13 ottobre 2016

Il terzo uomo (Carol Reed, 1949)

Il terzo uomo (The third man)
di Carol Reed – GB/USA 1949
con Joseph Cotten, Alida Valli, Orson Welles
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Visto in divx.

Nella Vienna dell'immediato dopoguerra, semidistrutta e divisa in settori governati dalle varie forze di occupazione, lo scrittore di romanzi pulp Holly Martins (Cotten) cerca di scoprire la verità sull'amico Harry Lime, apparentemente morto in un incidente stradale (ma le testimonianze sull'accaduto si contraddicono, per esempio sulla presenza sul posto di un misterioso "terzo uomo") e accusato dalla polizia di gestire un lucroso traffico di medicinali sul mercato nero. Da una sceneggiatura di Graham Greene (che ne ricavò anche un romanzo), un noir cinico e affascinante, reso celebre soprattutto dall'interpretazione di Orson Welles nei panni di Lime, personaggio sardonico e mefistofelico, la cui comparsa a metà del film (memorabile la scena del gattino che ne rivela la presenza sotto il portone) trasforma quello che era un semplice giallo a sfondo spionistico in un torbido intrigo sui temi dell'amore e dell'amicizia. A Welles si deve anche la battuta più famosa della pellicola, quella con il quale il personaggio giustifica la propria natura malvagia ("In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio, strage ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos'hanno prodotto? L'orologio a cucù"), che l'attore aggiunse di proprio pugno a margine della sceneggiatura. Alida Valli (che nei titoli di testa è accreditata con il solo cognome, una trovata del produttore David O. Selznick "per farla sembrare ancora più esotica") interpreta Anna, l'amante di Harry di cui si innamora anche Holly (ma per tutto il film lei sembra non ricordarsi nemmeno il suo nome, e lo chiama costantemente – e freudianamente – come l'amico). A proposito: nel romanzo di Greene il protagonista si chiamava Rollo, e in effetti Anna osserva che Holly è un nome "ridicolo" per un uomo (guarda caso, anche il regista Carol Reed porta un nome che solitamente è considerato femminile). Nella versione italiana, in ogni caso, il nome è storpiato in Alga Martin. La regia, aiutata dalla fotografia di Robert Krasker (che rievoca l'espressionismo tedesco), premiata con l'Oscar, ricorre a inquadrature sghembe e giochi di luci e ombre per dar vita a una Vienna cupa, maestosa e decadente, popolata da personaggi ambigui e infidi, dove il pericolo è dietro ogni angolo e dove amici e nemici si confondono. Bello il finale, con la fuga di Lime attraverso i cunicoli sotterranei e le fognature. Sicuramente è il film più "wellesiano" fra quelli non diretti da lui (al punto da lasciar sospettare che il coinvolgimento dell'attore sia stato maggiore di quanto dichiarato). Greene aveva previsto un lieto fine, suggerendo che Holly e Anna si mettessero insieme, ma il regista e il produttore lo ritennero troppo artificiale. Celebre anche la colonna sonora, composta e suonata da Anton Karas con la cetra austriaca (Zither, strumento al quale è dedicata anche l'inquadratura nei titoli di testa): il tema principale divenne popolarissimo all'istante ed è ancora oggi uno dei motivi cinematografici più noti al grande pubblico.

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