21 maggio 2010

Visitor Q (Takashi Miike, 2001)

Visitor Q (id.)
di Takashi Miike – Giappone 2001
con Kenichi Endo, Shungiku Uchida
***1/2

Rivisto in DVD, con Martin, in originale con sottotitoli inglesi.

Di film bizzarri, il prolifico Takashi Miike ne ha girati parecchi: ma questo è senza dubbio uno dei più controversi, benché tutte le trasgressioni e le perversioni mostrate sullo schermo (incesti, stupri, omicidi, violenze domestiche, necrofilia, prostituzione, tossicodipendenza) non siano provocazioni fini a sé stesse o che mirano soltanto a scandalizzare il pubblico, ma si collochino – grazie anche al filtro della farsa e dell'esagerazione – al servizio di un racconto coerente e meditato, simbolico e persino pacificatore, che mescola l'humour nero alla satira sociale. Il soggetto ricorda "Teorema" di Pier Paolo Pasolini (e non è da escludere che ci sia stato qualche tipo di ispirazione): un misterioso individuo si installa a casa di una famiglia "disturbata" e allo sbando, aiutandola – con la sua semplice presenza – a superare dolori e problemi, e riunificandola all'insegna di una nuova armonia. Certo è che la famiglia protagonista è davvero sui generis: il padre Kiyoshi, un giornalista televisivo che tempo prima era stato umiliato (e sodomizzato con un microfono!) in diretta durante un reportage, si ritrova a far sesso a pagamento con la figlia maggiore Miki, che era scappata di casa; la madre Keiko, casalinga frustrata e tossicodipendente, viene regolarmente picchiata dal figlio minore Takuya e ha il corpo ricoperto di ferite e cicatrici; Takuya, a sua volta, è tormentato da un gruppo di bulli della sua classe che lo perseguitano giorno e notte, nell'indifferenza generale degli altri membri della famiglia: anzi, il padre decide addirittura di riprendere con la sua videocamera le angherie subite dal figlio, nella folle speranza di redimersi mostrando a tutto il mondo il proprio disagio e la propria impotenza.

Dopo essere stato colpito in testa con una pietra – e per ben due volte! – da un misterioso giovane riccioluto e barbuto (l'iconografia, ed ecco un altro legame con Pasolini, rimanda a Cristo), il capofamiglia lo accoglie senza spiegazioni nella propria casa. "L'ospite", pur fungendo apparentemente solo da testimone impassibile, restituirà ai suoi abitanti l'autostima e la felicità, aiutandoli a risvegliare sentimenti che erano sopiti. Dopo una serie di sequenze sopra le righe, come lo stupro e l'uccisione di una collega da parte di Kiyoshi – che ne violenta poi anche il cadavere – e la ribellione dell'intera famiglia contro i teppisti che tormentavano Takuya (il tutto immortalato dalla videocamera digitale di Kiyoshi, la stessa che all'inizio del film aveva ripreso l'incesto fra padre e figlia), la ritrovata unità familiare si completa con il ritorno a casa di Miki. E il finale è all'insegna dell'amore, simboleggiato dal latte che fuoriesce copiosamente dalle mammelle di Keiko (Shungiku Uchida – più celebre come autrice di manga che come attrice – venne scelta da Miike perché, avendo dato di recente un figlio alla luce, era in grado di "lattare" in maniera naturale, senza effetti speciali). Lo stesso film di Miike è interamente girato in digitale: era la prima volta che il regista usava questa tecnica, imposta dalla produzione (la pellicola era stata commissionata come ultimo episodio di una serie di sei lungometraggi a basso budget sul tema dell'"amore puro", da distribuire direttamente nel circuito dell'home video) e da lui sfruttata per dare all'intera vicenda una patina di "cinema-verità" che naturalmente contrasta con i comportamenti trasgressivi e surreali dei personaggi. C'è anche chi ha visto nel film una metafora del Giappone moderno, i cui problemi (violenza domestica o scolastica, prostituzione giovanile, mancanza di autostima, difficoltà nei rapporti sociali, insensibilità e disconnessione emotiva) si rispecchiano in quelli dei protagonisti, un nucleo familiare che dunque simboleggia un'intera nazione. Che davvero, come suggerisce il film, sia necessaria una "terapia d'urto" a base di pietre sulla zucca per rimettere le cose in sesto?

4 commenti:

marco c. ha detto...

l'ho su dvd da un pezzo ma non ho ancora avuto il tempo di vederlo. ma dove lo trovi il tempo per vedere tutti questi film al mese!?

Christian ha detto...

È un film "tosto" ma in un certo senso ripagante. Fammi sapere, quando l'hai visto.
E il tempo per vedere tre-quattro film alla settimana, in qualche modo lo si trova... è tutta questione di priorità! ^^

marco c. ha detto...

"era in grado di lattare in maniera naturale, senza effetti speciali"
NOOO! Quando l'ho visto pensavo che ci fosse una pompetta.
CHE SCHIFO!
Un film davvero eccessivo. La scena di necrofilia è inclassificabile: tra l'altro c'era pure una sfumatura scat.
Oltre al Pasolini di "Teorema" e "Salò", mi ha ricordato il film di Anno "Love & Pop": anche se M. riesce sempre a stemperare il pathos e il disgusto prodotto parodiando tutte le pratiche e situazioni insostenibili (come in "The Happiness of the Katakuris").
Resta però superiore "Ichi The Killer".

Christian ha detto...

"The happiness of the Katakuris" (un altro dei miei Miike preferiti) è quasi un puro divertissement, visto che è persino un musical! In un certo senso, come in "Ichi", lì la violenza e le perversioni sono fini a sé stesse, con lo scopo di divertire e intrattenere lo spettatore, senza avere dietro un messaggio. "Visitor Q", invece, lo trovo molto efficace anche come denuncia di un malessere sociale. Miike usa le perversioni per scuotere lo spettatore e per comunicargli qualcosa, come appunto faceva anche Pasolini.