30 aprile 2016

Cane di paglia (Sam Peckinpah, 1971)

Cane di paglia (Straw Dogs)
di Sam Peckinpah – USA/GB 1971
con Dustin Hoffman, Susan George
***1/2

Rivisto in DVD.

Il matematico americano David Summer (un Hoffman strepitoso) si trasferisce con la moglie Amy nelle campagne inglesi per compiere in pace i propri studi. Ma l'atmosfera non è delle migliori: la presenza di Amy, giovane, bionda e bella, risveglia le attenzioni morbose del suo ex spasimante Charlie e degli amici che David ha assunto per restaurare un capanno vicino alla casa, mentre il professore stesso è vittima di derisioni e scherzi di ogni genere, ai quali non sa reagire (la moglie lo accusa di essere pavido e indeciso). La situazione precipita quando Amy, mentre David è assente, violentata in casa da Charlie e da uno dei suoi compagni. E giunge al punto di non ritorno dopo che David, avendolo investito in auto, accoglie in casa Henry Niles (David Warner), minorato mentale accusato di aver violentato e ucciso una ragazzina del villaggio. Deciso a farsi giustizia da solo, Tom (Peter Vaughn), lo zio ubriacone della ragazza, assalta la casa insieme a Charlie e compari. Ma David saprà difendere la propria dimora: utilizzando ogni risorsa a disposizione, il mite professore si trasformerà in un guerriero, uscendo trionfatore in un'escalation di estrema violenza. Il primo film di Peckinpah non iscrivibile al genere western (ma l'assedio finale alla casa ha tutti i crismi di un assalto indiano a un fortino!), oltre che il primo girato fuori dall'America (in Cornovaglia, per la precisione), è un thriller ad alta tensione che fu accusato, alla sua uscita, di fascismo (per la redenzione del protagonista attraverso la violenza) e di misoginia (per la scena dello stupro, naturalmente, ma in generale per i personaggi femminili – non solo Amy, ma anche la giovanissima Janice – ritratti come "provocatrici" e causa prima di ogni tragedia). In realtà la lettura è ben più stratificata, con connotazioni di natura sessuale (la mitezza e la pavidità di David possono essere un'allegoria dell'impotenza, mentre la sua successiva risolutezza e aggressività sottintendono l'orgoglio di una ritrovata virilità) e una rappresentazione della violenza quasi archetipica, ovvero come qualcosa di innato negli esseri umani, anche se apparentemente inermi e pacifisti. Tale violenza non può essere tenuta a freno dalle leggi della società (il maggiore Scott, tutore dell'ordine nel villaggio, è il primo a essere eliminato): se si presenta l'occasione, l'uomo torna al suo lato selvaggio. Si rivelano così speciose le discussioni fra il matematico e il reverendo del paese sulla responsabilità della scienza o della religione negli spargimenti di sangue della storia (rispettivamente a causa della bomba atomica o delle crociate): la violenza è insita nell'uomo a prescindere dell'una o dell'altra. Da notare lo scambio di battute fra David e i giovani inglesi, che gli chiedono se l'America è davvero così violenta come si dice in giro, al che lui risponde: "Solo nei film europei". Il pendolo di Newton sulla scrivania del professore suggerisce il principio di azione e reazione. Come ne "Il mucchio selvaggio", Peckinpah apre la pellicola con una scena che mostra bambini che giocano (qui, in un cimitero). La potenza delle immagini è esaltata dal montaggio, in particolare durante la scena del ricevimento (con Amy che rievoca i momenti dello stupro) e nella sequenza finale dell'assedio. Il titolo del film (che in inglese è al plurale) deriva da una citazione del Tao Te Ching. La pellicola è tratta dal romanzo "The Siege of Trencher's Farm" dello scozzese Gordon M. Williams, che in un primo momento avrebbe dovuto essere portato sullo schermo da Roman Polanski. Nel 2011 ne uscirà un remake ambientato negli Stati Uniti.

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