua straordinaria forza e al suo potere. Peccato solo per alcune scelte in fase di stesura della sceneggiatura (personaggi inutili come quello della fioraia, sequenze evitabili come quella del poliziotto che nel finale rincorre Hugo col suo cane), ma questi piccoli difetti, in fondo, sono poca cosa, di fronte alla passione e all’amore per la settima arte che trasuda da questa pellicola.

Christian ha detto...

Anche a me le sequenze degli inseguimenti (e in generale tutto il personaggio della guardia) non hanno convinto, sono un po' troppo da film per bambini tipo "Mamma, ho perso l'aereo". Concordo invece sulla funzione didattica della pellicola, che spero sia recepita non solo dai bambini ma anche dagli adulti (e lo stesso vale per "The artist": quanta gente si è "stupita" del fatto che un film muto possa essere piacevole e coinvolgente...).