8 luglio 2016

Il viaggiatore (Abbas Kiarostami, 1974)

Il viaggiatore (Mosafer)
di Abbas Kiarostami – Iran 1974
con Hassan Darabi, Masud Zandbegleh
***1/2

Rivisto in DVD (registrato da "Fuori Orario"), in originale con sottotitoli.

Il piccolo Ghassem, figlio di un falegname che vive in una città di provincia, non ha in testa che il calcio. Già bocciato una volta, anziché studiare preferisce trascorrere le sue giornate a giocare a pallone con gli amici, incurante dei rimproveri della madre e delle punizioni che il padre o gli insegnanti gli impartiscono in continuazione. Quando viene a sapere che la nazionale iraniana giocherà una partita a Teheran, progetta di andarla a vedere. Per procurarsi i soldi necessari per il viaggio in autobus e il biglietto dello stadio non esita a rubare, a mentire e a ingannare: sottrae del denaro alla madre, prova a vendere la macchina fotografica dello zio, utilizza quest'ultima per fingere di scattare foto – dietro pagamento – agli alunni di una scuola elementare, e infine vende addirittura le porte con cui gioca la squadra del quartiere. Arrivato finalmente nella capitale, giunge allo stadio con tre ore di anticipo, bighellona un po' in giro, si addormenta e si risveglierà soltanto quando la partita è già terminata. Il primo vero lungometraggio di Kiarostami (il precedente "L'esperienza", oltre che più corto, si basava su un soggetto non suo) è incentrato sul tema del desiderio, assolutamente centrale nel suo cinema, e amplia i contenuti già presenti nel suo secondo cortomentraggio, "La ricreazione". Le azioni di Ghassem, personaggio indimenticabile e pieno di energia anche se tutt'altro che un ragazzo modello, sono rivolte esclusivamente alla realizzazione del suo obiettivo, incurante dei disagi, dei danni o delle delusioni che arreca agli altri: ma che in realtà il ragazzo abbia sensi di colpa è dimostrato nel finale, quando dorme sul prato mentre si sta giocando la partita, e sogna le conseguenze delle sue malefatte (il fallimento all'esame in classe per cui non ha studiato, l'essere inseguito dai ragazzini furibondi ai quali aveva promesso le fotografie). Al suo fianco c'è il fedele amico Akbar, quasi una voce della coscienza: pur coinvolto nelle sue bravate (un po' controvoglia, e in fondo in maniera disinteressata, anche se segretamente invidia l'amico), continuerà a ricordargli gli impegni e gli obblighi (i compiti da fare) e a interrogarsi al posto suo sulle conseguenze di ogni sua azione. Indicativa la scena in cui Akbar, intento a studiare, chiede al protagonista il significato di alcune parole, forse non scelte a caso: "ribelle" e "ambizione".

Quello de "Il viaggiatore" è un ritratto straordinario della fanciullezza, della noncuranza con cui si inseguono i propri obiettivi, con un protagonista esuberante e intraprendente, che appare quanto mai vivo e reale sullo schermo anche grazie alla rappresentazione del suo rapporto con l'ambiente che lo circonda. Il mondo di Ghassem – ma alla sua età come può essere altrimenti? – è egocentrico e autoreferenziale, senza punti di contatto con quello degli adulti (la madre e l'insegnante pensano solo a rimpallarsi le responsabilità della sua mancata educazione) e dunque con la sfera della maturità, che raggiungerà senza dubbio attraverso esperienze e delusioni come quella che conclude la pellicola, primo momento in cui il protagonista entra in contatto con una realtà più ampia (la grande città) di quella in cui finora ha vissuto. Il film mette dunque in scena un passaggio fondamentale della crescita: non sappiamo cosa ne sarà di Ghassem dopo la conclusione della vicenda, se sarà severamente punito e se imparerà dai suoi errori. Probabilmente, però, il viaggio e il suo infausto esito, anche se possono sembrare un semplice episodio di intemperanza, costituiranno un punto di passaggio e di svolta nella sua vita e nella sua crescita. Sotto forma di parabola, la storia illustra come desiderare qualcosa a tutti i costi possa portare infine anche a perderla nel più banale dei modi. Ma come nei migliori film prodotti dai registi iraniani per conto dell'Istituto per lo Sviluppo Intellettuale dei Bambini e degli Adolescenti, le vicende morali e minimaliste dei ragazzini possono assumere significati che vanno ben al di là di una lettura superficiale. Regia e fotografia sono ottimi esempi di quel realismo poetico, qui ancora in fase embrionale, che farà la fortuna del nuovo cinema iraniano. Da sottolinare l'uso delle ellissi (la più evidente è proprio la partita di calcio, così centrale nell'economia della pellicola eppure mai mostrata) e, per la prima volta in un lungometraggio iraniano, del sonoro in presa diretta (un elemento che diventerà distintivo di un'intera cinematografia, spesso usato in maniera creativa e artistica).

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