4 ottobre 2017

Stand by me (Rob Reiner, 1986)

Stand by me - Ricordo di un'estate (Stand by Me)
di Rob Reiner – USA 1986
con Wil Wheaton, River Phoenix
***1/2

Rivisto in DVD, con Marisa e altra gente.

Alla notizia della morte dell'amico di un tempo Chris Chambers, lo scrittore Gordie Lachance (Richard Dreyfuss) rievoca un episodio della loro infanzia a Castle Rock, in Oregon. I dodicenni Gordie (Wil Wheaton) e Chris (River Phoenix), insieme ad altri due amici, Teddy (Corey Feldman) e Vern (Jerry O'Connell), decisero di andare alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo, Ray Brower, scomparso da alcuni giorni, che sapevano trovarsi presso i binari del treno in mezzo ai boschi. Un classico degli anni ottanta, nonché uno dei più bei film mai girati sul tema della crescita e dell'amicizia, un racconto di coming-of-age che si dipana nell'arco di due giorni, durante una lontana e assolata estate, nei quali i quattro amici sono protagonisti di un vero e proprio viaggio iniziatico, alla scoperta della morte ma anche e soprattutto di sé stessi. Nella totale assenza (o addirittura nell'ostilità) dei genitori e degli adulti in generale, i quattro ragazzini possono contare solo sulla propria amicizia per trovare gli stimoli ad andare avanti, alla scoperta del mondo e delle proprie potenzialità. E così Gordie, che vive nel trauma della morte del fratello maggiore Danny, il preferito dai genitori, si sente inadeguato e non amato, insicuro e fuori posto. Chris, additato da tutti come un poco di buono, anche per via della famiglia disastrata da cui proviene, lo aiuterà a ritrovare fiducia in sé stesso, e sarà a sua volta stimolato da lui a non arrendersi a un'esistenza limitata e infelice come quella che, a dire di tutti, lo dovrebbe attendere. La caratterizzazione dei quattro ragazzini è fenomenale: merito non solo della sceneggiatura ma anche del regista, che scelse quattro giovani attori con caratteristiche (anche familiari) molto simili a quelle dei personaggi: Wheaton era timido, sensibile e insicuro, Phoenix era un leader naturale ma proveniva da una famiglia quantomeno bizzarra, O'Connell era estroverso e ironico, Feldman era pieno d'ira anche per via dei cattivi rapporti con i suoi genitori. Reiner volle che i quattro ragazzi passassero due settimane insieme prima dell'inizio delle riprese, per farli diventare amici anche nella vita reale.

Il film è tratto da un racconto di Stephen King (contenuto nella raccolta "Stagioni diverse"), il quale ne apprezzò molto l'adattamento, dichiarando che riproduceva alla perfezione le atmosfere (in parte autobiografiche) che aveva voluto mettere sulla pagina scritta: King tornerà a collaborare con Reiner nel successivo "Misery non deve morire", e la casa di produzione indipendente fondata dal regista si chiamerà proprio Castle Rock Entertainment, in omaggio al paese (fittizio) da dove provengono i ragazzini. Tipici di King sono il tema della scrittura (Gordie è destinato a diventare uno scrittore: memorabili le storie che si inventa per intrattenere gli amici, come il racconto della gara di mangiatori di torte, con smisurata vomitata annessa: ma si sa, a quell'età sono queste le cose che divertono) e quelli legati alla crescita, alle sue dinamiche e alle sue leggende. A questo proposito, la caratterizzazione dei ragazzi, colti proprio nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza, è magistrale, come dimostrano le loro conversazioni (da argomenti triviali legati alla tv e ai fumetti, alle paure, alle idealizzazioni e alle volgarità). Anche quando litigano, fanno subito la pace. Notevole il contrasto con la banda dei ragazzi più grandi (di cui fanno parte Kiefer Sutherland, nei panni del cattivo "Asso" Merrill, e Bradley Gregg, il fratello maggiore di Chris), che a differenza loro non hanno saputo fare il salto di qualità, rimanendo imprigionati nei ruoli adolescenziali del gioco e della sfida alla morte, sfociando inevitabilmente nel teppismo e nel bighellonaggio fine a sé stesso. Se Chris non avesse seguito l'invito di Gordie a provare a studiare per andare via da Castle Rock, sarebbe diventato senza dubbio come loro. Un film con ragazzini, ma non per ragazzini (come, invece, "I Goonies"): i temi trattati sono forti, e l'ostilità di genitori e adulti può generare traumi da cui è difficile riprendersi se non ci sono amici cui aggrapparsi. Molte le scene cult (l'attraversamento del ponte, le sanguisughe, il confronto finale con la pistola...), magnifica la ricostruzione della provincia negli anni '50. La pellicola avrebbe dovuto intitolarsi come il racconto di King da cui è tratta, "The body", ma i produttori vollero cambiarne il nome perché ricordava un horror o un film erotico. Scelsero così il titolo della bella canzone di Ben E. King, che si può sentire sui titoli di coda (e, in versione strumentale, in altri momenti della pellicola) e che riacquistò così una nuova popolarità.

2 commenti:

Marisa ha detto...

Bellissimo film e bella la tua recensione. Peccato che sia passato nel dimenticatoio, perché sarebbe ancora attualissimo. Si sa, i problemi e le angoscie di crescita dei pre-adolescenti sono in fondo le stesse, tra l'indifferenza o il controllo eccessivo e stupido degli adulti, genitori ed insegnanti, preoccupati solo di non essere "sconfermati" loro stessi e del tutto ignari del vero mondo emotivo in cui si muovono i ragazzi.

Christian ha detto...

Non so quanto sia un film dimenticato, visto che per molti è diventato un cult movie, ma in ogni caso il tema trattato, quella appunto della crescita, per fortuna fa ancora a volte capolino nel cinema (e spesso – curiosamente, visto che qui c'è di mezzo Stephen King – proprio nel cinema horror).