19 maggio 2017

H is for House (Peter Greenaway, 1973)

H is for House
di Peter Greenaway – GB 1973 (rieditato nel 1978)
con Hannah Greenaway
**1/2

Visto su YouTube.

Da poco sposato e con una figlia piccola, Greenaway trascorse l'estate del 1973 ospite di un amico in una bella casa ottocentesca nella romantica campagna inglese, a Wardour nel Wiltshire. Qui girò una serie di film (fra cui, oltre a questo, anche "Windows"). "H is for House" è ispirato ai sillabari per insegnare l'alfabeto ai bambini: la piccola Hannah stava cominciando a parlare, e il regista la interroga sui nomi delle cose che la circondano (la voce infantile che si sente nel film, errori e indecisioni comprese, è la sua). Se le immagini mostrano scene di vita famigliare (la moglie e la figlia che giocano sull'erba in una bella giornata di sole), l'audio – oltre all'immancabile musica di Vivaldi – racconta invece tutta un'altra storia. Ossessionato dalla lettera H, Greenaway elenca una lunghissima serie di oggetti e di concetti astratti i cui nomi iniziano con questa, mentre la pellicola si apre e si chiude con il racconto di tre storie bizzarre e surreali, ambientate forse in quella stessa dimora: un naturalista che rimane spiazzato dall'inversione della rotazione della terra, una donna che si preoccupa dell'arrivo della città fino alle soglie della sua casa, un uomo convinto che i suoi occhi siano come una batteria e che debbano essere ricaricati dal sole. Ne risulta uno studio sull'artificialità del modo in cui denominiamo le cose e sul rapporto confuso fra suoni e significati, mescolato a riflessioni nonsense sulla percezione del tempo, della geografia e del rapporto con il mondo che ci circonda.

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