3 agosto 2016

Ant-Man (Peyton Reed, 2015)

Ant-Man (id.)
di Peyton Reed – USA 2015
con Paul Rudd, Michael Douglas
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Visto in divx.

Il ladruncolo Scott Lang (Paul Rudd), da poco uscito di prigione e in cerca di un lavoro, viene assoldato dallo scienziato Henry "Hank" Pym (Michael Douglas) affinché indossi una speciale tuta di sua invenzione, in grado di rimpicciolire il corpo umano alle dimensioni di un insetto. Pym, negli anni della guerra fredda, era stato infatti un supereroe noto come Ant-Man (l'uomo formica), e intende evitare che il segreto della sua scoperta, le cosiddette "particelle Pym", venga usato a scopi malvagi. Con l'aiuto della figlia di Pym, la bella Hope (Evangeline Lilly), e di un gruppo di scapestrati amici (guidati dall'ex compagno di cella Luis, interpretato da Michael Peña), Scott dovrà dunque introdursi nei sorvegliatissimi laboratori di Darren Cross, l'uomo d'affari che si è impadronito della tecnologia di Pym per mettere a punto una versione ben più letale della tuta di Ant-Man: l'armatura del Calabrone... Con l'intenzione di rimpolpare il roster dei suoi personaggi cinematografici (e tutto è già intavolato per il crossover con gli Avengers, che avverrà l'anno successivo in "Captain America: Civil War": qui Ant-Man ha il suo battesimo del fuoco quando cerca di penetrare nella base degli eroi più potenti della Terra e si ritrova ad affrontare uno di loro, ovvero Falcon), i Marvel Studios portano sullo schermo uno dei personaggi più classici della fase pionieristica della Casa delle Idee: non nella sua incarnazione originale degli anni sessanta, però (Hank Pym, appunto, che si "limita" al ruolo di mentore, anche perché un flashback rivela che ha perso in missione la sua compagna di una vita, Janet Van Dyne/Wasp), ma in quella degli anni ottanta (Scott Lang, con tanto di figlioletta Cassie a carico). Leggero, spensierato e a tratti incoerente, a parte i poteri dell'eroe (oltre a rimpicciolirsi e a tornare normale a piacimento, c'è la capacità di comunicare mentalmente con gli insetti), che consentono di mettere in scena divertenti combattimenti su "piccola scala" (lo scontro finale con il cattivo avviene in un diorama con il modellino di un treno), il film ha ben poco di originale e ricalca dinamiche viste già altre volte in pellicole dello stesso tipo, come il conflitto – su più livelli – fra genitori e figli (e lo stesso personaggio di Cross, il rivale di Pym che indossa il costume del Calabrone, ricorda in maniera impressionante l'Obadiah Stane del primo "Iron Man"), cercando di renderle più vivaci con una robusta iniezione di umorismo: è probabilmente una delle pellicole Marvel più marcatamente "per famiglie". Nel controfinale si suggerisce una possibile carriera per Hope come nuova Wasp. Ambientato a San Francisco, il film doveva inizialmente essere diretto da Edgar Wright, che ha firmato la prima versione della sceneggiatura insieme a Joe Cornish e che ha abbandonato il progetto quando è stato deciso di smussarne gli elementi comici e di legarlo in maniera più stretta al Marvel Cinematic Universe.

4 commenti:

Jean Jacques ha detto...

Filosoficamente lo odio a morte perché si sono lasciati fuggire un genio come Wright - e la differenza fra le sue idee e quelle volute poi dalla produzione è smaccante - però nel complesso non mi è dispiaciuto.
Divertente, ben diretto e con ritmo.

Christian ha detto...

Simpatico e leggero, ma lascia ben poco (come tutti i film Marvel recenti).

Franci ha detto...

Ci sono film-Marvel che lasciano qualcosa ? :)

Christian ha detto...

Ormai sembrano tante puntate di un telefilm poco originale, e davvero lasciano il tempo che trovano. Ma i primissimi (penso per esempio al primo "Iron Man", e naturalmente agli X-Men) non erano male, e soprattutto solleticavano la nostalgia di chi era stato anche un lettore di fumetti...