17 maggio 2016

La signora di mezzanotte (M. Leisen, 1939)

La signora di mezzanotte (Midnight)
di Mitchell Leisen – USA 1939
con Claudette Colbert, Don Ameche
***

Visto in divx.

La cantante e ballerina americana Eve Peabody (Colbert), senza un soldo e senza bagaglio, giunge a Parigi allo scoccare della mezzanotte con il treno proveniente da Montecarlo, dove ha perso al casinò tutti i suoi averi. L'unica cosa che le è rimasta è il vestito elegante e dorato che indossa. In cerca di un lavoro, stringe amicizia con il tassista di origine ungherese Tibor Czerny (Ameche), che naturalmente se ne innamora, ricambiato, ma presto i due si perdono di vista. Introdottasi clandestinamente a una festa dell'alta società, Eve si spaccia per la “baronessa Czerny”, prendendo a prestito il nome del tassista, e conquista il cuore di Jacques Picot (Francis Lederer), un ricco gigolò. Il suo segreto è scoperto dall'aristocratico George Flammarion (John Barrymore), che però le copre il gioco perché ha tutto l'interesse che Picot – che è l'amante di sua moglie – metta la testa a posto. Le cose si complicano quando Czerny, avendo rintracciato Eve, si presenta nella lussuosa dimora dei Flammarion, dove Eve è ospite, fingendo a sua volta di essere un barone nonché il marito della ragazza... Sceneggiato da Charles Brackett e Billy Wilder, in uno dei loro primi lavori cinematografici, un classico della commedia screwball anteguerra, assai divertente e a tratti esilarante (come nella scena della finta telefonata fra i “coniugi” Czerny e la loro figlioletta, cui presta la voce l'anziano Flammarion). Sul canovaccio della commedia degli equivoci (personaggi che mentono e fingono di essere quello che non sono) e di quella romantica (il modello è ovviamente “Accadde una notte” di Capra) si appoggiano la satira dell'alta società, quella dell'arrivismo e dei conflitti di classe, e quella dei rapporti coniugali (memorabile il processo per il divorzio fra Eve e Tibor, che non sono nemmeno sposati!). Il ruolo della Colbert doveva andare inizialmente a Barbara Stanwyck, che vi rinunciò perché impegnata nelle riprese di un altro film. Insoddisfatto delle modifiche apportate alla sceneggiatura durante le riprese, Wilder decise di diventare a sua volta regista per avere il controllo completo sui propri copioni.

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