1 dicembre 2008

Il porto delle nebbie (M. Carné, 1938)

Il porto delle nebbie (Le quai des brumes)
di Marcel Carné – Francia 1938
con Jean Gabin, Michèle Morgan
***

Visto in DVD.

Jean, taciturno soldato coloniale che ha probabilmente disertato dall'esercito, giunge nel porto di Le Havre in cerca di un'occasione per lasciare il paese imbarcandosi per il Sud America. Nel frattempo trova ospitalità in una baracca sulla costa, rifugio di altre anime perse, dove si innamora di una giovane ragazza: rinuncerà a partire per proteggerla dal suo viscido tutore e da un gangster di mezza tacca, ma rimarrà coinvolto nella misteriosa sparizione del suo ex spasimante. Terza collaborazione del regista Carné con lo sceneggiatore Jacques Prévert, il film ha segnato un'epoca del cinema francese e ha dato vita a quel particolare genere chiamato "realismo poetico" (perché filtra la realtà e la società attraverso la poesia e l'ispirazione letteraria), considerato un precursore del noir americano per il fatalismo disperato, le atmosfere sospese e soprattutto i personaggi ai margini della società, pieni di illusioni e di disillusioni, destinati a uscire sconfitti dalla loro eterna lotta contro il destino. Protagonisti come Jean e Nelly, che vagano fra ombre e nebbia in compagnia di un cagnolino randagio e che devono affrontare la propria solitudine, non si dimenticano tanto facilmente. Ma non mancano i punti deboli: il film è un po' impalpabile, quasi chiuso in sé stesso, con svolte prevedibili e sviluppi poco interessanti, e in fondo si capisce come mai Godard e i suoi compagni della Nouvelle Vague non amassero questo tipo di cinema (che pure ha prodotto capolavori assoluti come il monumentale "Les enfants du Paradis", sempre della coppia Carné-Prévert), soprattutto in confronto alla maggior concretezza degli autori di noir americani, e gli riconoscessero pregi più letterari che cinematografici, al punto da attribuire la "patente di autore" al solo Prévert. Anche se come tipo di film non c'entra nulla, la scena dello scontro con il gangster presso le automobiline del luna park mi ha ricordato "Altrimenti ci arrabbiamo" con Bud Spencer e Terence Hill. La versione nel DVD Ermitage presenta evidenti tagli (nella scena iniziale dell'incontro con il camionista, per esempio) e infatti ha una durata di circa dieci minuti inferiore a quella riportata sui testi.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

A me è piaciuto moltissimo. Un film disperato e ripiegato su se stesso, con massicce dosi di fatalismo e dense metafore visive. Proprio come piace a me :)

Saluti

Ale

Christian ha detto...

A me invece sia questo sia "Alba tragica", pur piacendomi (sia chiaro!), non mi hanno entusiasmato. Forse li ho trovati un po' semplici, che puntano solo sull'atmosfera, con personaggi che rimangono in superficie e con i quali non riesco a connettermi... "Les enfants du Paradis" (che prima o poi dovrò rivedere) mi era invece parso più complesso e stratificato.
Ciao!

Anonimo ha detto...

Ovviamente a me, nella sua arguta, vezzosa e romantica monumentalità, "Les enfants..." non ha entusiasmato (l'ho visto ultimamente, nella sua integral doppiezza). De fruttibus.

ale

gparker ha detto...

Comunque non è esatto che i critici della Nouvelle Vague non amassero il realismo poetico. Non lo accettavano in toto ma Renoir che è uno dei più alti esponenti era letteralmente venerato da Truffaut che sosteneva di aver visto almeno 10 volte La Carrozza D'Oro (in un'epoca in cui non c'erano VHS).

AD ogni modo per me il vero precursore perfetto al noir tra i film del realismo poetico è Il Bandito Della Casbah.

Luciano ha detto...

Un film bellissimo, non certo tra i migliori del genere, ma comunque amo tutti i film in cui compare il nome di Prevért.

Dan ha detto...

Metà dei DVD Ermitage dovrebbero essere ritirati dal mercato. Maledetti.

Christian ha detto...

Gparker: grazie della precisazione. "Il bandito della Casbah" ancora non l'ho visto. :-(
Quanto ai giudizi di Truffaut, erano abbastanza altalenanti... Ho trovato questo interessante articolo (di Aldo Tassone e Françoise Pieri) nel quale, tra l'altro, si legge:

Mai tenero con il nostro regista, François Truffaut dirà un giorno molto cavallerescamente: «Darei tutti i miei ventitré film per Les enfants du paradis». Questa candida ammissione riscatta in parte la serie di giovanili e un po’ puerili stroncature di cui fu vittima il povero Carné. Sul settimanale "Arts" del 31 ottobre 1956 Truffaut scriveva: «Carné è un puro tecnico, le sue capacità sono di tipo artigianale, la messa in scena è per lui un lavoro manuale. Spirito confuso, non ha mai saputo valutare una sceneggiatura, non ha mai saputo scegliere un soggetto, ha lasciato che altri svolgessero per lui questo lavoro; per anni ci ha offerto dei film di Jacques Prévert messi in immagini da Marcel Carné»

Luciano: Comunque è un film da guardare e da conoscere!

Dan: Hai ragione, anzi direi anche più della metà. Sono spesso DVD davvero pessimi per film invece meravigliosi! Persino quelli con una qualità video decente e con la lingua originale, di solito, non hanno i sottotitoli.

gparker ha detto...

si ci fu la famosa svolta per la quale litigò furiosamente con Godard in seguito alla quale cominciò a vedere diversamente il cinema ma in linea di massima (pur con le riserve iniziali su Carnè) quello che adorava del realismo era il girare per strada, mostrare gente che fuma, che lavora, filmare la vita.
Non ricordo dove e quando (che precisione filologica!) scrisse che "Vadim è l'unico che ha avuto il coraggio di piantare una macchina da presa sulla spiaggia".

Il Bandito Della Casbah è veramente stupendo e ti invidio per il fatto che non l'hai ancora visto e lo devi scoprire.