8 agosto 2016

Destino (Fritz Lang, 1921)

Destino (Der müde Tod)
di Fritz Lang – Germania 1921
con Lil Dagover, Bernhard Goetzke
**1/2

Visto in divx.

Un inquietante straniero (Bernhard Goetzke) giunge in un tranquillo paese di campagna, chiedendo di acquistare un terreno vicino al cimitero per poterne fare un giardino dove risiedere in pace. Si tratta nientemento che della morte, stanca di vagabondare per il mondo, che pur stabilendosi nel villaggio continua a svolgere il proprio lavoro. Quando reclama l'anima di un giovane (Walter Jansen), la ragazza di cui è innamorato (Lil Dagover) si presenta da lui per chiedergli di rilasciarlo. Impietosito, il mietitore le propone un accordo: se la ragazza gli dimostrerà che l'amore è più forte della morte, acconsentirà alla sua richiesta. Nella vena di altri film muti divisi in episodi di diversa ambientazione storica – come "Intolerance" o "Pagine del libro di Satana" – la pellicola prosegue dunque raccontando tre vicende (collocate rispettivamente in Persia, a Venezia e in Cina, in contesti più fiabeschi che storici) in cui una coppia di innamorati è messa a dura prova dalle avversità del destino. Ma in tutti i casi, è sempre la morte ad averla vinta. Disperata, alla ragazza è offerta un'ultima possibilità: rivedrà il suo uomo se in cambio saprà procurare alla morte l'anima di un altro essere vivente. Dopo aver inutilmente cercato di convincere un vecchio, un mendicante e un malato a sacrificarsi per la sua felicità, la ragazza sceglierà invece di donare sé stessa, immolandosi per salvare un neonato in un incendio. E la morte la ricompenserà riunendola con il suo amato nell'aldilà. Primo successo internazionale di Lang, su sceneggiatura della futura moglie Thea von Harbou, questo dramma gotico-fiabesco è modellato su una "Ballata popolare tedesca in sei canti", come recita la didascalia iniziale. Già maturo nell'uso del montaggio, della fotografia e delle scenografie, il film è un ottimo esempio di cinema espressionista che influenzò, fra gli altri, Alfred Hitchcock (per la tecnica cinematografica), Luis Buñuel (per la simbologia) e Douglas Fairbanks (per le sequenze esotiche e i molti effetti speciali). Da ricordare scene come il tempio della morte colmo di candele che simboleggiano le vite umane. I tre protagonisti principali sono interpretati sempre dagli stessi attori in tutti le varie epoche, mentre variano quelli secondari (fra cui si riconosce Rudolf Klein-Rogge, il "cattivo" nell'episodio veneziano).

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