10 febbraio 2016

The hateful eight (Quentin Tarantino, 2015)

The Hateful Eight (id.)
di Quentin Tarantino – USA 2015
con Samuel L. Jackson, Kurt Russell
**1/2

Visto al cinema Colosseo, con Sabrina e Paola.

Per sfuggire a una terribile tempesta di neve, otto uomini (e una donna) si rifugiano in un emporio sperduto nel bel mezzo del Wyoming. Siamo qualche anno dopo la conclusione della guerra civile americana (le cui conseguenze si fanno ancora sentire), in una frontiera dove la legge e la giustizia faticano ancora ad arrivare. La donna è Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh), condannata a morte per omicidio e prigioniera del cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell), detto "Il boia" perché porta sempre le sue prede vive fino alla forca, che la sta scortando verso la cittadina di Red Rock, dove sarà impiccata. Gli altri uomini sono il maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), già soldato yankee e ora a sua volta cacciatore di taglie; Chris Mannix (Walton Goggins), già guerrigliero sudista e ora futuro sceriffo di Red Rock; Osvaldo Mobrey (Tim Roth), eccentrico boia della cittadina; Joe Gage (Michael Madsen), un misterioso mandriano; il generale Sanford Smithers (Bruce Dern), anziano veterano sudista; il messicano Bob (Demián Bichir), gestore della locanda; più il cocchiere O.B. Jackson (James Parks). Costretti a condividere il locale mentre fuori la bufera infuria, ben presto risulta chiaro a tutti che qualcuno fra loro non è chi dice di essere: che si tratti di un complice di Daisy, giunto lì con l'intenzione di uccidere John Ruth e di liberarla? La situazione, poi, è resa ulteriormente tesa dai contrasti fra il nero Warren, che durante la guerra si è stato il responsabile della morte di numerosi soldati confederati, e il rancore o l'odio provato verso di lui da Mannix e soprattutto dal generale Smithers. Le alleanze si formano e si disfano in un attimo, ai seconda dei sospetti e della fiducia, fino a quando le carte non vengono messe in tavola e scoppia la carneficina...

Al suo secondo western di fila dopo "Django Unchained" (ma come al solito la pellicola è in realtà un miscuglio di generi, come testimoniano le fonti di ispirazione: dal giallo alla Agatha Christie di "Dieci piccoli indiani" all'horror fra le nevi de "La cosa" di Carpenter, film che non a caso vedeva proprio Kurt Russell fra i protagonisti), Tarantino realizza un film ambientato (quasi) tutto in una stanza, sfruttando i vasti panorami innevati soltanto come ambiente ostile che circonda i personaggi e li costringe a fare i conti con sé stessi, le loro alleanze e le loro idiosincrasie. I temi della verità, della fiducia e della giustizia nascondono un desiderio di morte e di odio che permea quasi tutti (il titolo della pellicola, oltre a risultare un ironico spoof di celebri western quali "I magnifici sette", potrebbe essere tradotto "Gli odiosi otto" ma anche "Gli otto pieni d'odio"), che per motivi di razza, di denaro, di opportunità o di famiglia sono pronti a mentire o a compiere le maggiori nefandezze. Lungo (quasi tre ore) e a tratti lento (il compiacimento e l'eccessiva verbosità portano il regista a trascinare un po' troppo alcune scene che avrebbero potuto essere raccontate in maniera più secca ed efficace: vedi, per esempio, il flashback sull'arrivo della prima diligenza all'emporio), il film punta quasi tutto sulla caratterizzazione dei personaggi, sostenuta peraltro da ottimi attori, che però per molti di loro non va oltre un certo schematismo quasi caricaturale. Anche i dialoghi risultano molto di maniera, benché sfiorino temi a 360 gradi, di natura politica e sociale: qualche critico ha affermato che è come se nell'emporio del film si fosse rifugiata l'intera nazione americana. Nel complesso, comunque, il personaggio più riuscito mi è parso quello interpretato da Kurt Russell.

La pellicola è divisa in capitoli, con alcune sorprese: nel quarto e nel quinto capitolo (di sei), irrompe una voce narrante (in originale dello stesso Tarantino) che si rivolge allo spettatore ma che in precedenza era assente. Molto bella la colonna sonora di Ennio Morricone (è la prima volta che Tarantino si affida a una soundtrack originale), quasi da thriller psicologico più che da western, che in certi passaggi evoca il cinema di Hitchcock e De Palma. E a proposito di Hitchcock: memorabile la scena in cui si vede una mano in primo piano versare il veleno nel bricco del caffè, azione sottolineata dal narratore e prodromo a una sequenza, questa sì, colma di suspense perché per una volta lo spettatore sa qualcosa che i personaggi ignorano. Nel cast anche Channing Tatum (Jody, il fratello di Daisy Domergue) e la stuntwoman Zoë Bell (la cocchiera Judy). Le scene iniziali, con i paesaggi innevati attraversati dalla carrozza, ricordano "Il grande silenzio" di Corbucci (anche quello musicato da Morricone), mentre un'altra fonte di ispirazione potrebbe essere stata il misconosciuto "La notte senza legge" di André De Toth. Eppure, per una volta, forse il regista americano ha voluto citare soprattutto sé stesso. Il meccanismo di tutta la pellicola è infatti simile a quello del film d'esordio di Tarantino, "Le iene", con cui ha davvero molto in comune: uomini chiusi in un edificio, false identità, una carneficina finale (e anche attori come Tim Roth e Michael Madsen). Ma il gioco non funziona allo stesso modo, e la tensione è sostituita da una violenza sopra le righe e talmente splatter da non poter essere facilmente presa sul serio. Una curiosità: nella scena in cui Kurt Russell distrugge la chitarra di Daisy, per errore è andato in pezzi un preziosissimo strumento del 1800, prestato ai cineasti da un museo: la reazione d'orrore dell'attrice che si vede sullo schermo è del tutto reale!

5 commenti:

Marco Goi ha detto...

Anche per me a questo giro Tarantino s'è messo a citare troppo se stesso. E, benché l'abbia sempre adorato, questa volta non è riuscito a convincermi in pieno...
Delusione. :(

Christian ha detto...

È un film più "monolitico" rispetto ai precedenti, il che forse è sia un pregio che un difetto. Non mi è del tutto dispiaciuto, ma concordo con chi lo ritiene un Tarantino di minore impatto.

sgrunt ha detto...

il film va visto e rivisto
a Natale voglio il dvd sotto l'albero!!!!
(il doppiaggio italiano in genere peggiora tutto)

Christian ha detto...

Tutti i film meriterebbero in effetti più visioni... Anch'io, se ne avrò la possibilità, proverò a rivederlo in lingua originale.

Christian ha detto...

Aggiornamento Oscar: grazie a "The hateful eight" Ennio Morricone si è portato a casa, per la prima volta nella sua carriera, il premio per la miglior colonna sonora. Era ora! Naturalmente non è il suo lavoro migliore, ma era comunque una spanna sopra la concorrenza, quindi premio meritatissimo.