24 giugno 2019

I miserabili (Ladj Ly, 2019)

I miserabili (Les misérables)
di Ladj Ly – Francia 2019
con Damien Bonnard, Alexis Manenti
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Visto al cinema Colosseo, con Marisa, in originale con sottotitoli (rassegna di Cannes).

Il poliziotto Stéphane (Damien Bonnard) viene assegnato alla brigata anti-crimine che pattuglia le strade del quartiere Les Bosquets a Montfermeil, comune alla periferia di Parigi dove Victor Hugo aveva ambientato alcune parti de "I miserabili". Oggi i nuovi emarginati sono gli abitanti delle banlieue, immigrati o discendenti degli abitanti delle ex colonie francesi in Africa. Dopo le rivolte del 2005, nel quartiere vige un delicato equilibrio, con l'ordine mantenuto a fatica non solo dalla polizia ma anche da una struttura clandestina organizzata dagli stessi abitanti (con tanto di "sindaco") e dai Fratelli Musulmani (che, se non altro, tengono lontano il traffico di droga). Ciò non toglie che i ragazzini, lasciati a sé stessi, si rendano protagonisti di furti o di piccole e grandi monellerie, una delle quali (il rapimento di un cucciolo di leone da un circo appena giunto in città) provoca l'escalation di eventi raccontata nel film. Opera prima di un regista di origini maliane che in precedenza ha girato solo documentari e cortometraggi (uno dei quali è stato espanso per realizzare questo primo lungometraggio), la pellicola si svolge quasi nell'arco di una sola giornata, la prima in cui Stéphane è di pattuglia insieme ai suoi colleghi Chris (Alexis Manenti) e Gwada (Djibril Zonga). Fra lo Spike Lee di "Clockers" e "L'odio" di Kassoviz (di cui è quasi una versione aggiornata), il film ha il grande merito di ritrarre senza filtri una realtà che il regista conosce bene per averci vissuto in prima persona, senza parteggiare per una parte o per l'altra (il punto di vista è spesso quello dei poliziotti, ma l'impostazione è a tratti corale) e illustrando le difficoltà e gli ostacoli per una pacifica convivenza (il colore della pelle non è nemmeno il primo fra questi). Anche se la violenza non può che chiamare altra violenza, spesso la rabbia (come dice l'Imam) è l'unico metodo a disposizione degli ultimi strati della società per far sentire la propria voce. E come ai tempi di Hugo, è difficile uscire dalla miseria e vincere i pregiudizi. Jeanne Balibar è il commissario di polizia, Issa Perica è il bambino che rapisce il leone, Al-Hassan Ly (figlio del regista) è il ragazzino che filma tutto con il drone.

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