23 gennaio 2009

Tokyo Godfathers (Satoshi Kon, 2003)

Tokyo Godfathers (id.)
di Satoshi Kon – Giappone 2003
animazione tradizionale
***

Rivisto in DVD, con Hiromi, in originale con sottotitoli.

Dopo i complessi e stratificati "Perfect Blue" e "Millennium Actress", Kon stupisce tutti con la sua opera apparentemente più accessibile e lineare, quasi mainstream, accusata a torto di buonismo soltanto per il fatto di presentarsi come una favola moderna di ambientazione urbana e natalizia. Anche questa pellicola in realtà è strutturata su più livelli e merita visioni ripetute, non solo per la sua eccellente fattura tecnica ma anche per la profonda umanità dei personaggi e per l'intensità della vicenda. I protagonisti sono tre senzatetto (un barbone che ha abbandonato la propria famiglia a causa dei debiti, un travestito che sogna una famiglia, una ragazzina fuggita di casa), emarginati non per colpa della società ma per loro precisa volontà, che trovano un neonato abbandonato in mezzo ai rifiuti. Anziché consegnarlo alla polizia, i tre si mettono in testa di rintracciare i suoi genitori. Intraprenderanno così un difficile viaggio attraverso una Tokyo innevata e inospitale, nel corso del quale dovranno fare i conti con il proprio passato e ripensare il proprio presente. Scenografie curatissime, personaggi ottimamente caratterizzati, momenti di pura commozione, haiku passeggeri: il film scorre senza intoppi verso l'inevitabile lieto fine, quando tutte le fila della vicenda vengono tirate, e non mancherà qualche colpo di scena. Per quanto possa sembrare strano. il film è alla lontana un remake del lungometraggio di John Ford "In nome di Dio – Il texano", che infatti in originale si intitolava "Three godfathers", nel quale John Wayne e due compagni fuorilegge trovavano un bambino nel deserto.

11 commenti:

dan ha detto...

Sottoscrivo ogni carattere, pellicola che vien voglia di rivedere a intervalli periodici.

Fabio ha detto...

Altro grande film (faccio bene a venire in questo blog ^^).

Personalmente mi è piaciuto più di Perfect Blue. Sì, è più lineare, ma è ben costruito, concentrato e ha uno humour irresistibile (e si concede anche qualche inganno allo spettatore, di carattere metafilmico - si dice così? non so... - ).

Uso del computer molto equilibrato, come se ne vedono pochi.

Christian ha detto...

In certi momenti è davvero emozionante. Al di là delle preferenze e dei gusti personali, trovo che i primi tre film di Kon ("Perfect blue", "Millenium actress" e questo) siano tutti – per motivi assai diversi fra loro – assolutamente eccezionali.

Fabio ha detto...

Ma se sono assolutamente eccezionali perché questo ha tre stelline?
Eh, ti colgo in flagrante! ^^
Almeno tre e mezzo.

Comunque, mo' mi vedo pure il terzo. :)

Christian ha detto...

Quello delle stelline è un discorso un po' complesso... Diciamo che non le intendo come un voto alla pellicola, ma come una misura della mia sintonia con il film o del valore che ha per me a livello personale (o anche nostalgico). Il loro numero è un indice soggettivo che può anche cambiare in ogni momento (anche senza bisogno di rivedere il film) e non è direttamente proporzionale alla bellezza della pellicola.

Martin ha detto...

Lo so che abbiamo fatto questo discorso un milione di volte ma non si può negare che in definitiva la "bellezza di una pellicola" non è altro che il valore personale che le diamo e la nostra sintonia con essa.
Pensi davvero che ci sia qualcosa di oggettivo nella bellezza? Secondo me no.
Ognuno quindi è libero di dare tutte le stelline che vuole o, come nel mio caso, non darne affatto, senza che si possa contestare nulla.

Christian ha detto...

Intendo dire che se per me un film ha un particolare valore affettivo, o semplicemente se mi sta "simpatico", gli posso dare più stelline di quelle che meriterebbe se dovessi valutarlo solo dal lato della tecnica cinematografica.

Martin ha detto...

Proprio questo dico!
Tecnica e "bellezza" sono cose ben diverse.
Un film può essere oggettivamente ben realizzato ma ciò che conta è solo ed esclusivamente l'impatto che ha su di noi. E giustamente i tuoi voti esprimono un punto di vista legittimamente soggettivo, come quello di tutti gli altri.

marco c. ha detto...

che cos'è un haiku?
il film è carino. ho visto un altro lavoro di kon che si intitolava paprika. mi è sembrato troppo onirico.
hai un canale preferito x procurarti i divx e dvd? molti titoli ke recensisci non riesco proprio a recuparli. un saluto

Christian ha detto...

Un haiku è una breve poesia giapponese in tre versi (rispettivamente di cinque, sette e cinque sillabe): nel film, Hana (il travestito) ne improvvisa alcuni che appaiono anche scritti in sovraimpressione sullo schermo.

Su "Paprika" sono d'accordo. L'ho appena visto, ne scriverò domani. Sicuramente dei quattro film di Kon finora è quello che mi ha convinto di meno.

Di solito i DVD li compro nei negozi online (come www.dvd-store.it, www.play.com, e altri), per i divx ci sono i soliti canali. Cercando, si trova di tutto...

marco c. ha detto...

grazie x la precisazione sull'haiku. ne sono incuriosito!
ho intenzione di rivedere i lavori di K. forse l'ho sottovalutato eccessivamente.