3 novembre 2018

Perfetti sconosciuti (P. Genovese, 2016)

Perfetti sconosciuti
di Paolo Genovese – Italia 2016
con Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher
***

Visto in TV, con Sabrina.

Sette amici, a tavola per cena, decidono per gioco (e per dimostrare di "non avere nessun segreto da nascondere") di rendere pubblici tutti i messaggi, le chat e le telefonate che riceveranno sul proprio cellulare durante la serata. Non l'avessero mai fatto! Persino gli amici più affiatati o le coppie apparentemente felici scopriranno di non conoscersi poi così bene, e che dietro le apparenze si celano sfiducia, infedeltà e pregiudizi. Un'idea in fondo semplice per uno dei film italiani di maggior successo degli ultimi anni (a punto da essere già stato rifatto in molti altri paesi, dalla Spagna alla Francia, dall'India alla Grecia), con un ottimo cast di caratteristi (Kasia Smutniak, Marco Giallini, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta, Giuseppe Battiston) e una nutrita serie di colpi di scena in crescendo. Man mano che la tensione monta, ogni volta che squilla una suoneria o una notifica i personaggi sussultano pieni di ansia, e noi con loro. Certo, può sembrare esagerato o inverosimile che nel giro di poche ore vengano alla luce talmente tanti altarini, ma la sceneggiatura gestisce il tutto con naturalezza, aiutata da alcune divertenti trovate (la migliore fra tutte è lo scambio di cellulari fra due dei commensali, che crea una situazione paradossale e imbarazzante) e da battute azzeccate che però lasciano anche posto a un retrogusto cinico o drammatico. Difficile pensare che la sceneggiatura non fosse stata scritta inizialmente per il teatro: e in quanto ambientata tutta a tavola, fra le quattro mura di una stanza, ricorda precedenti illustri come "La parola ai giurati" di Lumet o (più pertinente) il recente "Carnage" di Polanski. La riflessione sull'impatto e l'abuso delle nuove tecnologie (in particolare gli smartphone e i social network) sulle relazioni di amicizia, di famiglia e di coppia consente un aggancio all'attualità, ma anche senza di essa si sfiorano temi come l'importanza di mantenere qualche segreto fra amici o coniugi e la delicatezza dei ruoli sociali (anche quelli dei genitori). In tavola c'è un ottavo coperto, con il piatto vuoto perché uno dei commensali non è potuto venire: è bello pensare che sia riservato allo spettatore, che idealmente può sedersi insieme ai protagonisti (spingendoci a chiederci se anche noi non abbiamo qualche segreto inconfessabile). Il tutto avviene durante una serata con eclissi di luna: e l'astro argenteo che viene coperto dall'ombra per poi lentamente risvelarsi sembra proprio alludere allo "svelamento" dei segreti. Non a caso il finale ci mostra cosa sarebbe successo se il "gioco" non fosse mai stato fatto: nulla sarebbe venuto alla luce e i sette amici avrebbero potuto continuare la loro vita di sempre, illudendosi di conoscersi, senza sapere di essere in realtà l'uno per l'altro dei "perfetti sconosciuti". La regia di Genovese si mette umilmente al servizio della storia e dei personaggi, senza farsi notare, e fa la scelta migliore.

2 commenti:

Marisa ha detto...

"Dark side of the Moon", Il lato oscuro della luna, da sempre associata alla parte oscura e un pò folle della nostra psiche...L'eclisse di luna ne è la perfetta analogia.
La vera scatola nera non è il cellulare, anche se a volte ne capta e rivela qualcosa, ma la nostra mente con le sue fantasie inconfessabili a volte anche a sé stessi e che ovviamente, quando affiorano, è meglio tenersi per sè...

Christian ha detto...

Pensare di non avere segreti da svelare (o fantasie nascoste) è un'illusione. E aprire completamente sé stessi agli altri (anche agli amici o ai compagni di vita) può essere decisamente rischioso...