21 dicembre 2006

Grave danger (Q. Tarantino, 2005)

C.S.I. – Grave danger (CSI, stagione 5, ep. 24/25)
di Quentin Tarantino – USA 2005
con William Petersen, Marg Helgenberger
*

Visto in DVD, con Albertino e Giovanni.

Come ho già avuto modo di scrivere, le serie televisive americane non mi interessano e, per il poco che ho visto, non mi piacciono. Finora non avevo mai guardato una puntata di CSI (o dei suoi spin-off): le rare volte che mi è capitato per caso di gettarci un occhio, facendo zapping, non ho resistito per più di trenta secondi. Mi dà fastidio tutto, dalla recitazione scadente alla fotografia in eterna penombra (ma non le accendono mai le luci, in quegli uffici? O sono sponsorizzati da qualche industria che produce pile e torce elettriche?), per non parlare dei dialoghi scontatissimi e del ritmo monotono della narrazione. Questo doppio episodio l'ho visto soltanto perché è stato scritto e diretto da Tarantino. E visto che non mi ha fatto impazzire (è un eufemismo), potrò mettermi il cuore in pace ed evitare di sorbirmi in futuro altri episodi della serie, con la consapevolezza di averci almeno provato. Costruito su un'unica trovata stiracchiata per un'ora e mezza (un poliziotto della scientifica viene rapito e seppellito vivo, mentre i suoi colleghi devono cercarlo prima che sia troppo tardi), non coinvolge e non trasmette emozioni. Dopo dieci minuti già mi stavo annoiando. A differenza dell'analoga scena della Thurman sepolta in "Kill Bill, vol. 2", non c'è claustrofobia, né tensione, né panico. Due soli sussulti degni di nota ("l'esplosione" del ricattatore, l'allucinazione nella camera mortuaria) non bastano a sostenere il peso della vicenda. E se per una volta la regia di una serie tv non è da buttar via e la sceneggiatura è (appena) sufficiente, la recitazione, la fotografia e il montaggio televisivo continuano a sembrarmi ostacoli insormontabili per farmi piacere questo tipo di prodotto.

Nota: C'è una curiosa comparsata di Tony Curtis nella parte di sé stesso. Lascia un po' il tempo che trova e ci si chiede che senso abbia, ma è divertente sentirlo parlare di vestirsi da donna e dire "Non sono mica Jack Lemmon".

3 commenti:

marco c. ha detto...

T. fà sempre più schifo...

Christian ha detto...

Non esagererei, anche se è vero che l'unica cosa sua che mi è davvero piaciuta negli ultimi quindici anni è stata "Kill Bill"...

marco c. ha detto...

kill bill è una scemenza. inoltre è tutto scopiazzato. concedo che un autore abbia il diritto di citare, ma in un modo propositivo e personale. la scena in cui uma (in tuta gialla alla bruce) combatte con una katana contro un folto gruppo di yakuzas è una citazione puerile di harakiri di kobayashi: mentre in K. questa scena assume un colore di profondo rispetto sia per lo spettatore che per gli inseguitori per la figura eroica del samurai sfinito ma ancora pericoloso, in T. invece essa viene involgarita da improbabili coreografie artificiose e sterili. mi spiego meglio: quelle di T. sono solo delle riproposte di immagini da lui viste e metabolizzate in maniera parziale. il medesimo procedimento, ad esempio, era seguito dal maestro delle ninfee con la stesura sulla tavola di ricordi di immagini viste molti anni addietro. ma a differenza di T. il ricordo di monet accresce la qualità della rappresentazione perchè alla pittura si aggiunge la memoria delle emozioni dell'autore. emozioni che in T. non sono percepite per il semplice motivo che non ci sono (o se ci sono solo dozzinali, il che è uguale). quindi che dire su T.: fà sempre più schifo.