21 dicembre 2007

La leggenda di Liliom (Fritz Lang, 1934)

La leggenda di Liliom (Liliom)
di Fritz Lang – Francia 1934
con Charles Boyer, Madeleine Ozeray
**1/2

Visto in DVD, in originale con sottotitoli.

Si dice che il 30 marzo 1933 Joseph Goebbels convocò Fritz Lang per offrirgli una carica di dirigente nell'industria cinematografia del Terzo Reich. Il regista di "Metropolis" e "I Nibelunghi" accettò, ma la notte stessa fuggì clandestinamente dalla Germania lasciandosi dietro ogni cosa (compreso la moglie Thea von Harbou, fervente nazista) e rifugiandosi in Francia. Qui diresse il suo primo film non tedesco, "Liliom" appunto, tratto da un popolare testo teatrale di Ferenc Molnar che aveva già dato spunti al cinema (e ispirerà in futuro il musical "Carousel"). L'insuccesso della pellicola, a causa di una seconda parte che disorientò gli spettatori, spingerà il regista ad accettare la proposta della MGM di emigrare in America.
Liliom Zadowski, imbonitore alle giostre di un luna park, lascia il lavoro per sposare la timida e umile Julie. Ma pur amandola, non è un buon marito: è un fannullone, seduttore, violento, impulsivo, orgoglioso. Quando viene a sapere che Julie è incinta, decide di compiere una rapina per garantirle un futuro migliore. Accerchiato dalla polizia, preferisce il suicidio alla cattura e si accoltella. E qui, proprio mentre mi chiedevo come potesse continuare un film nel quale il protagonista muore con 40 minuti di anticipo sulla fine, giungono due "poliziotti di Dio" per portarlo in cielo, dove viene condannato a sedici anni di purgatorio prima di essere sottoposto a una prova che dovrà decidere il suo destino. Alla prima parte realistica, seppur velata da toni di commedia e di satira, segue un finale comico-fantastico a sfondo morale che si iscrive nello stesso solco di film quali "La vita è meravigliosa" o "Accadde domani" e che probabilmente ispirò anche "Il cielo può attendere" di Lubitsch: il protagonista ritrova in cielo un commissariato molto simile a quello della Terra, con tanto di poliziotto identico (ma con le ali), che legge il quotidiano "Paradis-Midi", e una graziosa dattilografa con due stelline a coprirle i capezzoli. Anche la burocrazia è la stessa, così come i divieti e le procedure. Non manca il "cinema nel cinema", visto che davanti a Liliom vengono proiettati alcuni rulli cinematografici della sua vita (che registrano non solo le parole, ma anche i pensieri), che gli dimostrano che forse non era così malvagio come credeva. Piccola (ma fondamentale) parte per Antonin Artaud: è l'arrotino che quasi interrompe il tentativo di rapina di Liliom, chiedendogli di affilare il coltello che l'uomo intende usare, e che si rivelerà nientemeno che il suo angelo custode. La fotografia è di Rudolph Matè.

2 commenti:

gparker ha detto...

La storia di Goebbels e della presidenza dell'UFA è vera e raccontata con dovizia di particolari terrorizzanti dallo stesso Lang nel documentario/intervista girato su di lui da William Friedkin.

Christian ha detto...

Sì, quello che forse non è vero è che sia dovuto scappare nel cuore della notte, senza nemmeno ritirare i soldi in banca, come si racconta. Pare invece che stesse progettando la fuga già da alcuni mesi, e che avesse già fatto più di un viaggio di andata e ritorno in Francia. La convocazione di Goebbels (che, fra le altre cose, gli aveva comunicato che il suo "Testamento del dottor Mabuse" non aveva passato la censura) non avrebbe che accellerato la sua decisione. Almeno così è scritto nella voce su Lang sulla wikipedia inglese.