18 giugno 2017

The rider (Chloé Zhao, 2017)

The rider
di Chloé Zhao – USA 2017
con Brady Jandreau, Tim Jandreau
***

Visto al cinema Colosseo, in originale con sottotitoli
(rassegna di Cannes).

In convalescenza dopo una grave ferita alla testa in seguito a una caduta durante un rodeo, il giovane Brady, cowboy del Sud Dakota, teme di non poter più tornare a fare quello che gli sta maggiormente a cuore: cavalcare. Opera seconda di una regista di origine cinese (ma trapiantata ormai stabilmente negli Stati Uniti: il suo film, girato con evidente maestria, appare americano al cento per cento, a partire dall'argomento trattato), un toccante western contemporaneo sui sogni infranti e il desiderio di tornare a galla. A mettere un freno alla volontà e alle illusioni di Brady di esibirsi nuovamente nei rodei non ci sono solo i responsi medici, i problemi fisici (ha una mano semiparalizzata) e le pressioni familiari (vive con il padre, in perenni guai finanziari, e la sorella minore, autistica ma piena di gioia di vivere), ma anche il riflesso di sé stesso che vede nel suo miglior amico, Lane Scott, che un incidente simile al suo ha reso una larva umana e che va spesso a trovare in ospedale. E l'amore per la natura e per i cavalli selvaggi (con i quali ha un'affinità indescrivibile) gli farà comprendere di essere diventato ormai come quei puledri che, rimasti azzoppati, devono essere abbattuti, perché non possono più fare quello per cui sono nati: cavalcare liberi nella prateria. Un film che forse parte lento ma che poi si rivela coinvolgente, drammatico e al tempo stesso antidrammatico nelle sue scelte stilistiche, che al tempo stesso omaggiano il genere western (si pensi alle cavalcate di Brady in solitaria) e rievocano il cinema d'autore indipendente, e che si focalizza su un ambiente tratteggiato con evidente affetto e su un personaggio a suo modo indimenticabile. Ad aggiungere valore, il fatto che quasi tutti gli attori, non professionisti ma bravissimi, hanno in effetti interpretato sé stessi: Brady Jandreau è un vero cowboy (il film si basa sulla sua storia), suo padre e sua sorella sono i suoi veri famigliari, così come sono autentici gli altri partecipanti ai rodeo (compreso Scott), il che dona al film un tono semidocumentaristico. Non a caso è piaciuto molto a Werner Herzog. A Cannes ha vinto la sezione "Quinzaine des Réalisateurs".

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