10 agosto 2017

Vertical features remake (P. Greenaway, 1978)

Vertical Features Remake
di Peter Greenaway – GB 1978
**1/2

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli.

L'Istituto per il Recupero e il Restauro (IRR), un ente statale inventato dallo stesso Greenaway, indaga sull'opera del visionario ricercatore Tulse Luper, misteriosamente scomparso: e basandosi su schizzi, appunti e fotografie ritrovati in vari momenti, tenta di ricostruire un suo film sulla struttura e l'organizzazione degli elementi verticali ("vertical features", appunto) all'interno del paesaggio di campagna inglese. Il progetto, andato perduto e forse distrutto, era costruito attorno a una griglia di 11x11, con 121 sequenze di durata variabile che immortalano tali elementi (alberi, pali, cancelli, ecc.). La pellicola – un falso documentario con la voce narrante di Colin Cantlie – mostra quattro diversi tentativi di ricostruzione del film, intermezzandoli con il resoconto delle diatribe di un gran numero di studiosi (tutti inventati, ovviamente, ma identificati con precisione da cognomi e foto) che, in un contesto pseudo-accademico, discutono delle intenzioni originarie di Tulse Luper (mettendo persino in dubbio la sua reale esistenza), criticano i remake o ne forniscono le intepretazioni più svariate. Non manca chi accusa il tutto di essere un "puro esercizio accademico di montaggio": certo, a chi non condivide la passione di Greenaway per la ricerca di correlazioni (anche fasulle) fra schemi, strutture e realtà, nei paesaggi come nella vita, l'operazione può sembrare inutile e fine a sé stessa: ma è anche indubbiamente affascinante. Tulse Luper, ornitologo immaginario (nonché alter ego di Greenaway) già citato in "A Walk Through H", tornerà a più riprese in altre opere del regista, compresi i mastodontici "The Falls" e "Le valigie di Tulse Luper". Nei primi due remake, le immagini sono accompagnate da una voce femminile che conta le sequenze; negli altre due, c'è una musica di Michael Nyman (ma il tema dell'IRR, elettronico e inquietante, è di Brian Eno).

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