12 aprile 2010

L'uomo nell'ombra (R. Polanski, 2010)

L'uomo nell'ombra (The ghost writer)
di Roman Polanski – GB/Germania/Francia 2010
con Ewan McGregor, Pierce Brosnan
***

Visto al cinema Colosseo, con Marisa.

Un abile ghost writer, ovvero uno "scrittore ombra" (per tutta la pellicola non sapremo mai il suo vero nome), viene assunto per redigere l'autobiografia dell'ex primo ministro britannico Adam Lang, dopo che il suo predecessore – che aveva già completato una prima stesura del manoscritto – è rimasto vittima di uno strano "incidente", cadendo da un traghetto. Il politico, che ha terminato da poco il suo mandato (e che è modellato in maniera evidente su Tony Blair), vive ora in una piccola isola negli Stati Uniti ed è tornato al centro dell'attenzione dei media per l'accusa di aver approvato metodi illegali (rapimenti, torture) nella lotta contro il terrorismo. Recatosi sull'isola per intervistarlo, e sviscerando il suo passato, lo scrittore inizia a scoprire strane contraddizioni, verità che qualcuno non vorrebbe riportare alla luce... Dopo alcuni anni, Polanski torna al thriller con un tesissimo lungometraggio di (fanta)politica, tratto da un romanzo di Robert Harris (che ha contribuito alla sceneggiatura), nel quale non è difficile leggere in controluce una critica all'operato di Tony Blair e al suo incondizionato sostegno alla "guerra al terrore" voluta da Bush ("Mi citi una sola decisione presa da Adam Lang che sia andata contro l'interesse degli Stati Uniti d'America", domanda uno degli accusatori dell'ex premier): ma al di là dei riferimenti politici e al mondo reale, il film funziona benissimo anche come semplice pellicola di genere, con sequenze di grande suspence e una storia ricca di complotti, segreti, cospirazioni e atmosfere paranoiche. D'altronde il regista polacco è sempre stato un maestro nel costruire una tensione che monta lentamente (molto lentamente: la pellicola si prende i suoi buoni tempi per costruire un intreccio coinvolgente) e e nello sfruttare nel migliore dei modi un'ambientazione isolata e circoscritta. Se i colpi di scena non mancano fino all'ultima inquadratura, anche la caratterizzazione dei personaggi lascia decisamente soddisfatti (grazie anche alle ottime interpretazioni, su tutte quella magistrale di Ewan McGregor nei panni di un uomo "comune" che si ritrova prigioniero di un intrigo colossale: ma sono bravi anche Brosnan, che dà vita a un Lang/Blair con il giusto mix di ambiguità e ingenuità, e Olivia Williams nei panni di sua moglie; e ci sono piccole parti per James Belushi, Kim Cattrall e persino un cameo di Eli Wallach!), per non parlare degli aspetti tecnici (la fotografia suggestiva; la musica di Alexandre Desplat, ricca di atmosfera; e le scenografie intriganti, come la villa dall'arredamento minimalista nel quale si svolge gran parte della storia).

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Straordinario davvero. Ho amato moltissimo le atmosfere create dalle perfette ambientazioni e dalla stupenda fotografia. Per non parlare della regia di Polanski che si esplica in tutta la sua grandezza soprattutto nella bellissima sequenza finale.

Ale55andra

Christian ha detto...

Sì, un film davvero molto bello, direi senza nessuna sbavatura. E dire che di solito i thriller di Polanski ("Frantic", "La nona porta") mi piacciono di meno rispetto ai suoi film più psicologici. Forse mi sono anche tenuto un po' basso con il voto...

Martin ha detto...

Tanto per capire Christian, visto che il paragone mi sembra ci possa stare.
Meglio questo di Shutter Island?

Christian ha detto...

In realtà sono due film abbastanza diversi, per quanto entrambi molto belli e diretti magistralmente... Direi che forse questo mi è piaciuto di più, ma naturalmente dovrei vederli più di una volta.