16 dicembre 2015

Le streghe (Visconti, Pasolini, De Sica, et al., 1967)

Le streghe
di Luchino Visconti, Mauro Bolognini, Pier Paolo Pasolini, Franco Rossi, Vittorio De Sica – Italia 1967
con Silvana Mangano, Totò, Clint Eastwood
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Visto in divx.

Film ad episodi sul tema della "donna strega". Dei cinque segmenti, due (quelli di Bolognini e Rossi) sono brevissimi, poco più che degli sketch di quattro-cinque minuti, mentre gli altri tre si estendono più a lungo, sui trenta minuti. Il migliore è senza dubbio quello di Pasolini (una fiaba fuori dal tempo con Totò e Ninetto Davoli, quasi un sequel di "Uccellacci e uccellini"), anche se qualcosa di interessante, seppure evanescente o datato, si trova anche negli episodi di De Sica (con un Eastwood "imborghesito") e di Visconti. Il filo conduttore è Silvana Mangano (all'epoca moglie del produttore Dino De Laurentiis), protagonista di tutti gli episodi, in seguito una presenza ricorrente nei film di Pasolini ("Edipo Re", "Teorema", "Il Decameron") e Visconti ("Morte a Venezia", "Ludwig", "Gruppo di famiglia in un interno"). I titoli di testa, in stile cartoon, sono di Pino Zac. Piero Piccioni realizza la colonna sonora per quattro dei cinque episodi (in quello di Pasolini, la musica è di Ennio Morricone).

"La strega bruciata viva", di Luchino Visconti (*1/2), con Silvana Mangano, Annie Girardot
Una diva di Hollywood, in visita a un'amica nella sua casa di Kitzbühel per le vacanze invernali, è al centro dell'attenzione di tutti: le donne ne ammirano la bellezza, gli uomini vorrebbero portarsela a letto. In un'atmosfera superficiale e svagata, fra tediosi giochi di società e goffi tentativi di adulterio, la diva fa preoccupare tutti sul suo stato di salute a causa di un lieve mancamento. Ma quando scopre di essere incinta, tenta inutilmente di convincere il marito (che è rimasto a New York) di lasciarle abbandonare il cinema per uno o due anni, scagliandosi contro l'ipocrisia di produttori, cineasti e pubblico. Il conformismo, i vizi e le virtù dell'(alta) borghesia, in un episodio – scritto da Giuseppe Patroni Griffi e Cesare Zavattini – dove la vena "decadentista" di Visconti sfiora quella intellettuale di Antonioni sull'incomunicabilità. Rivisto oggi, appare francamente datato. Nel cast, piccoli ruoli per Francisco Rabal, Clara Calamai, Marilu Tolo ed Helmut Berger (quest'ultimo alla prima collaborazione con Visconti).

"Senso civico", di Mauro Bolognini (*), con Silvana Mangano, Alberto Sordi
Una donna carica sulla sua macchina un camionista rimasto ferito in un incidente stradale, affermando di volerlo portare in ospedale. In realtà se ne serve per avere il via libera in tutti gli incroci e giungere così più rapidamente all'appuntamento con il suo amante. Sketch squallido e per nulla divertente, servito da una regia monotona.

"La terra vista dalla luna", di Pier Paolo Pasolini (**1/2), con Totò, Ninetto Davoli, Silvana Mangano
Proseguendo nel filone comico-surreale inagurato l'anno prima con "Uccellacci e uccellini" (un mini-ciclo con Totò e Ninetto Davoli che sarebbe poi proseguito con un altro cortometraggio, "Che cosa sono le nuvole?", e che avrebbe dovuto concludersi con il film "Re magio randagio", mai realizzato a causa dell'improvvisa morte dell'attore napoletano), Pasolini propone una vera e propria fiaba "stralunata" (vedi il titolo!) e "contro il senso comune". Protagonisti sono Ciancicato Miao (Totò) e suo figlio Baciù (Davoli), in cerca di una donna che possa fare da moglie per l'uno e da madre per l'altro. Dopo un'estenuante ricerca durata un anno, la trovano in Assurda Caì (Mangano), fata sordomuta da capelli verdi, che porterà serenità e bellezza nella loro povera casa. E soprattutto, tornerà magicamente e inspiegabilmente dalla morte, dopo essere caduta dal Colosseo per un incidente. La morale, come recita la didascalia finale: "essere morti o essere vivi è la stessa cosa". Lontano dai sottotesti ideologici e satirici di "Uccellacci e uccellini", un episodio innocente e leggero, ambientato in un mondo dove passato, presente e futuro coesistono, così come l'allegria e la tristezza, la realtà e la sua caricatura, la ricchezza interiore e la desolazione esteriore. L'intento di PPP, in effetti, stavolta non era quello di lanciare un messaggio sociale o politico (il cartello iniziale spiega che "visto dalla Luna, questo film [...] non è niente e non è stato fatto da nessuno") ma di sviluppare un nuovo e personale linguaggio fimico (fra i modelli, oltre naturalmente alle fiabe, i fumetti – si pensi alle didascalie, ma anche ai colori di acconciature e abiti – e le comiche di Chaplin – omaggiato in un ritratto appeso in casa Maio, nonché dal mutismo di Assurdina), più universale e archetipico, che caratterizzerà i successivi lavori del regista.

"La siciliana", di Franco Rossi (*1/2), con Silvana Mangano
In un paesino della Sicilia, uno sgarbo di poco conto a una donna è la scintilla che dà il via a una faida sanguinosa a base di vendette a catena. Nonostante alcuni accenni satirici sul concetto di onore e il suo stereotipo nel Sud, il maggior pregio dell'episodio è quello di essere veloce e brevissimo.

"Una sera come le altre", di Vittorio De Sica (**), con Silvana Mangano, Clint Eastwood
Una moglie soffre perché la sua relazione con il marito, dopo dieci anni di matrimonio, è precipitata nella monotonia e nelle abitudini. Se l'uomo è stanco e svogliato, la donna è repressa e frustrata: nelle sue fantasticherie, immagina di ribellarsi, di insultarlo e di maltrattarlo, di farsi corteggiare da altri – dapprima dai personanaggi dei fumetti e poi da una folla immensa – e di suscitare così la sua passione o la sua gelosia. Su sceneggiatura (fra gli altri) di Zavattini, De Sica mette in scena la noia di una coppia borghese, in un episodio che non manca di momenti onirici e visionari (gli scenari completamente bianchi, o tutta la sequenza finale), ma tirata un po' troppo per le lunghe. Interessante vedere Eastwood in un ruolo così lontano dalla sua immagine di pistolero western (aveva appena girato la trilogia del dollaro con Sergio Leone), anche se, in alcuni momenti del sogno ad occhi aperti della moglie, usa effettivamente la pistola.

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