13 aprile 2006

Adolescenza torbida (L. Buñuel, 1950)

Adolescenza torbida (Susana)
di Luis Buñuel – Messico 1950
con Rosita Quintana, Fernando Soler
***

Visto su Fuori Orario, in originale con sottotitoli.

Fuggita dal riformatorio, la giovane Susana trova ospitalità presso una hacienda dove viene assunta come lavorante, turbandone ben presto la tranquillità. Procace e calcolatrice, la ragazza si finge ingenua e innocente e riesce a sedurre tanto il padrone quanto il suo giovane figlio, attirando anche le attenzioni del capo dei mandriani e seminando zizzania fra tutti loro.
Questa pellicola del periodo messicano di Buñuel può sembrare un film minore rispetto a capolavori come "I figli della violenza" (realizzato lo stesso anno), ma è caratterizzata dalla consueta maestria narrativa e da una bellissima fotografia in bianco e nero. E poi Don Luis è sempre bravo a trasformare una vicenda apparentemente convenzionale in un'arguta metafora ricca di spunti sociali, sessuali o religiosi. Quella di Susana, elemento di disturbo che viene a portare il caos nell'ordine costituito, è una lotta da sola contro il mondo intero, che la ragazza combatte usando le uniche armi a sua disposizione: la bellezza e la gioventù provocante. Pur essendo la "cattiva" del film, non si può non provare simpatia più per lei che per gli altri personaggi, che credono di avere il coltello dalla parte del manico e non si accorgono di essere invece manipolati. La facilità con cui riesce nel suo intento, anzi, rivela quanto fosse fasulla e ipocrita l'armonia da "Mulino Bianco" che regnava inizialmente nella famiglia. E Buñuel, lungi da voler impartire una lezione morale, mantiene sempre uno sguardo decisamente ironico, come nelle scene in cui Susana, prima di "entrare in azione", si allarga regolarmente la scollatura. E anche con un contrasto esageratamente marcato fra i momenti drammatici, scuri e tempestosi, e quelli idilliaci, pieni di sole e di uccellini che cantano. Un po' la stessa cosa che ha fatto John Woo nel finale di "Face/off", sottolineato sarcasticamente come fiabesco e irreale.

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