25 settembre 2017

La nuit où j'ai nagé (D. Manivel, K. Igarashi, 2017)

La nuit où j'ai nagé (Oyogisugita yoru)
di Damien Manivel, Kohei Igarashi – Giappone/Francia 2017
con Kogawa Takara, Kogawa Keiki
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Visto al cinema Beltrade, con Sabrina, in originale con sottotitoli (rassegna di Venezia).

Anziché andare a scuola, un bambino di sei anni si incammina da solo per i paesaggi innevati dell'Hokkaido, con l'intenzione di raggiungere il paese vicino per andare a portare al padre, che lavora al mercato del pesce, il disegno che ha fatto per lui la notte precedente. Una pellicola totalmente senza dialoghi (ma non muta: ci sono musiche e rumori di fondo), su uno spunto semplice e uno scenario quasi da fiaba. Poetica, forse troppo, e sicuramente a rischio di pretenziosità (e di pretestuosità nella scelta di non usare le parole, il che significa mancanza di interazione fra il piccolo protagonista e altri personaggi). Francamente mi sono annoiato, e non bastano immagini e situazioni "carine" (il bambino, i cani, la neve) per fare un film. Fosse stato un cortometraggio, almeno... Tanta essenzialità e il lavoro di sottrazione avrebbero dovuto suggerire anche una durata assai più ridotta (la stessa poesia giapponese, non a caso, favorisce l'haiku più del poema epico). Coproduzione franco-nipponica (come le nazionalità dei due registi), la "Primavera" di Vivaldi nella colonna sonora.

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