17 settembre 2016

Il tempo si è fermato (John Farrow, 1948)

Il tempo si è fermato (The big clock)
di John Farrow – USA 1948
con Ray Milland, Charles Laughton
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Visto in divx.

Il giornalista George Stroud (Ray Milland), direttore della rivista di criminologia pubblicata dal magnate della stampa Earl Janoth (Charles Laughton), viene incaricato da quest'ultimo di rintracciare lo sconosciuto che ha trascorso la sera precedente in giro per la città con la sua amante Pauline (Rita Johnson). Quello che Janoth non sa, è che l'uomo che cerca è lo stesso Stroud. Ma quello che Stroud non sa, è che Janoth ha ucciso Pauline e intende far ricadere la colpa sul misterioso individuo... Da un romanzo di Kenneth Fearing – che sarà poi adattato, cambiandone il contesto, anche nel 1976 ("Police Python 357" di Corneau) e nel 1987 ("Senza via di scampo" di Donaldson) – un thriller ad altissima tensione, soprattutto nella seconda parte, che si svolge interamente nell'edificio che ospita la casa editrice di Janoth. Costui, pignolo, esigente e ossessionato dal tempo e dagli orologi, è interpretato da un grandissimo – come al solito – Laughton (con i baffi!): e proprio in un gigantesco orologio, quello che dà il titolo originale alla pellicola, si svolge una delle scene chiave della vicenda. La sceneggiatura a incastro presenta numerosi elementi ed indizi che acquisteranno importanza solo in seguito (il fazzoletto, il quadro, la meridiana, l'attore). Accanto a classici temi del noir (la caccia all'uomo, la dark lady perditrice, l'innocente accusato ingiustamente) c'è spazio per una (pur vaga) analisi e satira del mondo moderno (i mass media, l'importanza del tempo). Attorno ai protagonisti si muove tutta una serie di comprimari caratterizzati alla perfezione da attori memorabili: dai vari testimoni che quella sera hanno visto George in compagnia di Pauline (l'antiquario, i baristi... e su tutti l'eccezionale Elsa Lanchester nei panni della svampita pittrice Louise Patterson, in grado di donare tocchi di comicità anche alle scene di maggior suspence) ai colleghi di Stroud che lo aiutano a indagare su sé stesso, fra cui il critico d'arte Klausmeyer (Harold Vermilyea). Maureen O'Sullivan è la moglie di George; George Macready è Hagen, il braccio destro di Janoth; Harry Morgan è la sua silenziosa e inquietante guarda del corpo.

2 commenti:

Marisa ha detto...

Che coincidenza! proprio due giorni fa l'ho visto anch'io, cercando tra i vecchi film che non avevo ancora visto ed è stata una piacevole sorpresa perchè mi ha interessato molto. Il ritmo frenetico della vicenda fa da cassa di risonanza al nuovo (ormai vecchio!) modello di vita basato, come hai sottolineato tu, dal frenetico correre dietro il tempo, per non perdere nemmeno un minuto! Purtroppo non ne siamo ancora liberi, anzi...

Christian ha detto...

Sicuramente è questa la chiave di lettura: il tempo (e gli orologi) sono temi e immagini ricorrenti in tutto il film (persino l'arma del delitto è una meridiana!).