14 giugno 2017

Arrietty (Hiromasa Yonebayashi, 2010)

Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento
(Karigurashi no Arrietty)
di Hiromasa Yonebayashi – Giappone 2010
animazione tradizionale
***

Visto in TV.

La piccola Arrietty (piccola per davvero: è alta pochi centimetri!) è una "Prendinprestito", un esserino che vive con i genitori sotto il pavimento e dietro le intercapedini di una vecchia villa di campagna, sottraendo di nascosto piccoli oggetti agli esseri umani che vi abitano. I tre Prendinprestito si sono così allestiti una vera e propria dimora in miniatura, con tutte le comodità. Quando nella villa giunge Sho, un ragazzo malato e in attesa di essere operato al cuore, la curiosa Arrietty non può fare a meno di essere vista da lui: una grave imprudenza, perché quando i Prendinprestito si fanno scoprire dagli umani sono costretti ad abbandonare la casa in cui vivono e a trasferirsi altrove. Sho, tuttavia, si mostra amichevole con la ragazzina, aiutando persino lei e la sua famiglia a sfuggire alla cattura da parte della signora Haru, la governante della casa, ostinata cacciatrice di "gnomi". Tratto dai racconti di Mary Norton che avevano già ispirato "I rubacchiotti" di Peter Hewitt, un film gradevole, leggero, avventuroso e malinconico, che Hayao Miyazaki ha soltanto sceneggiato, lasciando la regia all'esordiente Yonebayashi, uno dei più promettenti fra i giovani autori dello Studio Ghibli. Esemplare nella sua commistione fra favola moderna (gli esserini che vivono in segreto nelle case degli umani, sottraendo gli oggetti, ricordano tante creature del folklore di ogni epoca), critica al consumismo (il "riciclo" di cose che non servono più), coming-of-age (per la quattordicenne Arrietty si tratta delle prime escursioni nel mondo esterno) e invito alla convivenza pacifica (un invito raccolto non solo dai due protagonisti ma, per esempio, anche dal gatto di casa), il film è graziato come al solito da atmosfere, disegni e animazioni di ottima qualità. Non scontato nemmeno il finale. Pur essendo ambientata in Giappone, l'anima della pellicola è decisamente europea: non soltanto per il materiale di partenza, ma anche per la colonna sonora "celtica", opera della cantante francese Cécile Corbel.

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