22 gennaio 2009

Millennium Actress (Satoshi Kon, 2001)

Millennium Actress (Sennen joyû)
di Satoshi Kon – Giappone 2001
animazione tradizionale
***

Visto in divx, in originale con sottotitoli.

Il secondo lungometraggio del geniale Kon (ma il primo a essere stato pensato direttamente per le sale cinematografiche) ripercorre un millennio di storia giapponese – e un secolo di storia del cinema – attraverso la biografia di un'attrice fittizia, Chiyoko Fujiwara, forse ispirata a Setsuko Hara anche se il suo ruolo è più quello di un "essere umano universale" (per usare le parole dello stesso regista). Il documentarista Genya Tachibana si reca a casa sua per intervistarla in occasione della demolizione degli studios nei quali ha lavorato tutta la vita. I ricordi della sua lunga esistenza (Chiyoko ha ormai oltre settant'anni) intrecciano in maniera indissolubile diversi piani: passato e presente (al punto che Genya e il suo collaboratore si ritrovano ad assistere agli eventi narrati come se ne fossero testimoni in prima persona) ma anche finzione e realtà (gli avvenimenti della vita di Chiyoko sono rivissuti attraverso le scene dei suoi film, che ci dipanano lungo le varie epoche della storia giapponese e soprattutto i generi e le ambientazioni cinematografiche più disparate: dall'era feudale dei samurai – con evidenti ispirazioni a "Il trono di sangue" di Akira Kurosawa – alle pellicole sui ninja, dal melodramma calato nel periodo fascista degli anni '30 alla spensieratezza dell'epoca Taishō – un setting che ricorda il manga "Mademoiselle Anne" –, dalle contraddizioni del conflitto in Manciuria alla catastrofe della seconda guerra mondiale, dai saloni delle geishe di Kyoto – e qui il pensiero corre a Mizoguchi – all'attacco dei mostri giganti di gomma in stile Godzilla, per finire con un'era futuristica segnata dall'esplorazione spaziale, le cui scene indicativamente aprono e chiudono la pellicola). Al centro di tutto c'è la continua ricerca, da parte di Chiyoko, di un amore eterno, ideale e impossibile, impersonificato da un misterioso pittore (di volta in volta ribelle, anarchico, rivoluzionario) in continua fuga da lei e dalle autorità, e del quale non ricorda più nemmeno il viso: una ricerca fine a sé stessa e ostacolata da personaggi come il malvagio poliziotto con la cicatrice, la rivale anziana (l'attrice Eiko Shimao) o il subdolo regista Otaki, che ricorrono a più riprese, indossando a seconda dei casi le vesti più adeguate all'ambiente circostante. E di mezzo sembra esserci anche la maledizione di una strega che la costringe a vivere per mille anni come una sorta di "olandese volante". Se Genya si lascia coinvolgere sempre di più dal racconto della grande attrice, spinto anche dalla venerazione che ha sempre nutrito per lei, ed entra così direttamente nella storia per aiutarla nei momenti più difficili della sua avventura, il giovane cameraman che lo accompagna rimane invece spesso in disparte, simbolo di una generazione incapace di comunicare con il passato (e mostra tutta la sua ignoranza quando, di fronte alla desolazione successiva alla seconda guerra mondiale, si chiede: "ma è fantascienza?"). È un film decisamente originale ed emozionante, anche se alla lunga forse un po' ripetitivo, con disegni, scenografie e animazioni di ottimo livello: rappresenta la consacrazione di Kon come "autore" e la dimostrazione che il cinema d'animazione non ha assolutamente nessun limite se non quello della fantasia.

12 commenti:

Dan ha detto...

Un grande capolavoro per me e il Kon che preferisco finora. Se t'interessa, è uscito anche qui in DVD finalmente dopo tanti anni di attesa; non so come sia l'edizione però, perché non l'ho ancora preso...

Christian ha detto...

Anch'io ho avuto la sensazione che sia il film di Kon più "importante" e probabilmente il suo capolavoro. Se per ora – a livello personale – gli preferisco "Perfect Blue" è soltanto perché questo l'ho trovato a tratti un po' ripetitivo nel suo meccanismo narrativo. Forse riguardandolo più volte arriverò ad apprezzarlo di più (e a cogliere tutti i riferimenti cinematografici, anche se non sono fondamentali per farsi emozionare).

iosif ha detto...

alfine l'ho visto. non male. mi sono permesso di linkare la tua recensione.

Christian ha detto...

Grazie! ^^

marco c. ha detto...

visto. mi è piaciuto molto. secondo me è superiore a PB. l'ho trovato + originale sia nelle inquadrature che nella trama.

Christian ha detto...

Sicuramente è più originale e personale, mentre Perfect Blue è più "di genere". Entrambi, comunque, sono gran bei film!

Fabio ha detto...

Visto anche questo. Forse un po' lungagnone, e la fusione di realtà e finzione cinematografica per me è più riuscita in Perfect Blue.

Ma forse è colpa mia che mi sono confuso in alcuni passaggi.

Christian ha detto...

Secondo me i due film agiscono su piani diversi: in "Perfect Blue" la fusione fra realtà e finzione è finalizzata a scopi narrativi, qui invece è più "filosofica" e programmatica.

Fabio ha detto...

Credo tu abbia ragione; sono due cose diverse. Ad ogni modo mi sembra che in Perfect Blue ci sia maggior rigore nel meccanismo: ti disorienta, ti lascia qualche indizio, ti riporta alla realtà... con una serie di piccoli giochi, di piccole trappole.

Qui invece ci sono situazioni che si fondono in maniera più confusa lungo l'intero svolgimento, e anche alcuni episodi e personaggi cruciali (come il poliziotto pentito) rimangono in una linea di confine tra vero e falso.
Questo ti porta a osservare il film in perenne sospensione e a tirare le somme alla fine, il che é un effetto che di solito mi infastidisce.

Christian ha detto...

In un certo senso ti capisco, dato che anche a me "Perfect Blue" durante la visione è piaciuto di più. Però bisogna riconoscere che "Millenium Actress" è un film assai più particolare e personale, e se dovessi scegliere una sola pellicola come simbolo del cinema di Kon sceglierei quest'ultima.

marco c. ha detto...

L'ho rivisto ieri sera e mi ha entusiasmato più della prima volta. E' davvero un ottimo prodotto, personale, romantico e mai banale. Parli di ripetitività ed anch'io ho notato questo particolare. In effetti tende ad essere ciclico nel riproporre alcune situazioni, ma credo che sia dovuto all'economia del film. Infatti Kon ha scelto per le musiche proprio Susumu Hirasawa, le cui colonne sonore sono caratterizzate da un'armonia circolare. Secondo me uno degli anime più emozionanti di sempre. Mi commuove come una fanciulla. Straordinario. La perdita di Kon dopo solo pochi anni di lavoro è per tutti gli appassionati un danno gravissimo. Saluti

Christian ha detto...

Sì, la scomparsa prematura di Kon è stata davvero un brutto colpo...
Quanto a questo film, sono ancora fermo alla prima visione, ma prima o poi me lo rivedrò anch'io! ^^