2 gennaio 2009

Heimat 3 (Edgar Reitz, 2004)

Heimat 3 - Cronaca di un cambiamento epocale
(Heimat 3 - Chronik einer Zeitenwende)
di Edgar Reitz – Germania 2004
film in sei episodi
***

Visto in DVD, con Martin, in originale con sottotitoli.

Con Henry Arnold (Hermann), Salome Kammer (Clarissa), Michael Kausch (Ernst), Matthias Kniesbeck (Anton), Uwe Steimle (Gunnar), Christian Leonard (Hartmut), Heiko Senst (Tobi), Tom Quaas (Udo), Nicola Schössler (Lulu), Peter Schneider (Tillmann), Constance Wetzel (Mara), Larissa Iwlewa (Galina), Karen Hempel (Petra), Antje Brauner (Jana), Julia Prochnow (Moni), Peter Götz (Loewe), Berthold Korner (Rudi), Christel Schäfer (Lenchen), Patrick Mayer (Matko), Karl-August Dahl (parroco), Rainer Guldener (Böckle), Edith Behleit (la madre di Clarissa), Björn Klein (Arnold), Anke Sevenich (Schnüsschen).

"Nel 1989 la Germania era pervasa da un certo entusiasmo, una disposizione di spirito creativa come accade di rado nella storia. Un decennio dopo tutto è cambiato: la paura del fallimento, della miseria, della disperazione e della perdita di prospettive spirituali domina la scena".
(Edgar Reitz)

"Chi sposa lo spirito del tempo è destinato a rimanere vedovo".
(Anton Simon)

Con il crollo del muro di Berlino e la nascita di una nazione unificata, il concetto di Heimat (patria) viene rimesso in discussione per l'ennesima volta in un secolo, il ventesimo, del quale la Germania è stata protagonista assoluta. Nel terzo capitolo della sua sterminata saga, che riprende molti personaggi dai due film precedenti (Hermann e Clarissa, le due figure centrali di "Heimat 2", restano il filo conduttore anche di questo nuovo lavoro, mentre a sorpresa dal primo "Heimat" ritornano Anton ed Ernst, i due fratellastri di Hermann), Reitz sceglie di raccontare gli anni della riunificazione, quelli che vanno dalla "svolta epocale" del 1989 alla data simbolica del 2000, alba di un nuovo millennio: undici anni nel corso dei quali le speranze e i sogni lasciano progressivamente il posto alla confusione e all'insicurezza. Molti sono anche i personaggi nuovi di zecca, soprattutto immigrati provenienti dall'ex Germania Est e dalle nazioni che più di tutte in quegli anni sono state al centro di cambiamenti (ovvero quelle dell'ex URSS e dell'ex Jugoslavia).
Al centro della storia c'è la splendida casa con vista sul Reno dove si stabiliscono Hermann e Clarissa, che qui finalmente – a quasi trent'anni dal loro primo incontro – riescono a coronare il loro sogno d'amore. La villa diventa la dritte Heimat, il rifugio della terza età, la dimora della maturità, nonché (come la casa natale di Schabbach nel primo film e la "Tana della Volpe" nel secondo) il luogo attorno al quale gravitano i destini di tutti i personaggi. La casa, però, può essere anche vista come il simbolo della Germania unificata, patria comune di popoli che sono rimasti divisi troppo a lungo e che ora cercano a fatica di ricostruire e di condividere destini e ideali. In fondo, anche la nuova Germania è una sorta di terza patria dopo RFT e RDT.
Diciamo subito che la pellicola, seppur bella, non raggiunge le stesse vette dei due capolavori precedenti. Forse anche perché Reitz ha dovuto ridimensionare i suoi piani: "Heimat 3" avrebbe dovuto essere ben più lungo delle 12 ore (e dei 6 episodi) attuali, ma per problemi di budget il regista è stato costretto ad "accorciarlo". Per esempio, l'inizio del primo episodio può sembrare un po' troppo frenetico: nel giro di pochi minuti Hermann e Clarissa si ritrovano dopo vent'anni e decidono subito di andare a vivere insieme. La sceneggiatura originale prevedeva un primo episodio tutto incentrato su di loro, nel quale avrebbero improvvisato un concerto a Berlino per la caduta del Muro; e sarebbero giunti nell'Hunsrück soltanto al termine della puntata, rinviando all'episodio successivo la presentazione degli operai della Germania Est.
Nel complesso la gestazione di questo terzo capitolo è stata molto più problematica delle precedenti: Reitz ha impiegato sette anni per preparare la saga, e altri due per girarla. Ma per fortuna le atmosfere e lo "stile Heimat" (come lo chiama Martin) aiutano a sentirsi subito "a casa" non appena si inizia a vedere il primo spezzone. La voce fuori campo non è più legata a un solo personaggio (come era, quasi sempre, negli episodi di "Heimat 2"): nel primo episodio passa da Hermann a Clarissa, da un punto di vista a all'altro, e in seguito scompare del tutto, rendendo i singoli film molto più corali di quanto fossero quelli delle saghe precedenti. Reitz continua inoltre a unire pubblico e privato, i grandi eventi politici e sportivi alle storie d'amore e di gelosia, le riunificazioni alle separazioni, l'allargamento delle prospettive alla ricerca di uno spazio personale. Ma a tratti il film sembra un'epopea familiare anche più del primo "Heimat", del quale è a ben vedere un seguito molto più di quanto non fosse il secondo.

1 – Il popolo più felice della terra (1989)
Il 9 novembre 1989 (il giorno della caduta del Muro di Berlino), mentre finisce un'epoca e ne inizia un'altra, Hermann e Clarissa si incontrano per caso tra la folla dopo 19 anni. Finalmente, in mezzo all'euforia generale, sembra che sia arrivato il momento giusto per far fiorire anche il loro amore. Le loro carriere di artisti (cantante lei, direttore d'orchestra lui) li hanno portati a esistenze itineranti, a "vivere in stanze d'albergo", senza più legami con i luoghi d'origine o con le rispettive famiglie (entrambi sono divorziati e hanno figli che vedono poco: Lulu, la figlia di Hermann, studia a Colonia, mentre Arnold, il figlio di Clarissa, è diventato uno dei primi hacker informatici e abita a Monaco con la nonna). Ma adesso basta fuggire: la coppia decide di mettere finalmente radici da qualche parte, e così acquista un'antica casa con vista sul Reno, non distante dal villaggio dove è nato Hermann, che in questo modo ha una scusa per tornare finalmente nei luoghi da cui era fuggito da ragazzo. A Schabbach nessuno si è dimenticato di lui e per tutti è come se non se ne fosse mai andato. Ad accoglierlo, oltre all'oste Rudi e a un parroco pacifista (che contesta la vicina presenza di una base americana), ci sono soprattutto i suoi fratellastri Ernst e Anton (entrambi interpretati dagli stessi attori del primo "Heimat"!). Nel frattempo, per ristrutturare la villa (cadente ma considerata "patrimonio artistico" perché secoli prima avrebbe ospitato una poetessa del romanticismo, Karoline von Günderrode), Clarissa decide di assoldare alcuni operai e carpentieri della Germania Est: da Lipsia e da Dresda giungono così nell'Hunsrück dapprima l'esperto Udo e l'emotivo Gunnar, poi l'intraprendente Tobi e il timido Tillmann. L'impatto degli "orientali" con il benessere dell'ovest è ingenuo e devastante, ma nonostante tutto i lavori procedono speditamente. A Natale sono tutti ospiti sulle Alpi nella casa di Reinhold Loewe, l'agente di Hermann. L'ottimismo è alle stelle, la Germania sembra alla vigilia di anni felici e prosperi per tutti. L'evidente attrazione fra Reinhold e Petra, la moglie di Gunnar, scatena però la gelosia di quest'ultimo.
Alcune curiosità: Hermann sembra aver rinunciato alla carriera di compositore e alla musica d'avanguardia, e si dedica esclusivamente alla direzione di un repertorio classico. La madre di Clarissa continua a mettere becco nelle faccende di lei, e osteggia apertamente la sua relazione con Hermann. Anton è ormai il "patriarca" dei Simon, e incontriamo brevemente i suoi cinque figli con i rispettivi coniugi. Nel complesso l'episodio di apertura di questa nuova saga è ottimo, con grandi momenti (come il montaggio alternato fra le esibizioni "artistiche" di Hermann e Clarissa e i lavori di ristrutturazione della casa, o la scena in cui Clarissa intona in macchina l'inno della DDR, al che Udo e Gunnar rispondono con quello della BRD). I nuovi personaggi, ovvero quelli della Germania orientale, sono ben caratterizzati ed entrano subito nel cuore dello spettatore.

2 – Campioni del mondo (1990)
Anche il secondo episodio si apre facendo coincidere un evento "privato" e importante per i personaggi (l'inaugurazione della casa di Hermann e Clarissa, completata a tempo di record in soli sette mesi: le novità vanno di fretta!) con un altro di portata "nazionale" (l'inizio dei mondiali di calcio di Italia '90, che proprio la Germania avrebbe vinto battendo in finale l'Argentina). I quattro manovali dell'Est ricevono la loro gratifica e salutano temporaneamente l'Hunsrück: Reitz ne segue il cammino di due in particolare, Tobi e Gunnar. Il primo viene coinvolto da Ernst nei suoi traffici di opere d'arte e parte con lui in aereo alla volta di una Russia che si prospetta ormai come un mercato aperto: ma in occasione di uno scalo in Germania Est preferisce abbandonare l'affare e tornare dapprima a casa e poi a Schabbach, portandosi dietro una statua di Lenin sottratta a una nazione ormai allo sbando. Il secondo, che sfoggia per quasi tutto l'episodio una maglietta di Andreas Brehme (del quale condivide il cognome) e che è ormai stato definitivamente lasciato dalla moglie Petra, si reca a Berlino, occupa l'appartamento abbandonato da un amico e si getta negli affari, ricevendo una favolosa commessa da parte di un manager della Warner Brothers che vuole importare negli Stati Uniti nientemeno che un milione di frammenti del muro berlinese. Nel frattempo Hermann e Clarissa si godono la loro nuova vita, Arnold si appresta a partire per studiare in America, la salute di Anton peggiora e di Ernst e del suo viaggio in Russia non si hanno più notizie.

3 – Arrivano i russi (1992-1993)
Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, Ernst – che scopriamo essere rimasto prigioniero in URSS per due anni – può far finalmente ritorno in Germania. E con lui giungono numerosi profughi russi di origine tedesca che sperano così di ritrovare una patria perduta. Fra questi spicca la famiglia di Juri e la sua giovane moglie kazaka Galina, appena diventata madre, che trova presto lavoro come domestica in casa di Anton. Se i russi arrivano, gli americani se ne vanno: la base militare nell'Hunsrück viene abbandonata, con gran gioia dei pacifisti e dei dimostranti guidati dall'eccentrico parroco del paese, e i terreni e i fabbricati lasciati liberi attirano l'attenzione di speculatori e imprenditori. Uno di questi è Hartmut, superficiale e ambizioso figlio di Anton, appassionato di automobili sportive e marito della "cavallerizza" Mara. In forte competizione con il padre, Hartmut vorrebbe dimostrarsi migliore di lui e mettersi in proprio, rilevando la propria parte della ditta di famiglia e dando vita a nuovi stabilimenti. Al rifiuto di Anton, cerca strade alternative: dapprima chiede il sostegno addirittura di Ernst, poi ottiene un prestito dall'ambiguo affarista Böckle. Costui è un "distruttore di aziende", come si definisce quando incontra per caso in treno Hermann (ignorando naturalmente il rapporto di parentela fra lui e il suo socio). Ma i problemi per Hartmut non finiscono qui: proprio mentre la moglie Mara decide di voler finalmente un figlio (che alla sua nascita viene nominato erede universale dal nonno Anton, scatenando il risentimento degli altri figli e nipoti), lui si invaghisce di Galina e in un modo e nell'altro riesce a portarla via al gelosissimo Juri. Nel frattempo Hermann e Clarissa tentano inutilmente di vivere in pace in una villa che sembra davvero infestata dallo spirito della poetessa morta. Mentre Tillmann e la sua compagna Moni continuano a frequentare la casa (Udo e Tobi, invece, rimangono in Germania Est: il primo si dedica alle ristrutturazione delle mansarde, il secondo all'arte paesaggistica) e la capretta Bianca – "adottata" da Hermann e Clarissa nell'episodio precedente – dà alla luce tre piccoli, facciamo anche la conoscenza di Lulu, la spigliata figlia di Hermann, che studia architettura e che si presenta un giorno alla villa in compagnia di due amici, Lutz e Roland, con i quali ha dato vita a una sorta di ménage à trois. Ma il taxi nel quale stanno tornando a casa di notte, dopo aver festeggiato la laurea, si scontra con la Porsche con cui Hartmut e Galina stanno scappando dalla casa di lei. Nel tragico incidente muore Lutz, futuro padre del figlio che Lulu porta in grembo.

4 – Stanno tutti bene (1995)
Nubi grigie si addensano in cielo, un terremoto notturno scuote l'Hunsrück e Hermann si ritrova di colpo ad attraversare un periodo di crisi. Dovrebbe comporre una "sinfonia per la riunificazione", ma il tema preponderante dell'episodio è invece quello della separazione. Dopo sei anni, l'idilliaca convivenza con Clarissa sembra destinata a finire in incomprensioni e litigi. Mentre lui è impantanato creativamente e ormai legato indissolubilmente alla nuova casa, lei rivendica la propria indipendenza artistica e parte per un lungo tour internazionale in compagnia di nuovi amici (fra i quali si annida forse un amante?), con uno spettacolo che lui trova kitsch e di cattivo gusto. Temendo che non tornerà più, Hermann si lascia andare alla depressione e rimane vittima di una serie di incidenti, nel più grave dei quali resta intrappolato con il piede in una tagliola. Prova a riavvicinarsi alla figlia Lulu, che ora vive da sola con il figlio avuto da Lutz, ma lei lo respinge freddamente: la ragazza vede nella famiglia Simon solo ipocrisia e distacco (Anton e Hartmut le elargiscono mille marchi al mese come risarcimento per la morte di Lutz, ma non si fanno mai vedere) e addirittura preferisce usare il nome Simone, come la chiamava sua madre. Ernst propone a Hermann di associarsi a lui per costruire a Schabbach un gigantesco museo con sala da concerto annessa, ma il progetto sembra fin troppo ambizioso e giunge forse nel momento meno opportuno. Nel frattempo, anche nel resto della famiglia Simon la conflittualità è alta: Hartmut, che ha sistemato Galina e suo figlio in una casa a Wiesbaden, ha chiesto il divorzio a Mara che però non intende concederglielo; ha fatto causa al padre Anton per avere la propria parte della Simon Optik, con la quale è ormai in concorrenza attraverso la sua nuova azienda (che però si rivolge al mercato di massa anziché produrre apparecchiature di qualità); ed è a sua volta in contenzioso con i fratelli che non hanno mandato giù il fatto che suo figlio sia stato designato erede universale dal nonno. Ma Anton, che sembrava essersi ormai ripreso dal suo infarto, muore improvvisamente nella notte (e con lui scompare un personaggio che ci teneva compagnia sin dal primo episodio del primo "Heimat", quando era ancora un bambino), costringendo la famiglia a riunirsi attorno al suo capezzale. Hartmut, destinato a dirigere l'azienda di famiglia, tiene un discorso poco incoraggiante ai dipendenti. Il corpo di Anton viene cremato, cosa mai successa prima a Schabbach, e il funerale si svolge senza musica, senza parroco e in forma strettamente privata: non vengono invitati né i dipendenti dell'azienda né i giocatori della squadra di calcio del paese, l'ultima sua vera passione. L'anticonformista Ernst si scaglia invece contro l'ipocrisia della famiglia e, per una volta, si sente vicino al fratello. Alla cerimonia funebre rivediamo a sorpresa Schnüsschen, l'ex moglie di Hermann, giunta lì con il suo nuovo compagno: ma il suo incontro con l'ex marito è sereno. Nella casa sul Reno, dove lo spirito della Günderrode sembra finalmente aver donato a Hermann l'ispirazione (in una sola notte completa la sinfonia e compone anche numerosi lieder su testi della poetessa), ritorna improvvisamente Clarissa: il suo tour è interrotto, ha scoperto di essere malata e forse non potrà più cantare. Da notare il titolo ironico dell'episodio, che oltre che alle vicende dei personaggi pare alludere a quelle della Germania: a sei anni dalla "riunificazione" le cose non sembrano andare per il verso giusto nemmeno al paese, proiettato verso un futuro incerto.

5 – Gli eredi (1997)
Bellissimo episodio incentrato sui temi (già anticipati nelle puntate precedenti, ma qui espliciti sin dal titolo) della paternità, della successione e dell’eredità. Clarissa, malata di tumore, è in ospedale dove si sottopone a pesanti terapie. Proprio in clinica la raggiunge la notizia, con relativo video, del matrimonio di suo figlio Arnold negli Stati Uniti con una compagna di corso del MIT. Nel frattempo Hermann si è riavvicinato a Lulu – che come vedremo lavora a Schabbach per conto di Ernst – e ospita spesso in casa sua il nipotino Lukas, figlio di Lutz. Ma i veri protagonisti dell’episodio sono appunto Ernst, sempre più deciso a costruire un museo a Schabbach (nella sua tenuta presso il Goldbach) per lasciarvi la sua immensa collezione di opere d’arte (Lulu, in quanto architetto, è la direttrice dei lavori), e un nuovo personaggio, il quattordicenne Matko, figlio di un’immigrata slava che nel 1983 lavorava come domestica proprio da Ernst e che ora è tornata a vivere in Bosnia, in mezzo alla guerra. Ernst si affeziona al ragazzo, che gira in motorino per l’Hunsrück ma condivide la sua passione per il volo: gli mostra persino il suo segretissimo sancta sanctorum e intanto incarica un investigatore privato, il signor Meise, di scoprire se possa trattarsi di suo figlio. Ma i lavori per la costruzione del museo vengono osteggiati dall’opinione pubblica, nonostante al comune non venga chiesto nemmeno un centesimo (la costruzione verrà finanziata dalla Comunità Europea). La concessione edilizia viene rifiutata, con grande delusione di Ernst che vede svanire il sogno di lasciare qualcosa di tangibile al proprio paese: decide così di suicidarsi in maniera spettacolare, schiantandosi con il suo aereo contro una parete rocciosa ai bordi del Reno, davanti agli occhi atterriti di Hermann. La ricca eredità di Ernst spetterebbe di diritto ai parenti più prossimi, ossia Hermann, Lulu e i cinque figli di Anton. Tutti sarebbero intenzionati a portare a termine il progetto del museo (anche perché, dopo la sua morte, la popolazione di Schabbach ha cambiato opinione e il comune ha dato nuovamente il via libera), tranne Hartmut: com’era prevedibile, la sua incoscienza, il suo scarso senso degli affari e l’alleanza con il signor Böckle hanno portato la gloriosa Simon Optik al fallimento. Con un disperato bisogno di denaro (l'eredità che Anton ha lasciato a suo figlio Mathias è "congelata" fino a quando il ragazzino non compierà i diciott’anni), Hartmut chiede ai fratelli (con i quali i rapporti ormai sono tesissimi) di vendere la collezione di quadri, ottenendo però un netto rifiuto. Sarà costretto a mettere all’asta ogni sua proprietà, comprese le tanto amate auto d’epoca, e rimarrà senza niente: Mara, la sua ex moglie, lo riaccoglierà però con sé e insieme lasceranno il paese. Nel frattempo l’intrigante Meise si è ormai convinto che Matko sia il vero e unico erede di Ernst: fa tornare sua madre dalla Bosnia, contatta Hermann e sparge la voce in paese. Il giovane, che non aveva mai sognato la ricchezza, diventa il centro dell’attenzione di tutti: i parenti di Ernst vogliono sottoporlo a una prova del dna, i compagni di classe lo emarginano, chiunque sia interessato all'eredità cerca di trascinarlo dalla propria parte. Matko non regge alla pressione, e alla fine sceglie a sua volta il suicidio: subito dopo, si scoprirà che non era affatto il figlio di Ernst.

6 – Congedo da Schabbach (1999-2000)
A Monaco, l'11 agosto 1999, il giorno della grande eclissi solare, ritroviamo Gunnar che deve recarsi in prigione a scontare una condanna a sei mesi per aver causato un incidente stradale. Ma prima si reca a visitare la sua ex famiglia: se Petra – che ormai convive con Reinhold – lo accoglie freddamente, le due figlie adolescenti sono invece incuriosite dall'incontro con il padre che non vedono da molti anni e soprattutto la maggiore lo prende in simpatia (e gli cucina un "Kaiserschmarrn"!). Lo stesso giorno, nella città bavarese, è in programma un concerto di Hermann e Clarissa: la donna, che sembra essersi ristabilita dopo la chemioterapia, canta i testi della poetessa Günderrode che lui ha messo in musica. L'evento è però funestato da una brutta notizia proveniente da Schabbach: Rudi, il locandiere del villaggio, è morto. Mentre Clarissa si trattiene a Monaco in compagnia della madre, che è fuggita dalla casa di riposo in cui si trovava, Hermann si reca al paese per i funerali. Prima della cerimonia si addormenta sotto un grande albero e fa una serie di sogni che tingono oniricamente di soprannaturale questo episodio (proprio come l'ultimo episodio del primo "Heimat", al quale viene fatto riferimento con la scena della bara di Maria lasciata in mezzo alla strada). Più tardi, al cimitero, mentre Hermann si sofferma a guardare le numerose lapidi della famiglia Simon (ripassando così in rassegna nomi come quelli di Katharina, Mathias, Maria, Eduard e Lucie, Horst, Anton ed Ernst), la terra trema e gigantesche voragini si spalancano sotto alcune delle case di Schabbach: la volta che sovrasta le grotte e le cave sotterranee di ardesia ha ceduto: che sia colpa dei lavori che Lulu sta dirigendo per realizzare finalmente il museo di Ernst? Le betoniere vengono dirottate nel tentativo di riempire le buche di cemento, ma la colata finisce con l'intrappolare la cassaforte che conteneva i quadri della collezione, rendendola di fatto irraggiungibile. Mentre Lulu medita se consolarsi accettando l'offerta di matrimonio che le fa il perito d'arte Henri Delveau, Gunnar, ancora in galera, è convinto di poter uscire prima della fine dell'anno, e organizza con gran dispiego di denaro una festa di capodanno presso la casa di Hermann e Clarissa per festeggiare il nuovo millennio e riunire finalmente tutti i vecchi amici dell'Ovest e dell'Est. Tillmann si occupa delle infrastrutture, ma quando il grande giorno arriva Gunnar non è ancora stato rilasciato. Alla festa rivediamo molti personaggi: alcuni hanno nuove famiglie (Galina, sposatasi con un tedesco; Arnold, il figlio di Clarissa, giunto dagli Stati Uniti con la moglie e due figli gemelli), altri sono tornati con quella vecchia (Hartmut, riconciliatosi con Mara e riciclatosi come produttore di vini); alcuni fanno inaspettati "coming out" (Dieter, fratello di Hartmut), altri meditano nuove svolte (Udo, che vorrebbe divorziare per mettersi con una ragazza più giovane). "La vita è un carosello", afferma Galina. Mentre Hermann e Clarissa si promettono fedeltà eterna (e lui le chiede soltanto di restare in salute), Lulu – che ha rifiutato la proposta di Delveau – è travolta dall'incertezza per il futuro. Il nuovo millennio, anziché consolidare felicità e speranze, sembra aprire la porta di un'epoca senza sicurezza. Cosa accadrà in futuro? Solo il tempo lo dirà.

E con queste sensazioni ambivalenti si conclude "Heimat 3". È difficile per ora dire se Reitz realizzerà mai un quarto capitolo della saga. Nel frattempo cercheremo di recuperare "Heimat fragmente", un film di due ore con protagonista Lulu e nel quale il regista ha inserito alcuni spezzoni non usati nelle prime due serie.

17 commenti:

AlDirektor ha detto...

Ehhh, è una Vasta serie da recuperare quella di Heimat. Spero di farlo presto.

Auguri di buon anno!!

Christian ha detto...

Sì, tutti e tre i cicli di "Heimat" sono davvero un'esperienza da non perdere. E soprattutto sono grande, grandissimo cinema.

Auguri anche a te! Ti conoscevo forse con un altro nickname? Ho visto che mi linki, provvedo subito a ricambiare!

italdisc ha detto...

Salve. Sto cercando versioni sottotitolate (se non in italiano almeno in inglese) di "Heimat 4-fragmente" e di "Drehort Heimat - Chronik einer deutschen Jahrhundert-Saga" (entrambi acquistabili da Amazon.de, ma soltanto in tedesco non sottotitolati).
Qualcuno può aiutarmi? Grazie!

Christian ha detto...

Mi dispiace, ma non sono in grado di aiutarti (forse qualche altro lettore del blog...?).
Anche a me interesserebbe vedere "Heimat Fragmente", e spero prima o poi nell'uscita di un DVD italiano. Nel frattempo, conviene attendere che qualcuno pubblichi i sottotitoli su siti come subscene o opensubtitles.
Ciao!

Steve on the storm ha detto...

Lo sapete che Reitz ha annunciato il 4° Heimat? c'è anche un'ansa a riguardo...A questo punto heimat fragmente sarebbe bello trovarlo nella versione del 4° in dvd...

Christian ha detto...

Ehi, è vero! ^^
La riporto qui:

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Cinema: Reitz pensa a Heimat 4
Lo ha annunciato a Udine per il FilmForum 2009

(ANSA) - UDINE, 25 MAR - Edgar Reitz pensa a un 'Heimat n. 4' dedicato alla Germania con uno sguardo alle migrazioni e alla 'virtualizzazione' dopo l'11 settembre. Il regista e sceneggiatore tedesco lo ha annunciato oggi a Udine, dove si trova in occasione del FilmForum 2009 presentando con il figlio Christian un progetto di collaborazione con il Laboratorio di restauro cinematografico del Dams di Gorizia per il restauro, entro la primavera 2010, di 'VariaVision', sua storica opera di 'expanded cinema' del 1965.
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Due note:
-Suo figlio si chiama come me!!! ^^
-"VariaVision" era anche il nome del progetto audiovisivo ideato da Hermann e Rob nell'undicesimo episodio di "Heimat 2", che dunque si rivela sempre più autobiografico.

marco c. ha detto...

"Due note:
-Suo figlio si chiama come me!!! ^^"
=>ah ah ah! ma smettila

Christian ha detto...

Sono piccole soddisfazioni. ^^
Ci ero andato vicino già con il figlio di J.R.R. Tolkien, che si chiama Christopher...

marco c. ha detto...

"La scena in cui Clarissa intona in macchina l'inno della DDR, al che Udo e Gunnar rispondono con quello della BRD". Si scambiano gli inni volutamente?
A mio giudizio solo il primo Heimat aveva delle qualità artistiche. Il secondo episodio già era eccessivamente ambizioso per le capacità limitate di Reitz: infatti lo scambio cromatico negli episodi ambientati nell'epoca contemporanea non aveva alcun senso. Perchè usare il bianco-nero quando si tratta di un protagonista immerso nella musica dodecafonica. Non ha davvero senso...in realtà è solo un marchio di fabbrica.
Senza citare tanti altri ottimi registi dell'est, che hanno trattato il medesimo periodo meglio, credo che come al solito R. usi la cinepresa come Proust la penna e si dimentichi che la realtà da rappresentare non è un gradevole ricordo che affiora alla mente ma una realtà fatta di contraddizioni ben percepibili. Tutta la fuffa della felice riunificazione è stucchevole.
A questo punto mi guardo Sturm der liebe!

Christian ha detto...

Si scambiano gli inni volutamente?
Sì: Clarissa canta l'inno dell'est quasi in omaggio ai suoi compagni di viaggio, mentre loro cantano quello dell'ovest per l'entusiasmo di entrare finalmente a far parte di quel mondo ricco e libero che hanno sempre sognato.

Per il resto trovo che tu, Marco, sia troppo duro con Reitz, che invece secondo me è un grande regista che ha saputo trovare una propria dimensione cinematografica, unica e personale, proprio in queste maxi-saghe famigliari e generazionali. Il secondo "Heimat" per me è un capolavoro alla pari del primo, se non addirittura superiore. L'uso del colore o del bianco/nero non risponde a criteri narrativi, è vero, ma è una pura scelta espressionistica. Ritengo in ogni caso che rappresenti un elemento davvero marginale nella valutazione dei singoli film (a parte alcuni episodi ben precisi, dove la cromaticità è fondamentale, spesso non ricordo nemmeno più se una determinata scena fosse a colori o meno).

Quanto al terzo "Heimat", non mi pare proprio che la riunificazione della Germania sia descritta come "felice" o composta solo da gradevoli ricordi: se ne mostrano anzi proprio tutte le contraddizioni di cui parli, e questo sin dal primo episodio (vedi per esempio gli operai dell'est che all'inizio sono tanto felici di essere pagati in marchi dell'ovest, perché valgono molto di più, ma che poi devono rendersi conto che nei negozi dell'ovest anche le merci costano di più). Le gioie e le speranze iniziali lasciano ben presto il posto alle disillusioni e alle incertezze, man mano che la saga procede. E comunque non mi sembra che catturare l'entusiasmo che c'era inizialmente, al momento della caduta del muro, debba essere considerato un difetto: anzi, quei momenti mi hanno ricordato le scene del primo "Heimat" in cui l'entusiasmo per la rinascita della Germania durante il nazismo lasciava già intravedere "il conto da pagare" che ne sarebbe seguito.

Ammetto comunque di non sapere come abbiano trattato il tema della riunificazione i registi dell'ex Germania Est: mi puoi citare qualche nome o qualche titolo da recuperare? Il cinema tedesco mi affascina...

marco c. ha detto...

concordo sempre con la tua analisi del film. in effetti R. costruisce sempre ottimi film a livelli di personaggi,trama e pathos, ma il suo problema è sempre la patina olografica.
Non sopporto la volontà di distorcere sempre un poco la realtà per creare un universo intero che sia non troppo scomodo.
In realtà tutti i suoi prodotti sono chiaramente fittizi, come per i film arcadici di Olmi.
Un renano non canterebbe mai l'inno della ddr, anzi non farebbe nemmeno amicizia con un prussiano.
Le spinte separatiste renane,
bloccate da Adenaurer, lo confermano. Vedi a questo proposito anche un episodio di Lolle estremamente chiaro su come stanno davvero le cose.
R. è un agente governativo travestito da regista.
(sarebbe interessante sapere se è stato finanziato e per quale importo sul totale)

Inoltre queste operazioni di recupero della memoria rivelano sempre negli anni tutti i loro limiti.

Cmq il primo heimat era ben girato anche per il fatto che era un microcosmo chuiso come una palla di vetro con la neve dentro: illuminante la scena in cui se ne va dal paesello. E' la versione al contrario dell'inizio di morte a venezia di visconti.

Giudizio su Reitz: evitabile.
Come d'altra parte per i lavori di Herzog. Spero che nel prossimo docu-film venga sbranato da un grizzly che la pensi come me!

Alcuni film sulla Ostalgie:
Good Bye, Lenin!
Führer Ex
Sonnenallee

cmq il cinema tedesco migliore è quello dei film di guerra vagamente revisionisti: das boot; stalingrad. quest'ultimo da vedere: veramente incredibile come in realtà i tedeschi siano convinti che la guerra in russia possa aver avuto qualche motivo di onore.

Matthew Hopkins ha detto...

Che interessante blog.
Leggo che Reitz usa la cinepresa come Proust la penna. Questo è un grande complimento. Questa terza serie è piaciuta, l'ho trovata molto "pop". E sinceramente a me interessa poco che non sia perfettamente aderente a quello che ha vissuto il paese in quegli anni. Coglie bene secondo me l'atmosfera visiva degli anni '90. Rendere conto della realtà: non è questo quello che deve fare il cinema, almeno secondo me.

Dei film citati nella discussione ho visto solo Goodbye Lenin: veramente molto brutto, dopo la prima mezz'ora diventa inguardabile. Sono curioso di vedere gli altri.

marco c. ha detto...

@Matthew Hopkins
per carità non guardare nessuno degli altri due film che ho postato. sono pure peggio!
la ostalgie è autentica spazzatura.

guarda invece i nuovissimi film sul terzo reich made in germany. quelli sono ben fatti e interessanti. poi i 2 film di guerra sono molto buoni.
saluti!

Christian ha detto...

Ciao Matthew e grazie per l'intervento. Sono d'accordo con te quando dici che il cinema non deve rendere conto della realtà: o almeno non sempre.

Marco, ti confido che se un film funziona – come dici tu – a livello "di personaggi, trama e pathos", io ne sono già più che soddisfatto (anche perché oggi si tratta di merce rara). Dei titoli che hai citato anch'io ho visto soltanto "Goodbye Lenin" che in effetti non mi aveva entusiasmato. Cercherò comunque di recuperare gli altri, soprattutto quelli di guerra. Ciao!

alec ha detto...

è difficile trovare in reitz peccato di olografismo: però se qualcuno lo sostiene, insomma, che argomenti pià profondamente: l'alternanza cromatica è elegantissima, in heimat, ma non fine a se stessa. l'eleganza non è reato, se ben utilizzata anche al servizio della storia: e il cinema di reitz, fra forma e sostanza, mi pare una splendida mediazione fra quello di un syberberg (o greenaway se preferite) e quello di un truffaut: poi ce ne sarebbe d'altra roba da dire, extra cinematografica e extra letteraria: è un mondo, davvero! il realismo non è fotografia della realtà: c'è un realismo ingenuo e uno profondo. consiglio a marco, che pure è molto informato, di rivedere i suoi giudizi perchè fa apparire reitz come un campione dell'autonomia del significante filmico.
comunque, in questo ricco blog che scopro adesso, spero di riuscire ad avere un informazione: qualcuno ha visto o sa come è possibile procurare l'ultimo capitolo della serie di heimat, "heimat fragmente", presentato se non ricordo male, alla mostra di venezia nel 2006? grazie!

Christian ha detto...

Ciao Alec, benvenuto! Concordo con te su Reitz, che mi sembra che abbia come fine ultimo quello di raccontare qualcosa attraverso i suoi personaggi, e che non faccia mai sfoggio di stile fine a sé stesso (per fortuna). Personalmente i "campioni del significante filmico", come li definisci tu, non li amo. Da un film, o da un'opera in generale, un significato lo pretendo, sempre. Anche solo a livello di semplice narrazione o di una storia che sia interessante.
Riguardo a "Heimat fragmente", come già risposto a Italdisc, purtroppo temo che non ci resti che attendere che qualcuno (Dolmen?) lo distribuisca in DVD, oppure che Ghezzi lo trasmetta a "Fuori Orario" (se non lo ha già fatto).

alec ha detto...

grazie christian, avevo notato solo dopo il commento precedente. penso che ghezzi ancora non l'abbia passato, e c'è da attendere. su amazon si trova solo una versione con sottotitoli in olandese, accidenti. mi pare strano che non sia stato ancora distribuito neanche nei paesi di lingua inglese, o in francia. ciao