17 aprile 2008

Juno (Jason Reitman, 2007)

Juno (id.)
di Jason Reitman – USA 2007
con Ellen Page, Michael Cera
**1/2

Visto al cinema Colosseo, con Hiromi.

Rimasta incinta dopo la prima esperienza sessuale con un coetaneo, la sedicenne Juno decide di portare a termine la gravidanza per poi donare il bambino in adozione a una ricca coppia sterile (interpretata da Jason Bateman e Jennifer Garner), la cui vita perfetta e la cui armonia si rivelano però soltanto apparenti. Dopo "Thank you for smoking", il figlio di Ivan Reitman conferma il suo buon inizio di carriera con un altro film leggero, simpatico e un po' ruffiano, tutto incentrato come il precedente su una protagonista eccentrica (per la sua maturità) e su un tema, se non trasgressivo, comunque "delicato" ma trattato con ironia e senso della misura. Se il tentativo di alcuni media e pseudo-politici italiani di spacciarlo per un film contro l'aborto alla prova dei fatti si dimostra del tutto privo di senso (la pellicola parla infatti di tutt'altro, e il tema dell'interruzione di gravidanza è sfiorato appena in una breve scena all'inizio), si rimane invece piacevolmente colpiti dall'assenza di un certo tipo di retorica: non c'è un solo momento in cui Juno si lasci tentare dalle gioie della maternità, anzi la sua decisione è mantenuta con coerenza e convinzione fino alla fine e mai messa in dubbio. Nel complesso, un film gradevole che si iscrive perfettamente nello stile recente della commedia indipendente americana, ma senza graffiare particolarmente.

19 commenti:

Martin ha detto...

A differenza di molti altri hai colto molti dei "veri" temi e caratteristiche del film e soprattutto hai colto la vera portata di un film bello ma esageratamente incensato.
Non che avessi dubbi a riguardo.
Piuttosto mi viene da dire che anche solo citarle certe pretestuose polemiche fa il gioco di chi strumentalizza le cose per biechi motivi d'opportunità. Meglio rispondere con l'indifferenza secondo me.

Christian ha detto...

Forse hai ragione, ma a volte certe cose è anche meglio sottolinearle. Proprio ieri, in pizzeria, un amico al quale avevo detto che l'avevo appena visto mi ha risposto "Juno? Ah, quel film sull'aborto?"...

Luciano ha detto...

Sono sostanzialmente d'accordo con te (soprattutto riguardo al fatto che nel film non c'è retorica, difetto questo presente in tanto cinema italiano). E credo che Juno sia piaciuto ad entrambi con le dovute differenze.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Dopo milioni di giudizi super entusiasti, compreso il mio, finalmente uno tiepido. Forse sei il secondo che non è rimasto folgorato dal film.

Christian ha detto...

Luciano: Sì, se ci fosse stato il finale retorico, con lei che decide di tenersi il bambino, non l'avrei sopportato.

Roberto: Il film è carino e gradevole, e fa il suo lavoro, ma secondo me lascerà ben poche tracce di sé. E credo che fra un paio di anni nessuno se lo ricorderà in modo particolare.

Christian ha detto...

Vorrei però fare un'altra osservazione: più che per il tema della gravidanza giovanile, il film mi è sembrato interessante per come prosegue a mettere in luce la pesante frattura generazionale che attraversa la società americana, caratterizzata dall'infantilità e immaturità di genitori e insegnanti (e qui ci metto anche Mark, eterno bambinone) e dalla loro assoluta mancanza di reale comunicazione con gli adolescenti, quasi lasciati a sé stessi (vedi anche altre pellicole recenti, anche molto diverse da questa, come i due film di Van Sant "Elephant" e "Paranoid Park", i cui protagonisti fanno una brutta fine soltanto perché sono evidentemente meno "corazzati" e disillusi di Juno).

Martin ha detto...

Su questo non mi trovo molto d'accordo Christian, non trovo infantili o immaturi i genitori di Juno che anzi è cresciuta così forse proprio grazie a loro.
E tutto sommato tra loro un certo dialogo c'è e seguono la figlia passo per passo in tutto quello che succede con responsabilità ed amore.
E Mark perchè sarebbe infantile? Perchè ascolta ancora musica punk e si guarda ancora i film di Hershell Gordon Lewis?
O sarebbe un immaturo perchè non ce la fa più a stare con una moglie ossessionata dall'apparire in quella casa di bambole in cui tutto deve essere perfetto?
Mark mi appare invece come il tipico quarantenne o quasi cresciuto ad avere un proprio immaginario a cui rimanere legato anche negli anni della maturità.
Se è bambinone lui, lo è quanto la maggior parte della nostra generazione.
E io non penso proprio di esserlo.

Christian ha detto...

Be', no, con il padre Juno non ha praticamente alcun rapporto: lo hai forse visto consigliarla o guidarla come dovrebbe fare un genitore con la figlia? Le vuole bene, certo, ma quasi non si accorge di niente, perduto com'è nei suoi condizionatori, al punto che lei prende le proprie decisioni da sola e le vive al di fuori del nucleo familiare. Quanto a Mark, è un quarantenne che si trova più a proprio agio con una sedicenne (forse se ne innamora addirittura) che con una persona della sua età. Per me dei due coniugi è lui quello che fa la figura peggiore, ed è sicuramente più infantile non solo di Juno ma anche di Vanessa.

Martin ha detto...

Mi pare che abbiamo visto film diversi allora, io ho visto sia il padre che la matrigna presenti nei momenti chiave (dai genitori adottivi, durante le visite mediche e in tante comoventi attenzioni) e il fatto che Juno sia una ragazzina indipendente non fa dei genitori dei cattivi genitori.
L'accusa di infantilità e immaturità dei genitori mi appare ancora di più campata in aria.

Christian ha detto...

Non ho mai scritto che il padre sia un cattivo genitore, ma solo che da questo e altri film recenti traspare un distacco comunicativo fra il mondo degli adolescenti e quello degli adulti, con i primi che appaiono più maturi e responsabili dei secondi, che invece vivono in un loro mondo senza contatto con la realtà. Fra l'altro, in un cinema americano che tende spesso a fare l'elogio dell'eterno Peter Pan e del giovanilismo, a me fa invece piacere vedere finalmente apparire film in controtendenza. In ogni caso, sono già tre commenti in cui sto ripetendo le stesse cose, direi di terminarla qui: se tu non ritieni che il padre sia tutt'altro che un punto di riferimento per Juno, o che appaia meno consapevole e maturo della sua stessa figlia, e soprattutto che Mark non sia ritratto come un eterno bambinone, incapace di relazionarsi con la moglie e che vive nel timore di dar vita a una famiglia, allora lasciamo stare... Ti faccio però notare che la mia osservazione era generalmente riferita a "genitori e insegnanti", ossia a quelli che dovrebbero essere gli interlocutori adulti degli adolescenti, e non esplicitamente al padre di Juno (mentre Mark, sì, lo citavo esplicitamente). Ciao!

Christian ha detto...

Comunque resta una questione relativamente marginale all'interno del film, non a caso l'ho menzionata soltanto in un commento e non nel post, e comunque mi è venuta in mente solo dopo aver discusso del film con mia madre che invece la ritiene così importante da farne la sua chiave di lettura dell'intera pellicola... A proposito, il fatto che Jason Reitman sia a sua volta figlio di un celebre padre avrà influenzato in qualche modo la sua caratterizzazione del padre della protagonista?

Martin ha detto...

Inutile dire che sono più d'accordo con te che con tua mamma. In film come Elephant si può dire davvero che famiglie disfunzionali abbiamo prodotto adolescenti senza punti di riferimento e infatti si vede che combinano.
Nel caso di Juno se dei problemi ci sono sono quelli degli adolescenti di sempre.
Peggio di lei mi sembra messa la sua amica, quella belloccia che ride sempre, in cui si può davvero ipotizzare un certo tipo di genitore come lo descrivi tu.
Su Mark posso solo farti notare che la moglie è quella che si fa delle gran seghe mentali su quale giallo scegliere per la cameretta, due gialli praticamente identici e infatti lui la guarda in maniera piuttosto perplessa.
Secondo me è stato mostrato proprio che dietro la facciata di famiglia perfetta ci fosse dietro tanta ipocrisia dovuta ai limiti di entrambi i coniugi.
Meglio tutto sommato la famiglia di Juno capace di tirar su una figlia sveglia piuttosto che il classico adolescente idiota americano.

Christian ha detto...

A questo punto ci vorrebbe un sequel, ambientato sedici anni dopo, che ci mostri come diventerà il bambino allevato da Vanessa... ^^
Comunque, sai che questa discussione mi ha fatto venire la voglia di rivedere il film?

Martin ha detto...

Anche a me, mi sa che ce lo rivedremo insieme prima o poi.
Ben vengano film che riescono a stimolare discussioni come queste.

mario ha detto...

beh, forse non graffia, è vero. ma lascia il segno!

Fabio ha detto...

Il film l'ho visto ieri sera, e l'ho trovato buono. All'inizio può dare fastidio questo linguaggio giovanile così artefatto e altre esagerazioni, ma non appena ci si rende conto che ci si deve staccare un po' dal realismo (la scena in cui lei confessa ai genitori di essere incinta è fantascienza, non commedia) si entra meglio nella dimensione del film, che è un film che parla di personaggi, di relazioni.

Quanto alla tematica, dici bene tu che questo non è un film sull'aborto e che quindi non c'è motivo di fargli seguire dibattiti.
Diventa un film sull'aborto in Italia, dove si è ossessionati da tale argomento e dove alla maggior parte degli spettatori risulta inaccettabile vedere questa ragazzetta con la pancia (ho sentito definire il film anche "subdolo"). Da questo punto di vista si potrebbe dire che il film ha un contenuto altamente provocatorio, e che parla di un "diverso" più diverso dei personaggi che infestano il nostro cinema più politically-correct.

Christian ha detto...

D'accordo. È uno di quei film (un altro è "Ghost world", per esempio) che cerca di presentare un mondo giovanile un po' diverso e alternativo rispetto a quello delle classiche commedie teen, ma lo fa in modo altrettanto non realistico. E inoltre, per riuscirci, deve inevitabilmente affrontare temi che in quelle commedie non spuntano mai fuori, come la gravidanza adolescenziale: forse anche per questo è parso più dirompente di quanto in realtà non sia, soprattutto in Italia dove la critica è abituata a dividere ogni cosa in compartimenti stagni e a parlare di un film basandosi soltanto sui contenuti o, peggio ancora, sul riassunto della trama, senza nemmeno averlo visto (o capito).

Reitman figlio, visti anche gli altri titoli della sua per ora breve carriera, sembra comunque intenzionato a percorrere proprio questa strada in bilico fra commedia leggera e temi che suscitano discussioni. D'altronde anche autori come Lubitsch e Wilder (con le dovute distanze) giocavano su questo scarto fra argomenti e toni: facendo commedie leggere potevano permettersi di toccare temi che altrimenti avrebbero generato polemiche o scandali. Pensa a "Frutto proibito" o a "Partita a quattro", per esempio.

Martin ha detto...

Va bene che prendi le distanze ma se il paragone tra Lubitsch e Tarantino ti era sembrato esagerato qui non solo non siamo, tarantinianamente parlando, nello stesso campionato ma nemmeno nello stesso sport.
I teen movie da cui questo invece cerca di differenziarsi sono fatti dei soliti luoghi comuni che da vent'anni vengono riciclati.
Nel caso di Juno quindi il difetto peggiore è che per sfuggire ai clichè finisce per essere carino e un po' ruffianotto.
E la gravidanza in fondo non è, per come viene trattato in questo film, un tema "scottante" ma un semplice espediente narrativo (vedi Manuale del Bravo Regista alla voce "furberia").

Christian ha detto...

Non ricordo più da cosa era nato il paragone fra Tarantino e Lubitsch, ma immagino si riferisse ai contenuti (l'ironizzare su Hitler, per esempio) e non certo allo stile. Qui invece il confronto è legato alle modalità, all'approccio leggero verso argomenti che, se trattati con meno garbo, sarebbero fonte di scandalo. Ovvio che il "tocco" di Reitman e di Lubitsch non è lo stesso, ma non puoi dirmi che il soggetto di "Juno" non è un tema scottante. Se è "disinnescato", è per merito (o per colpa) delle scelte stilistiche: prova a pensare se il film fosse stato girato dai Dardenne!
Quanto ai teen movie, sai già che per me sono un genere con una sua dignità e non certo più soggetto ai luoghi comuni di altri. Certo, dipende da quali vedi: ci sono quelli banali e stupidi, e quelli pungenti e intelligenti (come il citato "Ghost World", ma anche "Mean Girls" o "Schegge di follia"). Ma questo vale per ogni genere, dai polizieschi agli horror.
Reitman rimane un regista furbo, intendiamoci, ma finora i suoi film mi sono piaciucchiati ("Juno" più di "Thank you for smoking").