11 settembre 2015

Uccellacci e uccellini (P. P. Pasolini, 1966)

Uccellacci e uccellini
di Pier Paolo Pasolini – Italia 1966
con Totò, Ninetto Davoli
***1/2

Rivisto in divx, alla Fogona.

Dall'incontro fra la poetica di Pier Paolo Pasolini e l'arte interpretativa di Totò (che avrebbero poi collaborato insieme in due cortometraggi, "La terra vista dalla luna" e "Che cosa sono le nuvole?", prima della morte dell'attore nel 1967) nacque questo bizzarro oggetto cinematografico, un'ironica e favolistica allegoria sulla crisi del marxismo, che PPP percepiva come ormai incapace di parlare al popolo e vedeva – come al solito, in anticipo sui tempi – sull'orlo della sua sconfitta storica. Ambientato sulle strade di una periferia misera e desolata, fra vie intestate a persone qualunque ("Benito La Lacrima, disoccupato", "Lillo Strappalenzola, scappato di casa a 12 anni") e segnali stradali che indicano località lontane migliaia di chilometri (Istambul, Cuba), il film segue il cammino di due persone, padre (Totò) e figlio (Ninetto Davoli), che la didascalia introduttiva ("Dove va l'umanità? Boh!", definita ironicamente come il "succo di un'intervista di Mao") identifica da subito come rappresentanti dell'intero genere umano, in viaggio su una strada che non conduce apparentemente da nessuna parte. E infatti il loro percorso, al di là dei vari episodi, degli occasionali incontri e dei tanti discorsi (sia "concreti" che filosofici sulla vita, la morte, la natura), si snoda senza meta e senza fine. A un certo punto i due incontrano un corvo parlante (con la voce di Francesco Leonetti) che una didascalia, a scanso di equivoci, equipara a un "intellettuale di sinistra – diciamo così – di prima della morte di Palmiro Togliatti". Ma di fronte alle sue prediche, ai suoi dubbi e alla sua "voce della coscienza", Totò e Ninetto mostrano insofferenza e indisposizione all'ascolto. I due rappresentano la complessità e la contraddittorietà di quella popolazione che stava nascendo dalla fine del proletariato e dalla sua fusione con la borghesia, tanto che sono di volta in volta sfruttatori (quando esigono l'affitto di uno stabile di loro proprietà dalla famiglia povera che ci vive) o sfruttati (quando a loro volta devono dei soldi a un ricco ingegnere, il "pesce più grosso" che aveva prenannunciato il corvo). La loro "innocenza" (i due, di cognome, fanno proprio Innocenti) è semplicità d'animo, non necessariamente bontà o cattiveria, categorie che non sembrano più trovare spazio nel nuovo contesto in cui si muovono.

Nell'economia del film, lo spazio maggiore è dedicato all'episodio raccontato dal corvo e ambientato nel 1200, in cui due frati (interpretati sempre da Totò e Davoli) vengono incaricati da San Francesco (che cita Marx, "un uomo con gli occhi azzurri") di andare a predicare la parola del Signore e la pace agli uccelli. Dopo molto tempo e fatiche, sia i falchi che i passerotti accolgono la buona novella: peccato che fra loro continuino a farsi la guerra, indice che è dalle disuguaglianze fra classi che nasce la lotta e l'infelicità. Ma le parabole e gli insegnamenti del corvo, come già detto, non trovano terreno fertile nei due viandanti, tanto che il volatile farà una fine... ingloriosa: sarà mangiato! Pasolini, come sempre in anticipo sui tempi, è dunque il primo a riconoscere che una certa ideologia di sinistra, per quanto in buona fede, aveva ormai fatto il suo tempo. Proprio la citata morte di Togliatti (avvenuta due anni prima, e di cui vengono mostrate sequenze dei funerali) intende rappresentare una sorta di spartiacque fra un ideologia che riusciva a "parlare" al popolo (si pensi i primi piani sui volti degli operai che piangono durante le esequie) e un pensiero intellettuale che invece è visto come un peso, a malapena tollerato o, nel peggiore dei casi, distrutto e divorato (come il corvo) a fini utilitari ("la cultura come merce"). Il film però non si esaurisce nelle metafore sociali e politiche: con l'aiuto della straordinaria coppia di interpreti, offre tutta una serie di episodi bizzarri, stralunati, metafisici e poetici, degni di una pellicola on the road che si rispetti: dall'incontro con i saltimbanchi e con la donna che partorisce, a quello con la prostituta Luna (Femi Benussi), con cui padre e figlio si appartano separatamente, dal convegno dei "dentisti dantisti" alla guerra scatenata dall'aver... defecato nei campi, senza dimenticare la ragazza vestita da angelo che affascina Ninetto (la stessa attrice dell'annunciazione nel "Vangelo secondo Matteo"). La colonna sonora di Ennio Morricone, che si apre con gli straordinari titoli di testa cantati da Domenico Modugno, ingloba un po' di tutto: da Mozart (un paio di arie del "Flauto magico") a "Fischia il vento". Sergio Citti e Vincenzo Cerami sono aiuto registi.

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