20 aprile 2016

Lasciami entrare (Tomas Alfredson, 2008)

Lasciami entrare (Låt den rätte komma in)
di Tomas Alfredson – Svezia 2008
con Kåre Hedebrant, Lina Leandersson
**1/2

Visto in divx, alla Fogona, con Sabrina, Marisa, Monica e Roberto.

Oskar, dodicenne senza amici e vittima di bullismo a scuola, fa amicizia con Eli, sua coetanea appena trasferitasi nell'appartamento a fianco al suo (siamo in un sobborgo di Stoccolma). In realtà la bambina è una vampira (“Ho dodici anni, ma li ho da un bel po' di tempo”) che con i suoi poteri farà giustizia dei bulli che tormentano Oskar. Originale pellicola che affronta un tema quanto mai inflazionato e di moda, quello dei vampiri, con un taglio quotidiano, minimalista e psicologico e – soprattutto – il punto di vista di un ragazzino. Una possibile lettura degli eventi narrati è che si tratta interamente del frutto dell'immaginazione di Oskar, che vediamo da subito interessato ai delitti e ai casi di cronaca nera (ne raccoglie i ritagli di giornale in un album), sogna di vendicarsi dei bulli con la violenza (ha un coltello a serramanico) e naturalmente si fabbrica un'amica immaginaria in grado di risolvergli i problemi (come, simbolicamente, fa con il Cubo di Rubik) e che solo lui incontra e conosce (i due comunicano fra loro in modo “segreto”, con il codice morse, all'insaputa dei genitori). La scena finale, in cui il ragazzino parte in treno da solo (trasportando Eli chiusa nella sua “bara”), parrebbe confermarlo, così come i dialoghi che tracciano un analogia fra i vampiri e le vittime di bullismo. Fra i pregi, l'ambientazione scandinava: paesaggi innevati, poca luce e mood introspettivo e malinconico. Da notare come i vampiri abbiano tutte le caratteristiche “classiche” della letteratura, in particolare l'impossibilità di entrare in una casa se non sono stati prima invitati a farlo (da cui il titolo del film). Grande il riscontro di critica, forse anche oltre gli effettivi meriti del film, il che ha portato qualche anno dopo alla realizzazione di un remake made in USA, "Let me in", uscito in Italia come "Blood story".

4 commenti:

Jean Jacques ha detto...

La storia che è frutto dell'immaginazione del bambino non mi convince :/ ci sono anche elementi esterni (come l'uomo che porta la ragazza in giro) che fanno vagamente fallare la teoria...
Io comunque l'ho trovato molto bello. Lo ho addirittura preferito al libro.

Marisa ha detto...

Il bello di film come questo è proprio l'ambiguità e la possibilità di proiettare le nostre paure e le relative compensazioni con immagini che comunque nascono dal nostro inconscio. La magia del cinema in fondo è tutta una "proiezione"...

Ismaele ha detto...

a me è piaciuto moltissimo, il regista aveva poco più di 20 al tempo del film, un'opera prima che per molti sarebbe stato il capolavoro della vita

Christian ha detto...

Sicuramente un film originale e d'impatto, anche se francamente ne avevo letto tante e tali meraviglie che mi aspettavo persino qualcosa in più. Forse il tema dei vampiri è ormai così sfruttato che è difficile stupire più di tanto, anche abbinandolo – come in questo caso – a quello della solitudine e delle umiliazioni adolscenziali. Il regista è in gamba, ma sarà il caso di aspettare qualche altro lavoro per capire se la sua carriera andrà in crescendo o se questo esordio, come capita a molti, rimarrà il suo film più significativo.

Jean Jacques: tutte le scene "di contorno" potrebbero essere a loro volta frutto dell'immaginazione del bimbo, che le utilizza per spiegare a modo suo (e in maniera coerente con la sua fantasia) casi di cronaca nera che ha letto sui giornali... Forse sono io che sto lavorando di fantasia, ma una tale lettura mi sembrerebbe dare un valore maggiore alla storia che non una reale avventura di vampiri (non a caso vampiri le cui caratteristiche aderiscono fin nei minimi dettagli a quelli "letterari").