20 dicembre 2007

La bussola d'oro (Chris Weitz, 2007)

La bussola d'oro (The Golden Compass)
di Chris Weitz – USA/GB 2007
con Dakota Blue Richards, Nicole Kidman
*1/2

Visto al cinema Colosseo, con Hiromi.

Il primo capitolo di quella che avrebbe dovuto essere una nuova e ambiziosa trilogia fantasy della New Line, tratta dal ciclo di romanzi "His Dark Materials" di Philip Pullman (ma il primo libro si intitolava "Northern Lights"), è un film che non appassiona particolarmente e soprattutto che non riesce a sfruttare bene i molti spunti interessanti che il soggetto offre, in particolare nella prima mezz'ora. La storia si svolge in un mondo parallelo al nostro, vagamente steampunk, dove al fianco di ogni essere umano cammina il suo spirito animale (chiamato daemon) e dove il potente Magisterium, un'istituzione di stampo religioso, controlla completamente la società ostacolando il libero pensiero. Quando il professor Asriel, uno dei pochi accademici che professano il diritto alla ricerca e all'autonomia della scienza, scopre che una misteriosa polvere potrebbe aprire le porte verso altri universi, il Magisterium tenta di mettergli i bastoni fra le ruote, non potendo tollerare l'esistenza di mondi che il suo potere non ha ancora raggiunto. Lyra, figlia di Asriel, lo aiuterà grazie all'alethiometro, la "bussola d'oro" del titolo, un misterioso oggetto che opportunamente consultato può rivelare "la verità". Pur edulcorata rispetto ai libri, la metafora anti-religiosa è piuttosto esplicita: alla resa dei conti, però, delude un po' il fatto che i "buoni" non utilizzino la ragione ma semplicemente la forza, mentre sembrano proprio gli oscurantisti del Magisterium quelli più propensi ad affidarsi alla scienza e alla tecnologia (vedi gli insetti meccanici spia o il laboratorio fra i ghiacci). L'operazione di intercisione, con la quale i bambini vengono separati dai loro daemon non ancora stabilizzati, ricorda la circoncisione, con la quale si viene separati da un pezzetto del proprio corpo: "è solo un taglietto", minimizza più volte il personaggio di Nicole Kidman. A parte proprio la Kidman, bella e perfida, i grandi nomi del cast compaiono sullo schermo soltanto per pochi minuti (Daniel Craig, Eva Green) o addirittura per pochi secondi (Christopher Lee), lasciando ampio spazio ai bambini e agli animali in computer grafica (notevoli soprattutto i feroci orsi bianchi, una vera e propria razza senziente che convive con gli uomini). I daemon, impersonificazione dell'anima dei personaggi, possono ricordare per certi versi gli stand di JoJo. Alcuni critici considerano la trilogia una sorta di risposta atea al ciclo di Narnia di C.S. Lewis, che Philip Pullman ha accusato di "propaganda religiosa" ma con il quale ha narrativamente numerosi punti in comune (addirittura entrambi iniziano con una ragazzina che si nasconde in un guardaroba!). Anche se il film attenua molto – e in certi punti fa scomparire del tutto – i temi anti-religiosi presenti del libro originale, questo non ha impedito alle solite organizzazioni oltranziste e bigotte di insorgere contro i produttori per aver "osato" trasporre su pellicola un testo del genere: da notare che le proteste non si sono rivolte contro i libri (dove le idee dell'autore erano più evidenti, ma già pubblicati da tempo e passati sotto silenzio) bensì contro il film (dove tali idee erano rese più innoucue ed edulcorate), colpevole di poter risvegliare l'attenzione verso il materiale di partenza. Il tutto – come spesso accade con i bigotti – in barba alla libertà di pensiero e di opinione.

Aggiornamento: A quanto pare, visti i risultati non eccellenti al box office, la realizzazione dei due seguiti è stata sospesa.

4 commenti:

Luciano ha detto...

Quindi a parte qualche lieve sbavatura il film ti è piaciuto. Su questo film i pareri sono discordanti. Ad ogni modo un film da non trascurare.

Christian ha detto...

Quello che non mi è piaciuto molto è la differenza fra l'interessantissima prima parte (che descrive il mondo in cui si svolge la vicenda e offre molti spunti) e la seconda (che diventa un film d'avventura come tanti e nemmeno troppo accattivante). Ma questo è il problema delle saghe: non tirano mai le fila, perché la conclusione è riservata ai capitoli successivi. Ho letto che anche "Lo hobbit" verrà diviso in due film. Ma perché? Solo per incassare 300 milioni di dollari anziché 150? Pensa come sarebbe stato brutto un "Blade runner", per esempio, diviso in due film, dove nel primo viene presentato Ford come cacciatore di replicanti ma poi la caccia non c'è e viene a mancare il confronto finale con Hauer: sarebbe stato un film monco. Lo stesso difetto c'è ne "La bussola d'oro", dove il personaggio di Daniel Craig scompare dopo trenta minuti, non si parla più di altri universi e di libero arbitrio e ci dobbiamo sorbire scene d'azione con la bambina e l'orso per il resto della pellicola.

Carlo ha detto...

150 milioni di dollari in piu' sono un ottimo motivo per fare un brutto film. Lo fanno anche per meno.

Franci ha detto...

Film bruttino e noiosetto... a parte la bellezza tecnica di una sempre migliore interazione fra animali in CG e attori (stanno diventando davvero bravi a dare "peso" alle figure virtuali) si salva ben poco!